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La verità sul nudge e sul perché è una parolina importante

di Luciano Canova - 12 gennaio 2018
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Ci sono studi che spiegano come mai le persone si comportano in un certo modo.  Se prendiamo come esempio la percentuale di persone che donano gli organi in Europa, salta all’occhio l’esistenza di due gruppi profondamente diversi: alcuni paesi mostrano un’adesione alla donazione di organi vicina al 100% e altri una percentuale di donatori molto più bassa. Che cosa distingue, per esempio, la Germania dall’Austria, nonostante si tratti di due paesi in cui si parla la stessa lingua?

La risposta sta in una parolina magica, che è NUDGE.

È un termine che non ha traduzione precisa in italiano, ma potremmo dire che la parola più vicina è ‘spintarella’. Il dizionario inglese, alla voce to nudge, dice così:

to seek the attention of by a push of the elbow. To prod gently. Urge into action  

“cercare l’attenzione attraverso un colpetto sul gomito. Indurre gentilmente. Spingere all’azione”

Nudge è stato un best-seller del 2008, un libro scritto dai due economisti Cass Sunstein e Richard Thaler, vincitore del premio Nobel per l’Economia 2017. Il sottotitolo di questo libro è decisamente ambizioso: “Migliorare le decisioni riguardo a salute, ricchezza e felicità”.

Usando le parole degli stessi autori: “Un nudge è ogni aspetto di architettura della scelta che modifica il comportamento delle persone in modo prevedibile senza impedire loro alcuna opzione e senza modificare in modo significativo le loro conseguenze economiche. Per essere classificato come un nudge, dev’essere semplice poter scegliere un altro corso d’azione. I nudges non sono obblighi. Posizionare la frutta ad altezza occhi [per attirare l’attenzione e aumentare la probabilità che venga scelta] è un nudge. Vietare il junk food per legge non lo è”

L’economia si occupa infatti delle modalità in cui le persone prendono le loro decisioni e operano delle scelte in condizioni incerte. In un mondo frenetico, tempestato da tantissime informazioni, il nostro cervello lavora alla ricerca di soluzioni ai problemi che si pongono di volta in volta, applicando regole più o meno efficaci.

Tutte le nostre decisioni sono influenzate, infatti, anche dal contesto in cui le prendiamo.
Nel caso della donazione degli organi, ad essere decisivo è il meccanismo con cui è predisposta l’adesione al piano. In letteratura, si parla di sistemi opt in o opt out: in termini giuridici nostrani, faremo riferimento alla regola del silenzio assenso o silenzio diniego.

In Austria, per esempio, l’opzione automatica è il sì alla donazione degli organi. Con una semplice dichiarazione, è possibile manifestare in vita il desiderio che gli organi stessi non vengano espiantati, ma la scelta automatica è l’altra. All’opposto, in Germania vale la regola del silenzio diniego: chi volesse donare gli organi, deve barrare un’apposita casella da vivo, perché l’opzione automatica, in questo caso, è che non avvenga l’espianto degli organi.

Come potete vedere, con un semplice sfruttamento di meccanismi automatici si producono risultati molto diversi.
La modifica dell’opzione automatica è soltanto uno dei meccanismi psicologici attraverso cui è possibile influenzare le nostre azioni, ma si rivela spesso potentissimo. Una semplice decisione, inevitabilmente collegata a tutte le altre che seguono, può produrre conseguenze significative in termini di benessere soggettivo e qualità della vita. I fattori che influenzano le nostre scelte sono molti: i confronti con amici e conoscenti, le emozioni, il giudizio diffuso della società su certi comportamenti.

Questo insieme di elementi agisce mettendo in dubbio le nostre abitudini: poiché, però, siamo progettati per decidere velocemente e in modo spesso automatico, ecco che fornire le informazioni disponibili in modo confortevole diventa decisivo per indirizzare al meglio le nostre scelte.

Chi scrive le leggi possiede già tutta una serie di strumenti con cui, di fatto, incide sui comportamenti individuali: si pensi alla tassazione sul consumo e, in particolare, alle accise sul tabacco o sugli alcolici. Anche il fisco ambientale si propone di rendere l’inquinamento più difficile o almeno non così conveniente.

Il punto è che l’economia tradizionale si basa principalmente sull’idea di incentivo monetario, cioè di influenzare i comportamenti rendendoli più o meno vantaggiosi attraverso il dare più o meno soldi; l’economia sperimentale e il nudge, invece, mostrano che non sempre si tratta della leva giusta per pungolare il comportamento delle persone e indurle ad una scelta.

Il nudge è un tentativo di modificare il contesto delle nostre scelte, agendo sulle dinamiche del cervello.
È un pungolo o, secondo il titolo della versione italiana del libro, una spinta gentile.
Dobbiamo essere spaventati? Siamo di fronte a un nuovo Grande Fratello in grado di esercitare un controllo sulle nostre azioni?

La domanda è di quelle rilevanti, ma la risposta è che il nudge non rappresenta niente di tutto ciò e, anzi, se così fosse, si tratterebbe di una limitazione inaccettabile a un bene necessario: la libertà individuale.
Perché un nudge sia, infatti, davvero efficace, esso deve essere pensato in modo tale che una persona possa cambiare il corso delle sue azioni in qualunque momento e in modo semplice. Per questo motivo, la filosofia politica che lo ispira viene chiamata paternalismo libertario, con attenzione specifica all’aggettivo e cioè alla libertà. A mettere al riparo il nudge da forme di controllo sociale è poi l’utilizzo rigoroso di sperimentazioni scientifiche, condotte da unità di esperti per testare la validità di un’ipotesi. È l’approccio, ad esempio, seguito dal Behavioural Insights Team attivo in UK, che disegna interventi di policy ispirati al nudge dal 2010 e conduce esperimenti volti a misurare risultati affidabili. Senza il supporto di un protocollo serio e di un approccio empirico rigoroso, il nudge rischia di essere una parola vuota, più una moda che una possibilità. Esso, invece, insieme ad altri, è uno strumento per promuovere determinati comportamenti e le scelte di noi cittadini.

Luciano Canova

Luciano Canova

(1978), Laurea e Dottorato in Economia, si occupa di economia sperimentale. Collabora con lavoce.info, GliStatiGenerali, Infodatablog, IlSole24Ore. Responsabile scientifico del progetto AppyMeteo insieme ad Andrea Biancini, insegna economia sperimentale alla Scuola Enrico Mattei e collabora con diverse università. È il Prof. di Economia della Felicità sulla piattaforma Oilproject.org.

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