Facebook: com’è cambiato il social - Semplice come
Facebook: com’è cambiato il social

Precedente

Donne: come sta cambiando il modo in cui vengono raccontate sui media

Successivo

Breve guida ai podcast

Innovazione

Facebook: com’è cambiato il social

di Simone Cosimi - 22 Marzo 2019
Condividi su FacebookTwitta su TwitterCondividi su LinkedIn

Un sito dove caricare tutte le foto, e i profili, degli studenti di Harvard. Nacque così, a ottobre 2003, Facemash, progenitore di Thefacebook e poi del definitivo Facebook.

Il social network è divenuto oggi un autentico continente digitale di 2,5 miliardi di persone. Anche se Mark Zuckerberg, il trentaquattrenne fondatore che ne ha accompagnato in questi quindici anni la profonda metamorfosi, da qualche tempo ama snocciolare numeri complessivi: ovvero numeri relativi alle tante creature del suo ecosistema, come WhatsApp (acquistata per 14 miliardi di euro nel 2014) e Instagram (un affare, appena un miliardo due anni prima). La prospettiva, svelata di recente, è infatti quella di fonderli, a partire dalle chat. E sarà l’ultima tappa di un percorso sconvolgente fatto non solo di tanti utenti ma di tante funzionalità che ci hanno cambiato la vita.

Il primo milione di utenti e la timeline

Già nel dicembre 2004 il social – fondato da un gruppo poi diviso composto da Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskoviz e Chris Hughes – raggiunge il primo milione di utenti. Il film “The Social Network” di David Fincher, del 2010, è ottimo per farsi un’idea dell’ebbrezza degli inizi.

Dall’Università di Harvard, luogo in cui è stato creato, il social si allarga prima alle altre università e alla fine apre a tutti gli utenti. Nel 2006 parte il primo abbozzo di bacheca, la “timeline” che avrebbe trasformato la piattaforma in un flusso costante delle nostre vite.

La pubblicità

Fin dai primi anni Facebook diventa qualcosa di più che un passatempo da dormitorio universitario. A due anni dal lancio parte la pubblicità, da cui oggi il colosso ricava 16,6 miliardi di dollari ogni tre mesi (sono i dati dell’ultimo trimestre 2018).

Ma la pubblicità è anche la fonte delle maggiori grane in termini di privacy: la massima profilazione dell’utenza, anche per tracciare le preferenze politiche, ha infatti messo sotto accusa la piattaforma. Basti pensare allo scandalo Cambridge Analytica: un uso poco consono dei dati presi da Facebook da parte della società privata Cambridge Analytica ha messo in luce le debolezze del social nell’ambito del controllo dei suoi dati.

La chat e lo sbarco in Europa

Nel 2008 Facebook lancia la sua chat interna, Messenger, poi a sua volta cresciuta e divenuta un programma autonomo. Ma è anche l’anno dello sbarco in Europa: in Italia il sito è disponibile dal 14 maggio 2008 e inizia una scalata che conta oggi oltre 30 milioni di utenti, anche se la fascia giovanile è in calo, come altrove d’altronde.

Il “Mi piace”

Sembra che ci segua da sempre, eppure il famigerato Like arriva solo nel 2009. Elemento essenziale della piattaforma, aveva esordito su un altro social acquistato poco prima, FriendFeed. Con pollicione e bacheca che nel 2011 arriva alla massima funzionalità, il social cambia tutto. Anche perché nel 2012 sbarca in Borsa. Oggi il social blu vale 482 miliardi, 169 dollari ad azione.

L’ecosistema

Dopo essersi consolidata come piattaforma autonoma – il miliardo di utenti sarebbe arrivato nel 2012 – e aver lanciato la geolocalizzazione, Facebook inizia a costruire il suo ecosistema. Acquisisce WhatsApp (per festeggiare nel 2014 i suoi dieci anni) e Instagram. Tutti i fondatori di queste applicazioni hanno nel tempo lasciato Menlo Park, il quartier generale del gruppo, in polemica con la direzione data alle loro creature.

Fanno parte di questa fase anche gli Instant Articles, cioè l’integrazione molto forte dei contenuti editoriali che nel 2015 trasformano il social in una delle principali fonti di informazione nel mondo.

La (s)mania delle Storie

Lanciate da Snapchat, più volte messa nel mirino senza successo, i contenuti effimeri vengono mano a mano copiati su tutti i prodotti di Facebook. Prima su Instagram e poi, dal gennaio 2017, anche sul social-madre. Nel frattempo la piattaforma supporta un sempre maggiore numero di contenuti, come le foto a 360 gradi o in 3D, lancia una versione del sito per la realtà virtuale ed espande le possibilità di Messenger, aprendo un’app store al suo interno con cui scambiarsi musica, gif, emoji, chiamare un’auto e presto pagamenti in criptovaluta.

La funzione per gli incontri

Facebook sta anche sperimentando una nuova funzione incentrata sul “dating”, ovvero sugli incontri di natura sentimentale. Per il momento Facebook Dating è in fase di test e disponibile per un numero ristretto di utenti. In Italia non è ancora arrivato.
Questa nuova sezione di Facebook permetterà di creare un profilo personale, rispondendo ad esempio a domande sui propri gusti, e di mettersi in contatto con gli utenti più affini.

La stagione degli scandali

Le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 cambiano di nuovo lo scenario. Da compagnia tecnologica la creatura di Mark Zuckerberg, travolta dalle accuse di aver favorito l’elezione di Donald Trump grazie all’intossicazione da bufale russe e non solo, diventa di fatto una “media company”. Ma le pressioni si moltiplicano, il fondatore interviene spessissimo con manifestazioni d’impegno e continue modifiche alle impostazioni per tutelare la privacy, le sicurezza, la bontà dell’informazione.

All’inizio del 2018 cambia anche l’algoritmo della bacheca, per dare più rilevanza ai contenuti prodotti da amici e parenti e meno a quelli delle Pagine. Viene poi chiamato a testimoniare al Congresso americano proprio mentre esplode un altro scandalo, quello di Cambridge Analytica sull’uso di decine di milioni di profili carpiti con l’inganno, bersagliati da propaganda sovranista e di estrema destra. Emergono infine le pressioni che la piattaforma avrebbe a sua volta rivolto a politici e istituzioni. Di strada ne è passata, da quel dormitorio di Harvard.

Poco tempo per leggere? Ascolta il vodcast!

Simone Cosimi

Simone Cosimi

Simone Cosimi, giornalista professionista, collabora con Repubblica, D, Wired, VanityFair.it e altre testate nazionali. Segue diversi ambiti fra cui tecnologia, innovazione, cultura, politica, esteri e territori di confine, spingendo verso un approccio multidisciplinare. Già redattore del mensile culturale Inside Art, per cui ha curato cataloghi d’arte e pubblicazioni come il trimestrale Sofà, ha lavorato in passato, fra gli altri, per Rockstar, DNews, Excite, Style.it e Corriere di Rieti.

Iscriviti alla newsletter