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Cos’è l’agenda digitale e perché è importante per tutti noi

di Alessandro Longo - 8 Gennaio 2019
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Se vivi fuori città e puoi navigare veloce su internet da qualche anno; se finalmente nel 2018 hai potuto pagare tasse e mensa scolastica con carta di credito online e controllare su internet i tuoi dati con cui fare una dichiarazione dei redditi senza errori; se l’azienda dove lavori ha potuto investire in innovazione delle macchine industriali per restare competitiva sul mercato nei prossimi anni… tutto questo lo devi, in tutto o almeno in parte, all’agenda digitale.

L’agenda digitale è un programma di grandi misure che l’Italia ha cominciato a sposare nel 2012 (in ritardo rispetto agli altri principali Paesi europei) e che sta portando avanti attraverso diversi Governi, con obiettivi che arrivano almeno al 2020.  

Cos’è l’agenda digitale

L’agenda digitale quindi è un programma fatto di norme e azioni mirate all’innovazione digitale del Paese. La norma “madre” è stato il decreto Sviluppo bis del 2012 del governo Monti, che conteneva il primo piano strutturato per l’agenda in Italia.

Si può dire che siano tre i principali pilastri dell’agenda digitale:

1 – la trasformazione digitale della pubblica amministrazione (qui compresa quella di città, Regioni, ministeri, Sanità, Scuola, Giustizia);

2 – la copertura banda ultra larga per tutti gli italiani;

3 – l’innovazione delle nostre aziende (piano Industry 4.0/Impresa 4.0 per le aziende manifatturiere e supporto alle aziende startup innovative).

Il tutto si regge sui fondi della programmazione europea 2014-2020, nell’ordine di alcuni miliardi di euro (per la PA e la banda larga), fondi nazionali e regionali, incentivi fiscali (per le aziende) e norme che semplificano la burocrazia per chi fa innovazione.

L’impatto attuale sui cittadini

Bisogna dire che al momento questo piano si è espresso solo in piccola parte, in termini pratici, nei confronti degli utenti finali. Lo si è visto anche con l’ultimo indice Desi della Commissione europea, che misura il livello di innovazione nei diversi Paesi.

Finora si è completato un piano banda larga nazionale e un primo piano banda “ultra” larga, che ha riguardato solo le regioni del Sud. “È in corso un secondo piano banda ultra larga per il Centro-Nord, ma ancora non ha portato servizi all’utente finale”, confermano da Infratel, la società dello Sviluppo economico che gestisce il piano. Ci sono cantieri aperti, scavi in corso, e dovremo aspettare il 2019 perché tutto questo diventi copertura effettiva al cittadino. Obiettivo: coprire tutti gli italiani con una connessione super veloce a internet. Indirettamente, però, un effetto c’è già stato: anche solo la previsione di finanziamenti pubblici ha spinto gli operatori telefonici ad accelerare con le coperture fibra ottica, dove in effetti l’Italia ha fatto grossi passi avanti negli ultimi due anni, recuperando così almeno in parte il ritardo con l’Europa.

Per i servizi digitali della pubblica amministrazione è stato fatto meno di quanto previsto, come conferma il recente rapporto stilato dalla Commissione europea, Capgemini e Politecnico di Milano dal titolo “eGovernment 2018”.

Tra i pochi impatti pratici che vediamo già, nel piano di digitalizzazione dei servizi della PA, c’è il decollo dei pagamenti elettronici pubblici”, spiega Luca Gastaldi, responsabile dell’osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano. In un crescente numero di Comuni, Milano in testa, possiamo pagare molti tributi, multe, mensa scolastica e altro tramite un servizio centralizzato pubblico digitale.

Il piano di incentivi fiscali per le aziende che investono in innovazione ha portato già buoni frutti secondo molti addetti ai lavori, tra cui gli esperti di Confindustria, che però per ora si misurano solo in termini di rinnovo delle macchine industriali e investimenti in tecnologia. Il piano ha infatti solo un annetto di vita ed è ancora presto per capire i benefici pratici ultimi di questi investimenti, ossia l’eventuale crescita del fatturato delle aziende (e del pil dell’Italia) e nuove assunzioni conseguenti.

Prossimi sviluppi

Il grosso delle novità, per il cittadino, dovrebbe arrivare nei prossimi due anni. Il secondo piano banda ultra larga dovrebbe dare internet super veloce (anche nella modalità “fibra ottica fino a casa”) ad altri 10 milioni di unità immobiliari entro il 2020, secondo i piani Infratel.

Ci aspettiamo che i servizi della PA diventino finalmente più facili da usare, come effetto del dispiegamento dell’agenda digitale. Adesso lo sono poco”, dice Gastaldi. È atteso per esempio il debutto dell’app IO, gestita dal Team Digitale che si occupa di agenda digitale presso la presidenza del Consiglio. Un’app dove il cittadino troverà tutto quello che gli serve per i suoi rapporti con la pubblica amministrazione e con cui farà quindi tutto: multe, tasse, iscrizioni scolastiche, esami medici da prenotare e relativi referti eccetera… L’app dovrebbe arrivare nel 2019, ma perché siano completi i relativi servizi ci vorranno ancora almeno altri due anni.

Anche grazie a Industry 4.0, nei prossimi anni le nostre aziende dovrebbero diventare più competitive e riuscire a dare servizi o prodotti più personalizzati ai propri consumatori: sfruttando tra l’altro le tecnologie connesse ai “big data”, che analizzano moltissimi dati sul mercato e le esigenze degli utenti”, dice Gastaldi.

L’agenda digitale potrebbe davvero cambiare l’Italia, aumentando l’efficienza complessiva del sistema – dice Gastaldi. Ma a patto che alcuni investimenti pubblici vadano anche in formazione di utenti e dipendenti all’uso del digitale. L’ignoranza digitale è forse il fattore più critico, in Italia”. “Se non supereremo questo problema, sarà un disastro”.

L’agenda digitale avrà successo se sarà fatta appieno, coinvolgendo tutti i cittadini, le aziende e le pubbliche amministrazioni. Solo così potrà portare tutti i vantaggi che promette.

Alessandro Longo

Alessandro Longo

Alessandro Longo, giornalista professionista specializzato in temi tecnologici, telecomunicazioni, diritto della rete, società digitale. È direttore di Agendadigitale.eu (la principale testata sull’Agenda Digitale) dal 2012. Dal 2003 scrive regolarmente per Repubblica e Sole24ore di temi di economia e politica digitale.

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