STEM: come e quanto cresce la presenza femminile - Semplice come

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STEM: come e quanto cresce la presenza femminile

di Emanuela Zaccone - 17 Gennaio 2019
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STEM è una sigla che sta per Science, Technology, Engineering and Mathematics (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e che fa generalmente riferimento alle discipline accademiche appartenenti a questi ambiti.

In un contesto produttivo ed economico che accorda una rilevanza sempre crescente alla tecnologia, essere preparati su questi temi diventa non solo un fattore competitivo ma, nei casi più virtuosi, distintivo. In altre parole, chi vuole cambiare il mondo probabilmente sceglierà di studiare qualcosa di correlato alle materie STEM.

Alcuni studi mettono in evidenza il fatto che, nonostante le cose stiano migliorando, il gender gap sulle STEM sia ancora piuttosto ampio. Semplificando, significa che la percentuale di uomini che lavorano in queste discipline è più ampia rispetto a quella delle donne. Secondo il report dell’Unesco Women in Science, ad esempio, meno del 30% dei ricercatori nel mondo sono donne. Mentre in Europa Centrale e dell’Est le ricercatrici donne sono circa il 39% (i dati sono stati rilevati nel 2015).

Perché?

L’importanza di avere esempi positivi

Certamente questi numeri non dipendono da un tema di capacità. Sembrano piuttosto esserci una serie di motivi che spingerebbero le ragazze a scegliere con minore frequenza le STEM. Uno tra questi, forse il più citato, è la carenza di modelli a cui ispirarsi.

In realtà ci sono e ci sono stati ottimi esempi di donne che hanno contribuito in maniera fondamentale a questi campi, purtroppo però sono spesso poco noti. La buona notizia è che negli ultimi anni si sta lavorando parecchio per fare conoscere casi virtuosi.

Iniziative come 50/50 pledge, ad esempio, si pongono come obiettivo quello di assicurare un’adeguata rappresentanza femminile in eventi e conferenze. Inoltre, esistono tante iniziative per coinvolgere le ragazze sin da piccole su questi temi, dando loro gli strumenti – coding in primis – per potersi orientare al meglio. D’altra parte, non dimentichiamolo, la prima programmatrice è stata una donna, Ada Lovelace.

Gli anni della formazione sono effettivamente cruciali per colmare il gender gap: da una ricerca condotta da Microsoft emerge infatti che le ragazze perdono interesse per le STEM e per una carriera in questi ambiti con il passare del tempo.

Salary Gap: una posizione, due diversi stipendi

Il problema non cessa comunque una volta conseguito il lavoro: c’è infatti spesso un salary gap – cioè una differenza retributiva – tra uomini e donne ricoprenti la stessa posizione. Il motivo sembra legato a un persistente pregiudizio: le donne si assenterebbero di più, dice il pregiudizio (sottinteso: per via della famiglia).

#WOMENINTECH: di cosa parliamo quando parliamo di donne e tecnologia?

Basta effettuare una ricerca su Twitter del popolare hashtag #womenintech per avere un’idea della tipologia di conversazioni intorno al tema.

Si spazia dalle offerte di lavoro fino a discussioni su come promuovere la presenza femminile nelle aziende passando per le startup al femminile.

Queste ultime stanno peraltro attirando sempre maggiormente gli interessi degli investitori e, soprattutto, delle investitrici, ma i numeri sono ancora bassi: come riportato da Fortune a inizio 2018, solo il 2% di founder donne ha ricevuto fondi da venture capital nell’anno precedente.

Il futuro

Se vuoi approfondire il tema, magari cominciando proprio da esempi di donne straordinarie, dai un’occhiata alla lista delle Inspiring 50 europee. Per citare il COO di Facebook, Sheryl Sandberg: in futuro non ci saranno leader donne, ma semplicemente leader.

Cosa ci aspetta in futuro? Già il Global Gender Gap report 2017, pubblicato dal World Economic Forum, riportava che lo stato di avanzamento del processo di chiusura del gap, si attestava mediamente sul 68% nei paesi monitorati.

Insomma, il traguardo è lontano, ma il futuro è senza dubbio roseo.

Emanuela Zaccone

Emanuela Zaccone

Marketing & Product Manager di TOK.tv, il social network per i fan dello sport con quartier generale in Silicon Valley. Ha un’esperienza decennale in ambito social media strategy e analysis: nel ruolo di consulente, ha collaborato con aziende – tra cui TIM, Eridania Tate & Lyle e LUISS Guido Carli – associazioni e startup. Scrive per Digitalic, Wired e Nòva de Il Sole 24 Ore, oltre che su Medium.

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