Cos’è il diritto all’oblio e quando può essere esercitato - Semplice come

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Cos’è il diritto all’oblio e quando può essere esercitato

18 maggio 2018
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Cosa significa diritto all’oblio, tema esploso nell’ultimo decennio? Si tratta di un diritto dell’individuo a essere dimenticato. In sostanza i dati o le notizie di dominio pubblico in passato che non sono più rilevanti nel presente, smettono di essere diffusi. Per questo, è un diritto legato a doppio filo con il mondo dell’informazione.

Quando il diritto all’oblio serve a proteggere i dati: il caso Google

Nelle ultime settimane il tema del trattamento dei dati ha tenuto banco su tutti i giornali e in tutte le televisioni. Prima di Cambridge Analytica, però, l’etica e il diritto avevano già affrontato il problema.

È il 13 maggio 2014 quando la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea obbliga Google ad accettare la richiesta di rimozione di un risultato sul suo motore di ricerca dopo la richiesta di Mario Costeja Gonzalez. Gonzalez, rivoltosi al Garante per la privacy spagnolo, sostiene di avere il diritto di chiedere a Google la rimozione di link che rimandano a pagine di giornale che parlano dei suoi problemi economici. Si tratta di fatti risalenti a 16 anni prima. La Corte li giudica “non più rilevanti” e, con la sua sentenza, riconosce di fatto il diritto all’oblio per tutti i cittadini europei.

Il colosso di Mountain View non lesina critiche, ma comunque mette online una pagina per chiunque voglia richiedere la rimozione dalle sue pagine dei risultati di link verso contenuti non più rilevanti sul proprio conto. La pagina è ancora attiva (la trovate CLICCANDO QUI).

Cosa succederà dal 25 maggio 2018

L’articolo 17 del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), intitolato Diritto alla cancellazione (e quindi all’oblio), stabilisce che l’interessato ha il diritto di chiedere che siano cancellati (e non più sottoposti a trattamento) i propri dati personali non più necessari per le finalità per cui sono stati raccolti. Questo diritto è ancor più rilevante se l’interessato ha prestato il proprio consenso da minorenne e vuole successivamente eliminare i dati (in particolare da Internet). La disposizione inizierà ad avere efficacia il 25 maggio 2018.

Quali sono i “dati personali”?

Secondo il GDPR (art. 4), i dati personali sono le informazioni riguardanti una persona fisica che possono fornire dettagli sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica.

Sono i dati identificativi (come quelli anagrafici, come nome e cognome), i dati sensibili (che possono rilevare, tra le altre, l’origine razziale ed etnica; le convinzioni religiose; le opinioni politiche; l’adesione a partiti o sindacati; lo stato di salute; la vita sessuale) e i dati giudiziari (che rivelano l’esistenza di provvedimenti penali, il divieto o l’obbligo di soggiorno, le misure alternative alla detenzione, la qualità di imputato o di indagato).

A chi richiedere la cancellazione dei propri dati

Ci sono tre strade: la prima prevede che ci si rivolga all’amministratore del sito che ha pubblicato la notizia e chiederne la rimozione. Qualora non provveda si può chiedere l’intervento di Google, che non interverrà sul sito ma eliminerà l’url che rimanda al portale dal suo motore di ricerca. La terza via è quella risolutiva, ma non è semplice: ci si può rivolgere a un giudice affinché ordini la rimozione della notizia. Accogliendo la richiesta, il giudice può ordinare al titolare del sito la cancellazione dell’articolo e/o a Google la rimozione del link al portale contenente l’articolo in oggetto.

Quando il diritto all’oblio non può essere riconosciuto

Resta lecita la conservazione dei dati personali per: adempiere un obbligo legale; per eseguire un compito di interesse pubblico (come accade per i politici); per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità; a fini di ricerca scientifica, storica, statistica; per esercitare/difendere un diritto in sede giudiziaria. Infine, ed è forse l’area in cui si manifesta maggiormente la richiesta della cancellazione, è lecita la conservazione dei dati personali per esercitare il diritto alla libertà di espressione e di informazione.

I doveri del giornalista: dimenticare il passato se non è essenziale

Nell’articolo 3 del Testo unico dei doveri del giornalista, approvato nel 2016, si fissa per la prima volta l’obbligo di rispettare l’identità personale delle persone al centro delle cronache: chiunque deve essere rappresentato per ciò che è al momento della pubblicazione della notizia che lo riguarda. Il giornalista può fare riferimento a particolari relativi al passato, ma questi devono essere essenziali per la completezza dell’informazione.

Un’interpretazione figlia della sentenza 5525/2012 della Cassazione, che ha sottolineato come la correttezza dell’informazione comprenda anche il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione aderente alla realtà e che riporti esattamente gli eventi. Anche quelli passati.

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