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Cos’è il Deep Web (e perché è diverso dal Dark Web)

di Carola Frediani - 4 maggio 2018
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“Si trova nel Deep Web”. Qualunque sia l’oggetto in questione, ecco il modo più immediato per renderlo insieme misterioso e inquietante: collocarlo nel Deep o Dark Web. Perché, a scorrere i titoli degli ultimi anni, questo spazio – grande, grandissimo, così viene presentato di solito – sembra contenere di tutto. Tranne una definizione chiara di cosa sia.

Il web nascosto, quello che neanche Google vede

La realtà è molto più semplice:

  • c’è il web di superficie o “in chiaro”, che è quello che navighi quotidianamente;
  • c’è il web che per varie ragioni (ad esempio perché composto da database, intranet, archivi chiusi) non è raggiungibile dai motori di ricerca come Google, ed è il Deep Web;
  • c’è il web che consente di essere anonimi e non individuabili sia a chi gestisce un sito sia a chi lo visita, raggiungibile solo attraverso software e reti che permettono agli utenti di trasferire dati in modo anonimo via internet, ed è il Dark Web. Quindi quando immagini il web nascosto, anonimo, cifrato e pieno di stranezze ti stai riferendo alla parte “dark”, oscura.

Quanto sono grandi il deep e il dark?

Il fatto è che i due termini – Deep e Dark Web – sono usati in modo intercambiabile per indicare proprio la parte anonima della Rete dai media ma anche dagli stessi addetti ai lavori. E questo ha alimentato la confusione sulle dimensioni del Dark Web. A volte si dice infatti che sia molto esteso, anche più del web di superficie, ma è un errore grossolano: in realtà, sebbene non facile da misurare, è piuttosto contenuto. Studi degli ultimi anni hanno individuato solo alcune decine di migliaia di siti di questo genere. Sulla Rete normale, “in chiaro”, invece non siamo mai anonimi, anche quando pensiamo di esserlo.

La rete nascosta più importante è figlia di Tor

Ora, esistono diversi sistemi per la comunicazione anonima sul web, ma il più noto nasce dal progetto Tor (da The Onion Router, ma scritto minuscolo, e da non confondere con la divinità nordica o il supereroe Thor, come capitato ad alcuni). Nella sua versione più semplice Tor è un browser (come Firefox, anzi basato proprio su Firefox) che ognuno può scaricare e usare per navigare i siti di tutti i giorni, come questo che stai leggendo o magari altri che trattano temi delicati, sensibili o considerati controversi. In tal modo si navigherà proteggendo la propria privacy e identità. La maggior parte delle persone che usano Tor (circa 3 milioni al giorno) lo fanno in questo modo. Solo il tre per cento di queste (quindi meno di centomila in tutto il mondo) utilizza il browser anche per accedere ai siti “nascosti” e anonimi, al cosiddetto Dark Web.

Il sito più visitato nel Dark Web? Sorpresa: è Facebook

Ovviamente, fra questi, si può trovare di tutto, inclusi mercati della droga, porno, bazar cybercriminali, comunità di vario tipo; anche se poi molte di tali attività si ritrovano pure sulla Rete in chiaro. Tuttavia, alla fine, il sito web più visitato dagli utenti di Tor rimane Facebook. Dal 2014, infatti, esiste una versione del social navigabile secondo le modalità del Dark Web. Così come ce l’hanno molti giornali che hanno aperto siti appositi nelle darknet per garantire più sicurezza a chi voglia inviare informazioni proteggendo la propria identità. Del resto, i giornalisti che hanno comunicato con Edward Snowden, la fonte del Datagate, hanno usato proprio Tor.

Carola Frediani

Carola Frediani

Carola Frediani, giornalista, nel 2010 ha cofondato l’agenzia Effecinque. Ha scritto di nuove tecnologie, cultura digitale, privacy, e hacking per L'Espresso, Wired, Corriere della Sera, Sky.it, Il Secolo XIX, DailyDot, TechPresident, Motherboard e La Stampa. Oggi scrive per Agi. Ha scritto "Dentro Anonymous. Viaggio nellle legioni dei cyberattivisti (Informant, 2012)", "Deep web. La rete oltre Google - personaggi, storie e luoghi dell'internet profonda (Quintadicopertina, 2014)" ed è stata coautrice di "Attacco ai pirati. L'affondamento di Hacking Team: tutti i segreti del datagate italiano (La Stampa - 40k, 2015)". Il suo ultimo libro è "Guerre di rete (Laterza, 2017)".

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