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Robot e chirurgia: perché la tecnologia è un’alleata dei medici

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Robot e chirurgia: perché la tecnologia è un’alleata dei medici

29 Ottobre 2019
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Quando pensiamo a una sala operatoria e a una procedura chirurgica la prima cosa che viene in mente sono le mani del medico chirurgo che afferrano con fermezza il bisturi per dare inizio all’operazione. Ma la realtà è che, in sempre più casi, alla mano dell’uomo si sta affiancando quella di macchine ad alta precisione — in una branca della chirurgia che prende il nome di chirurgia robotica.

In cosa consiste e come funziona

La chirurgia robotica non riguarda operazioni effettuate da una macchina in modo automatizzato; si tratta piuttosto di una piattaforma attraverso la quale strumentazioni mosse elettronicamente vengono comandate a distanza da un operatore umano. Lontano dal paziente risiede una console di comando, alla quale siede il chirurgo che può vedere in tre dimensioni l’area dell’operazione attraverso un sistema di telecamere in stereoscopia e controllare il robot attraverso joystick e pedali. Sopra al paziente è posizionato invece un carrello di braccia robotiche provviste di strumenti sterili e pronte a tradurre in movimenti meccanici i segnali ricevuti dalla console di comando, operando così al posto del chirurgo.

Perché si usa

Il sistema elettronico che si frappone tra chirurgo e paziente ha il vantaggio di poter compiere movimenti più accurati, replicando se necessario in scala minore quelli dell’operatore; può così effettuare microincisioni con un maggiore tasso di precisione e sopperendo in automatico ad eventuali tremori, tanto che uno dei principali impieghi di questi sistemi è proprio nella chirurgia mininvasiva. Per i pazienti questa serie di vantaggi si traduce in operazioni più brevi, quantità di imprevisti ridotta, tempi di recupero minori e cicatrici meno vistose, ma in alcuni casi apre anche la via ad operazioni altrimenti impossibili da effettuare, per via di un campo chirurgico troppo limitato.

Quanto è diffusa

I parametri vitali relativi alla chirurgia robotica sono tutti positivi. La piattaforma robotica più diffusa (e praticamente monopolista nel mondo) ha superato nel 2018 quota 3mila apparecchi installati negli Stati Uniti, arrivando invece a 872 in Europa e superando i 100 in Italia. Qui solo l’anno scorso sono stati effettuati più di 20mila interventi di ogni tipo: dalla chirurgia cardiologica a quella pediatrica, passando per la ginecologia, il trattamento di ernie, di malattie oncologiche e molto altro.

Le sfide e il futuro

L’utilizzo della chirurgia robotica è in crescita: il numero di interventi in tutto il mondo è aumentato del 18% rispetto all’anno scorso, ma queste macchine restano estremamente costose (il modello più diffuso può costare un milione e mezzo di euro) e richiedono un lungo e specifico addestramento per i chirurghi destinati a muoverle, motivo per cui non assisteremo ancora per diverso tempo a una loro diffusione capillare sul territorio.

Nel futuro a medio termine però ostacoli del genere saranno solo un ricordo: i costi dei macchinari e della loro manutenzione sono destinati ad abbassarsi grazie all’ingresso e all’affermarsi sul mercato di aziende concorrenti, mentre con la diffusione di tecnologie come le reti 5G i medici potranno operare in tempo reale anche su pazienti che risiedono in strutture dall’altra parte del pianeta, sopperendo temporaneamente alla carenza di un personale addestrato che aumenterà costantemente nel tempo.

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