Le aziende fanno welfare e la vita dei dipendenti migliora

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Le aziende fanno welfare (e la vita dei dipendenti migliora)

di Gabriele Catania - 15 febbraio 2018
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Il mondo cambia, cambia anche il welfare. Che una volta era appannaggio principalmente dello Stato, sin da quando, nel 1942, l’economista britannico William H. Beveridge presentò il suo celebre Rapporto, dove illustrava un grande piano di “sicurezza sociale” per garantire a tutti una sanità di qualità, un lavoro e una pensione. Ne è passata di acqua sotto i ponti, da allora: in moltissimi paesi europei e in Nord America il welfare pubblico ha cambiato pelle, rendendo possibile il boom del welfare aziendale.

Ma andiamo con ordine. In estrema sintesi, il welfare aziendale è il complesso delle misure varate dalle aziende a supporto del benessere dei loro dipendenti (e delle loro famiglie). In particolare, osserva Marco Magnani, economista ad Harvard e alla Luiss, e membro del comitato guida di Welfare Index PMI, «il welfare pubblico è in calo per evidenti motivi di bilancio ma a fronte di una diminuzione dell’offerta assistiamo ad una crescente domanda di welfare da parte dei lavoratori. Con una domanda crescente e un’offerta discendente si crea un vuoto che deve essere riempito, a mio parere, da una collaborazione tra impresa e dipendenti che può avere vantaggi sia per l’impresa, sia per il lavoratore e con una ricaduta positiva anche sul territorio circostante poiché i servizi di welfare aziendale, come asili o formazione, che saranno offerti sempre di più ai lavoratori dalle imprese, in grande misura saranno acquistati sul territorio».

Lo Stato, insomma, non sempre riesce a supportare i lavoratori sul fronte welfare, nonostante la crescente domanda di questi ultimi. Questo rappresenta un’opportunità e, al tempo stesso, una responsabilità per le aziende, che possono colmare questa lacuna offrendo dei servizi ai propri dipendenti.

Il welfare aziendale è nato nel mondo anglosassone, in primo luogo nel Regno Unito e negli USA. «In questi paesi i cosiddetti employee benefits costituiscono una componente molto rilevante dei sistemi di welfare nazionali – osserva Enea Dallaglio, amministratore delegato di Innovation Team-Gruppo MBS Consulting e responsabile del Rapporto Welfare Index Pmi di Generali Italia – dato che il ruolo del pubblico in quest’ambito è molto meno sviluppato che in Europa continentale».

Negli ultimi anni hanno attirato l’attenzione della stampa globale i benefit offerti dalle grandi aziende della Silicon Valley, in California: c’è l’impresa che aiuta i dipendenti a trovare una baby-sitter all’ultimo minuto, c’è quella che si incarica di fargli pulire gratuitamente la casa; c’è chi offre viaggi e pasti a domicilio, chi costruisce all’interno del proprio quartier generale lavanderie, piscine e campi da pallavolo.

Americani e britannici sono stati pionieri, ma l’Europa continentale sta recuperando posizioni. Questo è vero soprattutto in Francia, Germania e Olanda, paesi dove la presenza di grandi imprese, spesso di respiro internazionale, è più radicata. In generale per le imprese il welfare aziendale è un modo efficace per fidelizzare il dipendente, rendersi più interessanti agli occhi di giovani talenti, aumentare la coesione interna, il clima aziendale e la produttività, accrescere l’efficacia della propria azione sulla comunità, potenziare la propria reputazione.

Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione. Nel 2016, ad esempio, sono state introdotte forti agevolazioni fiscali a vantaggio delle iniziative di welfare aziendale. Il risultato? Nel 2016 i contratti con misure di welfare aziendale sono stati, secondo il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, 4.099: un numero importante, specialmente in un paese prudente come il nostro.
Ma in realtà l’Italia è stata, a suo modo, un’apripista in questo settore, e lo è stata anche all’interno del suo modello imprenditoriale per eccellenza, quello della Piccola e Media Impresa. Per comprendere la crescente attenzione delle PMI italiane per il tema, vale la pena fare riferimento al Rapporto 2017- Welfare Index PMI, un progetto di ricerca promosso da Generali Italia aperto a tutte le PMI italiane, che possono partecipare gratuitamente. La partecipazione consente alle aziende di accedere gratuitamente al loro assessment, misurare le proprie iniziative di welfare e confrontarsi con le esperienze più avanzate del proprio settore. Nell’indagine il welfare aziendale è descritto come «un movimento giovane e in piena evoluzione»; evoluzione che «procede in modo non omogeneo: molto più rapido in alcuni segmenti di aziende e in alcune aree del welfare, necessariamente più lento nella grande massa delle piccole e medie imprese e sul ventaglio generale delle iniziative». In ogni caso, il fenomeno è in vitale crescita. Secondo gli esperti, una buona notizia non solo per aziende e lavoratori, ma anche per il welfare pubblico, che in questo modo diventa più sostenibile.

Gabriele Catania

Gabriele Catania

Scrive di Nord Europa (e Americhe), Africa australe, innovazione. Nel corso degli anni ha intervistato oltre 28 Nobel, previsto diversi accadimenti geopolitici, pubblicato due libri con Castelvecchi: uno sugli shock petroliferi, l’altro sulla storia del Sudafrica. Le sue analisi sono state riprese da magazine europei e asiatici.

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