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Le facoltà che aprono le porte del mondo del lavoro, dati alla mano

4 gennaio 2018
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La scelta della facoltà dopo il diploma spesso è compiuta solo sulla base delle passioni, senza considerare le opportunità lavorative che offre laurearsi in una materia piuttosto che in un’altra. I dati del XIX Rapporto AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati possono aiutarci a prendere la giusta decisione per il futuro.

Dal Rapporto, che ha coinvolto oltre 75mila laureati magistrali dal 2011 a cinque anni dalla laurea, emerge che il tasso di occupazione è pari all’84%.

Ma quali sono i laureati che trovano maggiormente lavoro? I laureati delle professioni sanitarie e delle facoltà di ingegneria mostrano le migliori performance: il 90% di loro ha trovato lavoro. A seguire troviamo i laureati in economia e statistica (89%), quelli nelle materie scientifiche (88%) e i laureati in chimica e architettura, l’86% di loro lavora. Il tasso di occupazione che riguarda chi ha scelto facoltà in ambito linguistico, politico-sociale, in agraria ed educazione è intorno all’82%. Restano al di sotto della media i tassi di occupazione relativi ai laureati dei gruppi psicologico (79%), insegnamento (77%), geo-biologico e giuridico (76% per entrambi), letterario (75%). Questa è la dimostrazione di come la difficoltà a trovare lavoro non colpisca solo le criticate lauree in materie umanistiche, tanto che anche i laureati in biologia faticano a trovare lavoro, secondo lo studio.

La laurea continua comunque a rappresentare un investimento contro la disoccupazione. Tra i laureati presi in considerazione da AlmaLaurea risulta assunto con un contratto a tempo indeterminato il 56%. I lavoratori autonomi rappresentano il 18% degli occupati. Proprio tra i laureati dei gruppi architettura, giuridico, educazione fisica e psicologico è più diffuso il lavoro autonomo: a cinque anni dalla laurea è pari al 53% per il gruppo giuridico, al 52% per gli architetti e al 38% per gli psicologi. Qui gli occupati a tempo indeterminato sono inferiori al 35%, a differenza dei laureati nelle professioni sanitarie che per il 79% possono contare su un contratto sicuro, seguiti dagli ingegneri, dal gruppo insegnamento e dal gruppo economico statistico. Con percentuali di poco superiori al 60% ci sono i laureati degli indirizzi chimico, scientifico e politico sociale.

E quanto guadagna un laureato magistrale? A livello complessivo in media 1.405 euro netti mensili. Sono soprattutto i laureati di ingegneria e delle professioni sanitarie che però possono contare sulle retribuzioni più alte: rispettivamente 1.717 e 1.509 euro. Ma anche i colleghi dei gruppi economico-statistico, chimico e scientifico guadagnano più di 1.500 euro. Quelli che non raggiungono invece i 1.200 euro mensili sono purtroppo i laureati dei gruppi psicologico, letterario e chi si dedica all’insegnamento, insieme ai laureati dei percorsi di educazione fisica e giuridico, che registrano valori nettamente inferiori alla media.

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