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Innovazione

Verso la città del futuro (e il futuro della città)

di Stefano Boeri - 27 agosto 2018
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Se nel mondo occidentale le città stanno iniziando a crescere al loro interno e a recuperare gli spazi abbandonati e le aree dismesse, riducendo il consumo di terreno agricolo e di suolo naturale, in paesi come l’India e la Cina bisogna ancora continuare a costruire città, per gli immensi spostamenti della popolazione rurale verso le aree urbane.

Ovviamente i processi di modificazione delle città non sono mai immediati, si tratta di mutazioni complesse e lunghe anni. Una situazione molto diversificata da caso a caso, che rende difficile individuare in modo univoco come sarà la città del futuro.

Sarà verde, sarà iper-connessa, sarà intelligente? Sarà tutto questo, probabilmente, ma soprattutto sarà – o meglio, dovrà necessariamente essere – una città in grado di fare i conti con le grandi sfide di oggi e di domani, dalla questione sociale ed economica alla questione ambientale.

Una città che sappia attivare le risorse locali dei territori, attraverso una migliore integrazione delle reti sociali e una serie di politiche in grado di innescare processi di crescita virtuosa. Penso ad esempio alla pratica – comune in moltissime città europee – di restituire le bottiglie di plastica dopo l’uso e in cambio di 1 euro a bar, negozi e supermercati per consentirne il riciclo e riutilizzo: un gesto semplice ma potentissimo.

E poi una città in cui la tecnologia sia utile nella gestione della mobilità e dei sistemi complessi, ad esempio con metodi di regolazione del traffico e dell’inquinamento, con l’uso di fonti rinnovabili e la crescente integrazione dei sistemi di energia pulita nei quartieri e nei singoli edifici.

Ma anche una città in grado di crescere con la natura. Come ci insegnano le grandi capitali della forestazione urbana da San Francisco a Londra, da Vancouver a Melbourne, la presenza del verde va estesa non solo a parchi e a giardini, ma anche a tetti, cortili ed edifici. E va potenziata lungo i sistemi infrastrutturali che – se collegati- diventano veri e propri corridoi ecologici, in grado di migliorare sensibilmente la qualità dell’aria, ridurre i consumi energetici e assorbire CO2.

Quando si pensa alla città del futuro, non bisogna mai dimenticare che il 33% dei cittadini nel mondo oggi vive in favelas e baraccopoli. E che – se non invertiremo il cambiamento climatico – nel 2050 saranno oltre 250 milioni i profughi costretti ad abbandonare la propria casa per ragioni climatiche, a causa della desertificazione e dell’assenza di acqua e cibo. Migrazioni ambientali che di fatto moltiplicheranno in modo esponenziale gli insediamenti informali, spesso l’unica forma urbana in grado di accogliere gli improvvisi e intensi flussi migratori.

Forse la “città del futuro” non potrà essere descritta facilmente (così come, d’altra parte, sfugge ad ogni definizione anche la “città del presente”), ma potrà affrontare tutti questi aspetti in modo integrato, riuscendo allo stesso tempo a mantenere quella straordinaria varietà di esperienze che contraddistingue le realtà urbane.

È un impegno su cui stanno lavorando diversi studi in tutto il mondo e su cui stiamo lavorando anche noi, con il progetto di due città verdi, accessibili e alimentate da energie rinnovabili, in cui la mobilità dei corpi sarà affidata ai veicoli elettrici e il trasporto delle merci sarà gestito interamente da droni.

In questo senso, sarà fondamentale anche l’esperienza di Mantova che ospiterà a novembre il primo World Forum on Urban Forests: un momento unico di confronto trasversale per porre a livello globale le basi della forestazione urbana, che saranno – spero –  anche le basi della città del futuro.

Stefano Boeri

Stefano Boeri

Stefano Boeri è nato a Milano nel 1956. Architetto, professore ordinario di urbanistica presso il Politecnico di Milano, ha diretto alcune tra le più importanti riviste di architettura come Domus e Abitare. Come progettista è particolarmente noto, nel mondo, per la realizzazione del Bosco Verticale, a Milano, insignito di numerosi premi internazionali. È presidente della Triennale di Milano.

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