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Premio Pulitzer: tutto quello che c’è da sapere

13 aprile 2018
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Il 16 aprile sapremo chi sono i vincitori del Premio Pulitzer 2018 organizzato dalla Columbia University di New York. Ventuno le categorie in gara, non solo del mondo del giornalismo. Saranno premiati infatti, oltre ai migliori lavori di giornalismo investigativo, divulgativo, editoriale e fotografico, anche opere di saggistica, narrativa drammaturgia e musica.  

Quali parametri vengono utilizzati per la valutazione?

I premi al giornalismo vengono assegnati ai lavori che provengono da giornali e siti di notizie statunitensi. Tutte le pubblicazioni devono rispondere però a standard di qualità elevati: viene valutato il rigore e la completezza delle fonti ad esempio, la chiarezza espositiva, la persuasività delle argomentazioni e ovviamente l’impatto pubblico che un’inchiesta o un servizio giornalistico ha avuto sui lettori.  

Come vengono decretati i vincitori?


I lavori appartenenti alle categorie giornalistiche vengono analizzati da una giuria di giornalisti, mentre un team di scrittori e docenti universitari si occupa delle altre categorie. Ogni giuria nomina tre finalisti e li sottopone al consiglio di amministrazione di Pulitzer, che sceglie i vincitori. Il consiglio – composto da 17 persone del mondo delle arti del giornalismo e della cultura – ha però la libertà di accettare, sostituire o respingere le nomine dei giurati. Chi ottiene il primo posto in ognuna delle sezioni in gara riceve un riconoscimento di 15mila dollari. A esclusione del vincitore della categoria “Servizio pubblico” che viene premiato con la ormai nota medaglia d’oro che riporta su un lato il volto di Joseph Pulitzer (1847-1911).

Un premio che ha più di 100 anni


Il premio fu istituito nel 1917 grazie al contributo dell’editore e giornalista Joseph Pulitzer. Nel 1892 aveva proposto al presidente della Columbia University di New York di istituire una scuola di giornalismo offrendosi di finanziare il corso. Sarebbe stata la prima scuola di giornalismo al mondo, ma la proposta non fu accolta. Venne riconsiderata in un secondo momento e portata a compimento dopo la sua morte, quando Pulitzer lasciò in dono all’Università 2 milioni di dollari: con quei soldi nel 1912 fu istituita la Scuola di studi avanzati di giornalismo e, cinque anni dopo, istituito il premio. Le categorie in gara inizialmente erano 4: reportage, editoriale, ambito storico e biografico.

Cosa è cambiato

Negli anni il premio si è rinnovato e oggi le categorie includono ogni forma di giornalismo. A essere premiato peraltro non è necessariamente il lavoro di un singolo scrittore. Nel 2010 vinse infatti il premio Pulitzer per il giornalismo investigativo la redazione di un sito web: ProPublica per l’inchiesta sugli ospedali che fu fatta dopo il passaggio dell’uragano Katrina negli Stati Uniti.

Lo scorso anno anche una realtà editoriale italiana – il settimanale l’Espresso – è stato insignita del premio nella categoria “giornalismo divulgativo”. Il riconoscimento, più precisamente, è andato a un consorzio internazionale del giornalismo investigativo (Icij) di cui fa parte in esclusiva per il nostro Paese anche questa rivista. Il consorzio è stato premiato per il suo lavoro sui Panama Papers, il fascicolo creato da uno studio legale panamense, che forniva informazioni dettagliate su oltre 214.000 società offshore, gestite da funzionari pubblici e privati.

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