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Società

Le madri della patria che hanno fatto l’Italia

di Alessandro Marzo Magno - 19 dicembre 2017
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In mezzo a tanti padri della patria, da Mazzini a Garibaldi, a Cavour, una madre della patria vogliamo mettercela? Per esempio la prima laureata del mondo, Elena Lucrezia Corner Piscopia? Tutta un’altra epoca, e tutto un altro tipo di personaggio, ma la nobildonna veneziana che il 25 giugno 1678 si è laureata in filosofia a Padova meriterebbe ben altro posto nella storia.

La maggior parte degli italiani, e delle italiane, non sa neanche chi sia, non le è mai stato dedicato un francobollo, le strade col suo nome si contano sulle dita di una mano, qualche scuola e poche aule universitarie la ricordano. Eppure la prima laureata del mondo dovrebbe essere motivo d’orgoglio per tutti.

Elena Lucrezia Corner Piscopia amava sinceramente la conoscenza, ma non le interessava laurearsi. Era stato il ricchissimo e potentissimo padre a farle prendere l’alloro accademico per ridare gloria alla famiglia il cui onore era stato scosso dal suo matrimonio con una popolana. Elena, quinta di sette figli, cresce leggendo i libri della ricchissima biblioteca di famiglia. Parla otto lingue, è in grado di conversare di matematica e filosofia passando dal latino, all’ebraico, al greco antico. Conosce la musica e canta accompagnandosi al clavicembalo. La sua laurea è un avvenimento epocale, le cronache scrivono di ventimila persone venute a vederla laurearsi. Di certo è un’esagerazione, ma di sicuro i curiosi erano talmente tanti che la cerimonia di laurea dev’essere spostata dall’aula universitaria a una cappella della cattedrale patavina, in grado di accogliere un maggior numero di persone.

Dopo la laurea la sua fama si sparge per l’Europa, accorrono dotti da ogni dove per ascoltarla dissertare delle questioni più varie. Luigi XIV, re di Francia, fa deviare un cardinale che stava andando a Roma, assieme a due docenti della Sorbona, per verificare se fosse vero che Elena era così colta come si diceva. Lo era e i francesi onorano l’università di Padova per aver laureato una donna. Si può aggiungere che dopo Elena le altre tre successive donne laureate sono italiane: la bolognese Laura Bassi Verati, la rodigina Cristina Roccati, la ligure (di Oneglia) Maria Pellegrina Amoretti. Solo con la quinta si va all’estero, in Spagna, per la precisione. Tanto famosa da viva, tanto dimenticata da morta: persino il monumento funebre di Elena Lucrezia Corner Piscopia viene smantellato, rimane solo la sua statua che ora si trova ai piedi dello scalone d’onore dell’ateneo patavino.

Altra donna coltissima, e sfortunata in vita, la napoletana di origine portoghese Eleonora de Fonseca Pimentel. Scrive poesie in italiano, portoghese e francese, legge inglese, Pietro Metastasio la nota e la loda, ma si sposa con un uomo che la maltratta e la riduce in povertà. Si separa nel 1784 e si dedica agli studi scientifici, economici e giuridici in un periodo in cui Napoli si distingue per attivismo riformatore.

A Eleonora però tutto questo non basta e si avvicina al movimento giacobino. Segue gli avvenimenti in Francia attraverso il Moniteur che riceve dal rappresentante diplomatico del Portogallo. Viene arrestata nell’ottobre 1798 e liberata quattro mesi dopo dai lazzari che prendono d’assalto le carceri cittadine. Riprende immediatamente l’attività politica e partecipa alla proclamazione della repubblica napoletana. Scrive, quasi tutto da sola, il Monitore napolitano e diventa una celebrità. Ma le cose cambiano, a fine giugno 1799 il re rientra a Napoli. Eleonora finisce arrestata e rimane alcuni mesi imprigionata in una delle navi all’ancora in porto. Sbarcata, viene processata e condannata a morte. Chiede di essere decapitata anziché impiccata, come spettava ai nobili del regno, ma il privilegio le viene rifiutato con il pretesto che il re aveva riconosciuto ai Fonseca solo la nobiltà portoghese. Il 20 agosto 1799 sale al patibolo con altri sette condannati.

Caterina Sforza Riario, signora di Imola e Forlì, è una delle figure più importanti del rinascimento italiano. Combattente, tessitrice di intrighi, potenziale avvelenatrice, amante vorace di uomini molto più giovani di lei, è la rappresentazione perfetta di quell’epoca al contempo esaltante e oscura. Figlia del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, sposa e poi vedova di Girolamo Riario, nel 1477 entra trionfalmente a Imola. Nonostante gli impegni politici e bellici «quella tygre de la madona de Forlì», come la chiamavano, trova il tempo di scrivere uno dei più importanti trattati di cosmetica del rinascimento. Donna bellissima, evidentemente vuol conservare il suo aspetto fisico e così riporta 471 ricette per sbiancare la pelle, per sbiondire i capelli e per fare tutto quello che rispondeva ai canoni della bellezza del tempo. Non si è solo limitata a riprendere composizioni cosmetiche messe a punto da altri, ma ha sperimentato, si dice che sia stata lei ad applicare alle creme di bellezza le basi delle creme da cucina.

Caterina, tuttavia, passerà alla storia per le sue capacità militari, è un comandante indomito e coraggioso che con le proprie artiglierie minaccia addirittura la Castel Sant’Angelo dove i cardinali si dovevano riunire per eleggere il nuovo papa. È il marito a cedere, fosse per lei avrebbe aperto il fuoco. Niccolò Machiavelli si dice convinto che abbia tentato di avvelenare il papa Alessandro VI, alcuni storici contemporanei non ne sono convinti.

Addestra personalmente i soldati e riesce a sconfiggere Venezia che voleva impadronirsi di Forlì. Combatte come una tigre contro Cesare Borgia, detto il Valentino, ma alla fine deve cedere e viene presa prigioniera. È una decisa assertrice del ruolo femminile, durante un precedente assedio di Forlì i nemici le avevano preso i figli e li tenevano in ostaggio, convinti di piegare la madre. Si racconta che sia salita sulla torre principale, e abbia urlato al comandante avversario indicando: «Io faccio quanti figli voglio!». Perché quello è il potere femminile del quale nessun uomo potrà mai impossessarsi

Alessandro Marzo Magno

Alessandro Marzo Magno

(Venezia, settembre1962), giornalista, storico e scrittore. È stato per dieci anni caporedattore Esteri alla rivista Diario. Ha una vocazione prevalentemente internazionale, ma si è dedicato all'approfondimento dei più svariati argomenti di attualità. Ha pubblicato quindici libri, spaziando tra tematiche diverse, dalla guerra nella ex Jugoslavia alla storia della finanza e della cucina italiana. Grazie al suo approccio storico, fornisce una lettura dei fatti e degli eventi da un punto di vista ben preciso, quello temporale. I suoi servizi e le sue inchieste sono “Reportage nel tempo”.

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