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Innovazione

Come sarà la bicicletta del futuro

di Marco Mazzei - 15 luglio 2018
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La bicicletta del futuro sarà simile alla bicicletta del presente e quella del passato: due ruote, una catena, un manubrio, un telaio. Cose così. Perché a prima vista nei suoi primi 200 anni di vita la bici non è che sia cambiata così tanto: scorrendo la pagina della International Cycling History Conference si trovano immagini che raccontano di un mezzo dalle forme sorprendentemente simili nel corso del tempo. In realtà la bicicletta è cambiata eccome: continui miglioramenti meccanici, nuovi materiali e nuove geometrie per i telai, una costante innovazione negli accessori.

I cambiamenti di oggi: freni a disco, copertoni tubeless

Ci sono almeno tre elementi che raccontano di questa evoluzione costante: i freni a disco, i copertoni senza camera d’aria (tubeless) e le biciclette pieghevoli.

Partendo da queste ultime: il lavoro sui telai ormai permette alla bicicletta di essere un mezzo di trasporto universale. Si piega fino a diventare piccolissima (perfetta per il treno), si può espandere fino a diventare un mezzo per trasportare qualsiasi genere – e quantità – di merci (sono le cargo bike).

Freni a disco e copertoni senza camera d’aria arrivano dal mondo delle automobili e delle moto, a confermare un’evoluzione che permette alla bici di diventare una scelta affidabile quando si parla di mobilità.

Una startup milanese che si chiama Blubrake ha sviluppato un ABS (sistema frenante elettronico che impedisce il bloccaggio delle ruote) per la bici. Basta ripetere questa frase ad alta voce per capire dove stiamo andando: ABS per la bicicletta. Quello che sta per succedere, però, non sarà un semplice cambiamento, ma una vera rivoluzione.

L’internet delle cose pedala

La rivoluzione per le bici si chiama connettività: farle diventare un terminale della nostra rete e metterle in connessione con il resto del mondo. È l’internet delle cose che arriva anche nella bicicletta.    

Oggi la connessione tra noi e la bici è basata su due elementi: il telefono cellulare con le sue app e il computerino di bordo. I sensori sulla bici (per la velocità o la cadenza o altro) e su di noi (fascia cardio) parlano in tempo reale con i nostri dispositivi e ci danno informazioni sulla distanza o la temperatura e ci permettono di pianificare itinerari.

Si tratta, però, di dati trattati in modo poco aggregato. La vera novità sta nell’immaginare noi e la bicicletta come un unico sistema di trasporto, aggregando i dati meccanici con quelli del nostro corpo su un pannello di controllo che ci dica tutto sulla macchina ciclista-ciclo.

In bicicletta come sulla cyclette

Un pannello di controllo completo non serve solo agli atleti. Serve a tutti quelli che vogliono per esempio andare in ufficio con la bici senza sudare (con i dati si può controllare la fatica, sapere con che intensità pedalare per non stancarsi) o che, al contrario, vogliono tornare dall’ufficio sfruttando quel percorso come farebbero sulla cyclette in palestra (e allora il pannello di controllo serve per guidarci nel tipo di prestazione che vogliamo ottenere).

Una grande rete che sa sempre dove siamo

Immaginiamo noi e la nostra bici connessi con la rete vicini a un’automobile connessa con la rete. Immaginiamo che questi mezzi possano parlare tra loro: che cosa può succedere quando i mezzi di trasporto che si muovono in strada si sanno identificare e riconoscere anche indipendentemente dall’attenzione del loro guidatore? Riusciamo a immaginare quanta sicurezza può garantire questo continuo dialogo? Pensiamo anche al tema dei furti, a quando potremo trovare una bici così come oggi possiamo trovare uno smartphone.

Questo è il grande scenario di innovazione che aspetta il mondo della bicicletta, e tutti i sistemi di trasporto, reso possibile dall’internet delle cose.

L’energia non solo per pedalare

Stare connessi costa. Costa energia. Aumentando la quantità di connessione richiesta aumenta anche l’energia consumata. E qui arriviamo all’altro pilastro della rivoluzione ciclistica: le biciclette a pedalata assistita. Sono quei mezzi che, come dice il nome, assistono il ciclista fornendogli l’aiuto di un motore elettrico quando pedala. Ma attenzione: solo quando pedala. Non sono cioè dei piccoli motorini, funzionano solo se si muovono le gambe, però permettono ovviamente di fare meno fatica o di affrontare salite impegnative.

Su queste biciclette non ci saranno problemi di energia e quindi la loro connessione con il mondo potrà essere totale, continua, integrata in ogni funzione.

Inventare la ruota

Un riassunto di molte innovazioni lo possiamo trovare nella ruota di Zehus. Si tratta di condensato di tecnologia che permette di accumulare energia mentre si pedala e di restituirla poi quando si ha bisogno di potenza, piena zeppa di sensori che fanno molte delle cose di cui abbiamo parlato. Questa ruota reagisce se si accorge di uno spostamento brusco non autorizzato (furto, atti di vandalismo) e grazie alla disponibilità di energia può dire al nostro cellulare in tempo reale che sta succedendo qualcosa.

La bicicletta del futuro sarà quindi soprattutto un mezzo di trasporto connesso, capace di interagire con il ciclista e con gli altri mezzi di trasporto presenti in strada: i mille possibili effetti di questa connessione li scopriremo nei prossimi mesi.

Marco Mazzei

Marco Mazzei

Digital Strategist ed esperto di comunicazione. È stato responsabile della comunicazione del gruppo Mondadori per diversi anni. Si definisce Urban Cyclist: appassionato di biciclette, collabora da tempo con Massa marmocchi, un’associazione che si occupa di accompagnare a scuola i bambini in bicicletta. Nel 2016 si è candidato al Consiglio Comunale di Milano.

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