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Con il 5G nascerà l’Internet of Skills

di Simone Cosimi - 11 Febbraio 2020
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Operazioni chirurgiche a distanza, droni e robot in grado di intervenire nelle situazioni di emergenza, pericolosi mezzi industriali – ma anche normali tir da trasporto – manovrabili in remoto e in assoluta tranquillità. Come si trattasse di un videogame. E ancora: gestione intelligente delle città grazie alla capacità di processare i dati provenienti in contemporanea da un numero ancora più elevato di sonde e sensori. Non solo: ci sarà grande spazio anche sul lato creativo: una band dislocata ai quattro angoli del globo potrà per esempio suonare in contemporanea, come se i componenti si trovassero sullo stesso palco. In una parola, il 5G sbloccherà il cosiddetto Internet of Skills, cioè la rete delle capacità e delle abilità, che diventeranno sempre disponibili a prescindere dalla posizione geografica di chi le possiede: perché la rete sarà in grado di trasmetterle con bassissima latenza ed elevata fedeltà. In un mix di tecnologie immersive ed esistenza concreta pensata per estendere le abilità pratiche e cognitive.

Ma che cos’è il 5G?

Per dirla in modo semplice, è la nuova generazione degli standard di comunicazione mobile, successiva all’era del 4G. Velocità e latenza fanno salti da gigante: mentre nel primo caso si schizzerà da 10 a 100 volte le velocità di connessione attuali, quindi almeno a 1GB al secondo (ma in fase di scaricamento si potrà salire in linea teorica fino a 20 GB), nel secondo il tempo che passa fra l’emissione e la ricezione del segnale scenderà fino a un millisecondo. Ecco perché molte attività prima impraticabili quasi per magia si smaterializzeranno, divenendo perfettamente trasmissibili grazie alla coppia alta velocità e bassa latenza. E con loro le “skill”, le qualità scientifiche e umanistiche alla base che le rendono possibili. Per collegarci tramite quelle reti dovremo ovviamente acquistare degli smartphone abilitati, che integrino un modem apposito, e verificare se il nostro operatore disponga di segnale di quel genere nella nostra zona e se ce lo fornisca gratuitamente o meno. Ma per implementarne sviluppi più ambiziosi avremo bisogno di macchine adeguate e connesse.

 Molte di quelle attività citate all’inizio sono già avvenute in numerosi test o casi d’esordio. Ne basti citare un paio: lo scorso 29 novembre è stato eseguito in Italia il primo teleconsulto immersivo 4K di chirurgia a distanza sulla rete 5G. Il professor Giorgio Palazzini ha indossato un visore in realtà virtuale e si è in qualche maniera “teletrasportato” in una sala operatoria dell’ospedale Santa Maria di Terni, in Umbria, per interagire in tempo reale nel corso di un intervento laparoscopico coordinato da un altro luminare, il professor Chang-Ming Huang della Fujian Medical di Fuzhon. Ma in altri casi il medico in collegamento ha anche gestito le attrezzature ed è intervenuto in tempo reale comandando dei robot: è accaduto in Cina nel marzo del 2019. Un chirurgo ha impiantato con precisione micrometrica un neurostimolatore nel cervello del paziente. Solo che il primo era su un’isola della provincia dell’Hainan e il paziente a Pechino: 3mila chilometri di distanza.

 L’impatto globale di questa tecnologia di trasmissione è insomma sterminato. Oltre a quanto spiegato, occorre infatti sforzarsi e immaginare – oltre alle operazioni in ambiti complicati come quelli di un’epidemia, – anche l’accesso a risorse e lezioni scolastiche in territori isolati o la trasmissione di capacità altrui attraverso istruzioni precise fornite senza latenza e applicate da una persona comune che indossi le giuste periferiche (ad esempio un visore e dei guanti in grado di essere comandati a distanza), sulle quali occorre comunque ancora del tempo per procedere verso una standardizzazione tale da renderli leggibili da tutte le macchine e i sistemi. 

Simone Cosimi

Simone Cosimi

Simone Cosimi, giornalista professionista, collabora con Repubblica, D, Wired, VanityFair.it e altre testate nazionali. Segue diversi ambiti fra cui tecnologia, innovazione, cultura, politica, esteri e territori di confine, spingendo verso un approccio multidisciplinare. Già redattore del mensile culturale Inside Art, per cui ha curato cataloghi d’arte e pubblicazioni come il trimestrale Sofà, ha lavorato in passato, fra gli altri, per Rockstar, DNews, Excite, Style.it e Corriere di Rieti.

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