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Innovazione

Che cos’è la mobilità connessa

di Simone Cosimi - 27 novembre 2018
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Oggi i veicoli, le strade e molti dispositivi di uso comune, come gli smartphone, possono essere collegati tra di loro grazie alla tecnologia. In questo modo possono trasmettere all’esterno i propri dati e riceverne da altre fonti: questo consentirà di valutare e gestire in tempo reale non solo i flussi del traffico, ma anche ad esempio l’efficienza del trasporto pubblico e la sicurezza degli automobilisti.
Nel 2050 l’80% della popolazione mondiale vivrà in metropoli, e proprio per questo la mobilità connessa diventa sempre più importante per conservare funzionalità e vivibilità. In attesa dell’auto senza conducente per tutti.

Automobili che parlano col mondo

Per spiegare la mobilità connessa potremmo pensare a quello che grazie al web è accaduto fra anni Novanta e Duemila, quando sempre più utenti hanno collegato i loro pc e telefoni (e oggi altri gadget, dalle lampadine alle videocamere) a internet. Lo stesso succederà con le auto, i semafori, i lampioni, le autostrade collegati secondo la logica dell’internet delle cose.  Del resto, entro il 2020, l’80% delle auto sarà connessa e dunque capace di parlare con l’esterno, che si tratti di rivolgersi a un’app, al sistema informatico centrale del comune o del centro di controllo della casa costruttrice.

Questo dialogo continuo fra mezzi e infrastrutture ha l’obiettivo di ridurre il numero di incidenti e migliorare le condizioni del traffico: dallo scorso anno, ad esempio, nel centro di Roma si stanno sperimentando semafori intelligenti che ottimizzano la durata del rosso e del verde in base al flusso di mezzi. Questi sistemi migliorano la capacità di adattamento delle reti di trasporto. Cosa significa? Che se c’è un problema, si saprà prima e meglio dove deviare il traffico. Anzi, sarà fatto in tempo reale e in automatico per evitare che la situazione peggiori.

Più connessione, più sicurezza

La sicurezza si farà dinamica e cambieranno anche le logiche assicurative. Come? Un esempio è il Real time coaching, una “scatola nera” che segnala i comportamenti di guida in tempo reale puntando sulla sicurezza. L’obiettivo principale è infatti quello di prevenire situazioni di pericolo, ma non solo.  

Concretamente, attraverso nuove soluzioni tecnologiche che accompagnano con costanza il guidatore e la sua auto, e che su di essa saranno installati, sarà possibile rilevare e segnalare costantemente lo stile di guida del conducente, il suo livello di prudenza e sicurezza. Il monitoraggio costante permetterà a fine giornata, o anche a fine viaggio, di consegnare a chi guida una “pagella”. Inoltre, queste nuove tecnologie faciliteranno e renderanno più rapidi ed efficienti i soccorsi in caso di incidente o di avaria. Saranno infatti i veicoli a trasmettere eventuali problemi al motore a un centro di controllo e ricevere assistenza immediata o addirittura allertare via Wi-Fi il gestore stradale. Anche nella mobilità, insomma, come in molti altri aspetti della vita quotidiana, il valore si estrarrà dai dati e dalla loro circolazione.

Simone Cosimi

Simone Cosimi

Simone Cosimi, giornalista professionista, collabora con Repubblica, D, Wired, VanityFair.it e altre testate nazionali. Segue diversi ambiti fra cui tecnologia, innovazione, cultura, politica, esteri e territori di confine, spingendo verso un approccio multidisciplinare. Già redattore del mensile culturale Inside Art, per cui ha curato cataloghi d’arte e pubblicazioni come il trimestrale Sofà, ha lavorato in passato, fra gli altri, per Rockstar, DNews, Excite, Style.it e Corriere di Rieti.

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