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Come ci muoveremo nelle città del futuro

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Come ci muoveremo nelle città del futuro

di Andrea Daniele Signorelli - 10 Ottobre 2019
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Semafori in grado di gestire il traffico in tempo reale, illuminazione intelligente per ridurre i consumi, cassonetti che segnalano in autonomia quando è il momento di svuotarli e molto altro ancora. La trasformazione delle città in smart cities riguarda ogni aspetto della gestione di una metropoli. Ma il vero protagonista è soprattutto uno: la mobilità urbana. 

Grazie alle piattaforme digitali, oggi chiunque può muoversi nelle maggiori città usando il car sharing, il bike sharing o gli scooter in condivisione. Negli ultimi tempi si sono aggiunti anche i monopattini elettrici, prenotabili ovunque si trovino attraverso un’applicazione. La mobilità delle metropoli sta insomma cambiando radicalmente e promette di rendere le città più sostenibililibere dal traffico, dal problema del parcheggio delle auto di proprietà e dall’inquinamento grazie alla sharing economy e alla cosiddetta micromobilità elettrica.

Il dilemma dei monopattini

Come in tutte le rivoluzioni, però, non mancano gli ostacoli. Il simbolo è rappresentato proprio dai monopattini che si sono diffusi in tutte le capitali mondiali. Qual è il loro luogo? I marciapiedi, se invasi dai monopattini, rischiano di trasformarsi in un percorso a ostacoli per i pedoni; allo stesso tempo, la strada non può essere il posto adatto a mezzi che garantiscono un controllo e una reattività molto ridotti. 

Ma è proprio affrontando queste difficoltà che si può immaginare la metropoli del futuro. Una città divisa solamente in strade e marciapiedi non è adatta a gestire una mobilità così diversificata. Da qui a dieci anni, le metropoli dovranno quindi creare nuove infrastrutture: piste ciclabili sempre più ampie e differenziate (per ospitare adeguatamente tutte le tipologie di veicoli), parcheggi non più pensati soltanto per le automobili (per evitare che i mezzi in condivisione vengano abbandonati in ogni luogo) e una regolamentazione chiara che superi l’attuale vuoto normativo e carenza infrastrutturale.

Dalle auto autonome alle gallerie sotterranee

Ma la sfida della micromobilità è un gioco da ragazzi rispetto alla più importante delle trasformazioni urbane: l’avvento delle auto autonome. Entro il 2030, utilizzare automobili che, in certe condizioni, sono in grado di guidarsi da sole potrebbe essere la normalità. Per far sì che tutto ciò diventi realtà, le città devono diventare delle vere e proprie smart cities costantemente connesse alla rete.

Il protagonista è il tanto atteso 5G, che consentirà non solo alle auto autonome di comunicare istantaneamente tra di loro (riducendo al minimo i rischi di collisione), ma anche di connettersi con cartelli stradali dotati di appositi sensori e poter così rispettare precedenze e limiti di velocità o essere al corrente di eventuali deviazioni. Allo stesso modo, connettere i semafori alla rete consentirà loro di gestire il traffico in autonomia, adeguando in tempo reale la durata del verde o del rosso in base ai flussi di automobili. E permettendo alle auto autonome di individuare da sole strade alternative che consentano di distribuire il traffico in maniera intelligente.

Fin qui, siamo nel campo degli scenari futuribili ma realistici. Poi ci sono sperimentazioni che avremmo definito fantascientifiche appena pochi anni fa: a Los Angeles si sta pensando di costruire gallerie sotterranee dotate di piattaforme elettriche a guida autonoma e connesse, in grado di trasportare la vostra auto fino a 250 chilometri orari, consentendo di evitare completamente il traffico di superficie. Difficile dire se e quando queste visioni diventeranno realtà, ma una cosa è certa: la rivoluzione sostenibile della mobilità urbana è iniziata.

Andrea Daniele Signorelli

Andrea Daniele Signorelli

(Milano, 1982), scrive di politica, tecnologia, new media. Esperto di digital, affronta e analizza il rapporto che intercorre tra innovazione e società, concentrandosi sui cambiamenti che le nuove tecnologie hanno portato anche nel mondo del lavoro. Collabora con La Stampa, Prismo, Rivista Studio, cheFare e altri. Collabora come editor e traduttore per alcune case editrici. Ha pubblicato il saggio “Tiratura Illimitata: inchiesta sul giornalismo che cambia”. Nel 2017 ha pubblicato Rivoluzione Artificiale: l’uomo nell’epoca delle macchine intelligenti per Informant Edizioni.

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