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Società

Brevetti: come si registra un’idea vincente

1 giugno 2018
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L’ 8 maggio 1886 il farmacista statunitense John Stith Pemberton depositava il brevetto per la sua bevanda contro il mal di testa: la Pemberton’s French Wine Coca, meglio conosciuta  con il nome di Coca cola. Qualche anno dopo, nel 1906, sempre a maggio i Fratelli Wright brevettavano invece la loro invenzione rivoluzionaria: l’aeroplano. Oggi a più di un secolo di distanza il mondo dell’innovazione si è rivoluzionato, ma questo titolo giuridico continua a esistere e a servirsene sono soprattutto startup, industrie e centri di ricerca

Perché è utile

Il brevetto è riservato infatti alle “invenzioni industriali” con un alto grado di innovazione e a quelle che modificano o semplificano l’uso di oggetti esistenti. Da un punto di vista legale si tratta di un attestato che riconosce agli inventori il diritto esclusivo di sfruttamento della propria creazione in un dato territorio e in un periodo di tempo circoscritto (normalmente 20 anni). In altre parole è una tutela che impedisce ad altri di produrre, vendere o utilizzare l’invenzione senza chiedere prima un’autorizzazione ai suoi ideatori.

Come si registra?

Per registrare un brevetto occorre presentare una domanda all’Ufficio italiano brevetti e marchi. La domanda deve avere un titolo (di massimo 500 caratteri), una descrizione tecnica dettagliata dell’invenzione e un riassunto (lungo massimo 150 parole) che spiega il nocciolo tecnico della propria trovata. A questi elementi va aggiunta una descrizione tecnica più dettagliata ed eventuali disegni.

Un elemento da tenere in considerazione nel momento in cui si presenta un brevetto sono poi le cosiddette “rivendicazioni”. Nel corso dei 20 anni infatti possono emergere rivalse da parte di altri inventori: occorre quindi delimitare bene i confini legali della propria invenzione. Per questo ci si appoggia normalmente a consulenti, a studi legali o a professionisti esperti in grado di seguire la pratica anticipando o prevenendo eventuali fraintendimenti. Presentata la domanda all’ufficio, un addetto verifica che la richiesta abbia tutti i  requisiti di legge. Al termine, se non emergono problemi, l’Ufficio concede il brevetto.

Brevetti contesi

A volte la paternità delle invenzioni può diventare motivo di dibattito. Alcune diatribe sono anche passate alla storia. Basti pensare al telefono: l’invenzione è stata brevettata dallo scienziato statunitense Alexander Graham Bell ma attribuita anche ad altri inventori, fra cui spicca l’italiano Antonio Meucci. Fra Meucci e Bell ci fu una disputa che continua ancora oggi. Il brevetto appartiene ufficialmente a Bell, ma molte fonti attribuiscono la paternità dell’invenzione a Meucci.

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