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ADAS: cosa sono i sistemi avanzati di assistenza alla guida

di Simone Cosimi - 2 Settembre 2019
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La frenata automatica di emergenza. Il “cruise control” adattivo, cioè la regolazione della velocità in base a una serie di fattori, fra cui il rilevamento dei limiti in una certa zona. L’assistente al parcheggio o  l’avviso di collisione frontale o posteriore. E ancora: il monitoraggio dell’angolo cieco o il mantenimento di carreggiata, con un trillo che ci allerta quando stiamo sbandando o uscendo dalla nostra corsia, magari perché troppo stanchi. Questi, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo e allargarsi dal traffico alle discese fino agli incroci o alla visione notturna, sono solo alcuni dei cosiddetti “adas”, una sigla che sta per “advanced driver assistance systems”, i sistemi avanzati di  assistenza alla guida.

L’impatto degli adas sulla sicurezza

Gli adas sono dispositivi già estremamente diffusi nei modelli più recenti di automobili. Una volta erano considerati degli accessori per guidatori particolarmente appassionati di tecnologia, ma in futuro diventeranno dispositivi obbligatori su tutte le nuove vetture. Perché salvano vite e riducono gli incidenti.

 Secondo una stima della Commissione Europea un’introduzione omogenea di questi sistemi potrebbe infatti condurre a un vero e proprio miracolo sulle strade con circa 25mila morti e 140mila feriti in meno solo nel periodo compreso fra 2022 e 2038. Nel primo caso, il 20% sarebbe legato al solo sistema di regolazione della velocità. Per questo stando a quanto deciso a Bruxelles la scorsa primavera entro tre anni tutti i veicoli dovranno offrire, di serie e dunque senza costi aggiuntivi per gli acquirenti, una ventina di funzionalità fra cui la frenata automatica di emergenza o il mantenimento della corsia. Le vetture già in commercio dovranno invece adattarsi entro il 2024. Ma occorreranno altri passaggi di approvazione fra Parlamento e Consiglio. 

Il presente e il futuro delle automobili

Gli “adas”, classificati con un livello da 0 a 5 e strettamente collegati al grande tema dell’auto senza guidatore, incrociano dunque tecnologia, sicurezza e futuro. Le soluzioni sempre più raffinate nascono dall’incrocio di tre ingredienti sulle auto di nuova generazione: la connettività mobile – ormai ogni veicolo è collegato a internet – la sensoristica (camere, radar, rilevatori di prossimità che interagiscono in tempo reale con potenti servizi cloud) e la navigazione satellitare. Fino a prefigurare l’introduzione – da alcune case già sperimentata, e anche questa prevista dall’Ue – di sistemi che valutano la sonnolenza o la soglia di attenzione e, nei casi critici, prendono il controllo dell’auto e accostano o dell’etilometro integrato. 

Se l’iter legislativo europeo andrà come previsto nel giro di tre anni ogni veicolo dovrà disporre, oltre a quelli già citati, della frenata autonoma d’emergenza, della scatola nera per registrare i dati degli incidenti, di un segnale per le fermate d’emergenza e di una videocamera di retromarcia, questa di serie in moltissimi modelli già da tempo. Tecnologie che, in ogni caso, i produttori includono sempre di più nei propri modelli, a prescindere dagli obblighi di legge, in quello che sembra un giusto equilibrio fra piacere della guida e tutela della sicurezza. In attesa che la macchina faccia tutto da sola.

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Simone Cosimi

Simone Cosimi

Simone Cosimi, giornalista professionista, collabora con Repubblica, D, Wired, VanityFair.it e altre testate nazionali. Segue diversi ambiti fra cui tecnologia, innovazione, cultura, politica, esteri e territori di confine, spingendo verso un approccio multidisciplinare. Già redattore del mensile culturale Inside Art, per cui ha curato cataloghi d’arte e pubblicazioni come il trimestrale Sofà, ha lavorato in passato, fra gli altri, per Rockstar, DNews, Excite, Style.it e Corriere di Rieti.

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