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La Blockchain ci ha cambiato la vita: cosa ci guadagniamo e che rischi corriamo?

di Andrea Daniele Signorelli - 30 novembre 2017
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Solo nel primo semestre del 2017, i venture capitalists di tutto il mondo hanno investito 300 milioni di dollari nelle startup che si occupano di blockchain, la tecnologia del “registro distribuito” resa celebre dai bitcoin, ma le cui possibili applicazioni si estendono molto oltre le criptovalute e sembrano moltiplicarsi ogni giorno che passa.

Come funziona la blockchain

Ma che cos’è la blockchain e perché si parla di registro distribuito? La ragione è molto semplice: immaginate un normale registro sul quale si tiene traccia della contabilità di una società e sul quale tutte le transazioni vengono annotate da una sola persona. Quella persona, ovviamente, deve godere della fiducia di chi gli ha dato l’incarico, ma ha comunque la possibilità di modificare i conti, senza che nessuno – magari per lungo tempo – se ne accorga. Nel caso della blockchain le cose funzionano in maniera molto diversa: è come se un gruppo formato da decine di migliaia di persone (che non si conoscono e non sono in contatto tra di loro) si prendesse carico a turno di annotare le transazioni, mentre tutti gli altri controllano che tutto funzioni in modo regolare.

È per questa ragione che la blockchain viene definita un registro “distribuito”; perché a verificare che tutto vada per il verso giusto sono migliaia di utenti che, sfruttando un software installato sui loro computer, collaborano attivamente. Se anche qualcuno riuscisse a entrare di nascosto nel sistema e a manomettere il registro, gli altri partecipanti alla catena di blocchi si renderebbero subito conto che si è verificata un’anomalia, perché verrebbe meno il “consenso” (come si chiama in gergo) tra i computer.

Per prendere parte alla blockchain è sufficiente installare l’apposito software che contiene la storia di tutte le transazioni compiute fino a quel momento, diventando così ciò che si definisce un “nodo”. A questo punto, è possibile monitorare automaticamente tutto ciò che avviene lungo la catena e approvare gruppi di transazioni, risolvendo complesse equazioni che richiedono un notevole potere di calcolo (ricevendo in cambio dei compensi in bitcoin). Ogni volta che un blocco (che contiene i dati della transazione) viene aggiunto alla catena, questo è collegato al precedente attraverso un’impronta unica, crittografrata, anonima e non modificabile, che fornisce un’ulteriore garanzia del fatto che nulla verrà modificato.

Tutte le potenzialità della blockchain

È questa forma di “democrazia del potere di calcolo”; che ha reso possibili le criptovalute (ce ne sono più di mille) e tutti gli altri possibili utilizzi della blockchain: “Certo, le monete digitali sono l’applicazione più nota e antica, ma questa è una tecnologia che può essere utilizzata in una miriade di settori ed estendersi ben oltre la finanza e i pagamenti”, conferma Paolo Tasca, fondatore e direttore esecutivo del Centre for Blockchain Technologies dello University College di Londra.

Una delle applicazioni più importanti è quella immaginata da Vitalik Buterin, il 23enne programmatore russo-canadese fondatore di Ethereum, società nota per i suoi smart contracts: contratti intelligenti stipulati per via digitale in cui gli accordi presi si eseguono automaticamente nel momento in cui le condizioni sono soddisfatte. Considerando la quantità infinita di possibili utilizzi di questi contratti (accordi notarili, logistica, trasferimenti, scommesse e quant’altro) non stupisce che da gennaio 2017 a oggi il valore degli ether (la criptomoneta usata su Ethereum) sia passato da 10 a oltre 300 dollari.

A utilizzare gli smart contracts è una miriade di startup: da Ejo, che sfrutta questo sistema per vendere brani musicali, a Midasium, attiva nel settore real estate, fino a LO3 Energy, che sta immaginando un futuro in cui chiunque abbia dei pannelli solari sul tetto e produca energia in eccesso possa venderla ai vicini di casa attraverso aste automatiche basate sulla blockchain.

E che dire invece di Follow My Vote, che ha messo a punto una piattaforma elettorale che, grazie alla blockchain, mette al riparo dagli hacker il voto digitale?

Nei prossimi anni, anche se sicuramente alcune applicazioni avranno più successo di altre, le tecnologie blockchain diventeranno così pervasive nella nostra società che l’utente finale saremo noi tutti e la useremo senza nemmeno rendercene conto.

spiega il vice-direttore del Centre for Blockchain Technologies, Geoff Goodell.

Nel frattempo, anche i grandi gruppi internazionali stanno iniziando a dare vita alle loro blockchain, a cui però può accedere solo chi ha le necessarie autorizzazioni. Il consorzio assicurativo B3i (Blockchain Insurance Industry Initiative) ha recentemente lanciato la fase di beta test della propria catena.

I limiti della blockchain

Nonostante le enormi potenzialità, ci sono ancora alcuni problemi da risolvere. Il più importante è il cosiddetto problema del 51%: se qualcuno riuscisse a concentrare nelle proprie mani più della metà del potere di calcolo di tutti i computer che fanno parte della blockchain, potrebbe teoricamente manomettere i dati senza che venga meno il consenso. Per questo è importante che le blockchain abbiano un numero molto elevato di nodi (che per quanto riguarda i bitcoin sono al momento 12.715).

Le nostre ricerche hanno però dimostrato come i primi dieci gruppi che si occupano del mining di bitcoin controllino, tutti assieme, oltre il 90% dell’intera fornitura precisa Tasca.
“Per questo è pericoloso dare per scontato che un registro distribuito sia davvero tale, senza avere prove che lo confermino”.

Oltre vent’anni dopo la diffusione di internet, insomma, c’è una nuova tecnologia che deve sconfiggere lo scetticismo che la circonda e superare non pochi limiti; per dimostrare di essere, davvero, la next big thing in cui tanti credono.

Andrea Daniele Signorelli

Andrea Daniele Signorelli

(Milano, 1982), scrive di politica, tecnologia, new media. Esperto di digital, affronta e analizza il rapporto che intercorre tra innovazione e società, concentrandosi sui cambiamenti che le nuove tecnologie hanno portato anche nel mondo del lavoro. Collabora con La Stampa, Prismo, Rivista Studio, cheFare e altri. Collabora come editor e traduttore per alcune case editrici. Ha pubblicato il saggio “Tiratura Illimitata: inchiesta sul giornalismo che cambia”. Nel 2017 ha pubblicato Rivoluzione Artificiale: l’uomo nell’epoca delle macchine intelligenti per Informant Edizioni.

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