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5G: cos’è e come cambierà il nostro modo di essere connessi

di Andrea Daniele Signorelli - 12 settembre 2018
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Ogni dieci anni circa, fa la sua comparsa una nuova generazione di trasmissione dati mobile: dal GSM degli anni ’90 al celebre 3G (introdotto per la prima volta in Giappone nel 2001), fino ad arrivare al 4G/LTE inaugurato nel 2010. La prossima evoluzione sarà la tecnologia chiamata 5G, già oggi in sperimentazione e che diventerà realtà attorno al 2020, cambiando radicalmente il nostro rapporto con il mondo digitale.

Il merito è soprattutto di due caratteristiche del 5G: la velocità massima – che può raggiungere anche 1 gigabit al secondo per utente (contro i 100 mega del 4G) – e la bassissima latenza (il tempo necessario perché avvenga la connessione); che scenderà dai 20 millisecondi attuali a circa 2.

Non si tratta solo di questioni tecniche: grazie alla ridotta latenza, per fare solo un esempio, il 5G consentirà alle auto autonome di comunicare istantaneamente tra di loro; permettendo a queste self driving cars (la cui comparsa sul mercato è attesa nel giro di pochi anni) di circolare su strada in completa sicurezza.

Se non bastasse, il 5G avrà la capacità di connettere contemporaneamente anche un milione di dispositivi per chilometro quadrato. Un aspetto fondamentale, visto che nel giro di un paio d’anni saremo circondati da qualcosa come 20 miliardi di oggetti connessi alla rete: smartphone e tablet, ma anche frigoriferi, lampade, videocamere, smartwatch, sensori e tantissimi altri.

Il 5G, quindi, non ci permetterà solamente di scaricare video in alta definizione anche in mobilità (e nel giro di pochi secondi), ma soprattutto farà sì che gli smart-oggetti siano sempre connessi tra loro; dando vita alla internet of (every)things. Nel futuro, il nostro smartphone potrà così segnalare autonomamente al frigorifero di casa quando ci troviamo al supermercato, ricevendo indietro una lista delle cose da comprare.

Anche la sanità e l’economia gioveranno di questa innovazione: il 5G renderà infatti affidabile la chirurgia in remoto, che consentirà ai medici di eseguire interventi anche nelle zone più sperdute del mondo; manovrando a distanza i robot che compiranno materialmente l’operazione. Nel campo dell’agricoltura, la nuova generazione di trasmissione dati renderà invece possibile coordinare in remoto gli sciami di droni che monitoreranno costantemente i campi coltivati, segnalando tempestivamente – anche grazie all’intelligenza artificiale – i problemi osservati.

Non si tratta di fantascienza: la sperimentazione del 5G è iniziata da tempo e ha coinvolto anche città italiane come Milano, Bari, Prato, L’Aquila e Matera. Se tutto andrà secondo i programmi, già nel 2020 la nuova generazione di trasmissione dati darà il via alla rivoluzione tecnologica che, finalmente, renderà le smart cities, l’agricoltura di precisione e l’industria 4.0 una realtà concreta.

Andrea Daniele Signorelli

Andrea Daniele Signorelli

(Milano, 1982), scrive di politica, tecnologia, new media. Esperto di digital, affronta e analizza il rapporto che intercorre tra innovazione e società, concentrandosi sui cambiamenti che le nuove tecnologie hanno portato anche nel mondo del lavoro. Collabora con La Stampa, Prismo, Rivista Studio, cheFare e altri. Collabora come editor e traduttore per alcune case editrici. Ha pubblicato il saggio “Tiratura Illimitata: inchiesta sul giornalismo che cambia”. Nel 2017 ha pubblicato Rivoluzione Artificiale: l’uomo nell’epoca delle macchine intelligenti per Informant Edizioni.

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