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Società

Come nasce una stagione teatrale

16 maggio 2018
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Il 16 maggio del 1792 a Venezia si inaugurava il teatro La Fenice. Da allora sono passati più di 200 anni e il teatro è diventato uno dei massimi centri italiani ed europei che ha contribuito a formare la storia del melodramma con prime rappresentazioni di numerosi capolavori. Abbiamo chiesto a Fortunato Ortombina, direttore artistico e sovrintendente del teatro, come si programmano le stagioni teatrali e chi decide quali titoli inserire in cartellone e perché.

Con quanto anticipo si lavora su una stagione teatrale?

“Si comincia tre anni prima. I titoli in calendario sono scelti dal direttore artistico, ma la programmazione della stagione nasce da un lavoro di squadra, approvato dal sovrintendente (in questo caso l’incarico è ricoperto sempre da Ortombina ndr.), che coinvolge più figure professionali a partire dai 300 dipendenti che lavorano al teatro La Fenice: professori d’orchestra, artisti del Coro, tecnici, direttori di scena, amministrativi e molti altri”

Come si decide quali spettacoli inserire in calendario?

La Fenice dà spazio alla lirica, ai concerti, alla danza e alla musica da camera e ogni stagione propone opere nuove al fianco dei grandi classici reinterpretati e “resi nuovi”. Il rapporto tra le due produzioni è 50 e 50: metà del palinsesto è fatto da testi mai messa in scena prima alla Fenice, metà da opere famose come il Rigoletto, la Bohème, la Carmen. Si tratta di testi immortali che hanno ancora oggi un potenziale enorme perché gli autori del passato erano profeti: non parlavano alle loro generazioni, ma all’umanità intera”.

È l’unico criterio con cui selezionate i testi?

“No. Credo sia importante anche proporre un calendario che non sia una semplice sequenza di eventi, piuttosto un puzzle capace di suscitare negli spettatori emozioni. L’accostamento dei testi è fondamentale perché crea un’alchimia unica. Ai nostri spettatori proponiamo magari un giorno la Madame Butterfly di Puccini e il giorno successivo la Carmen di Bizet. Due storie diverse che parlano di donne, unite da un sottile filo rosso”.

Riempie più il teatro un grande nome, un testo famoso o un testo intelligente?

“Fino a 20 anni fa avrei risposto, i grandi nomi. Luciano Pavarotti nel campo dell’operistica era una garanzia ad esempio. Oggi non è più così. Chi va a teatro non vuole necessariamente vedere una star: vuole emozionarsi e sentire una storia”.

Quali sono gli spettacoli di maggior successo?

“Sicuramente l’opera: negli ultimi 10 anni sta vivendo una fase d’oro, con ottimi margini di crescita anche dal punto di vista economico”.

C’è spazio per la sperimentazione e l’innovazione?

“Certo. Qualche anno fa, nel 2011, abbiamo inserito in calendario un titolo che dal 1960 in poi non era mai stato messo in scena: Intolleranza di Luigi Nono. Nonostante l’autore fosse un artista dell’avanguardia, quindi non semplicissimo da ascoltare, la rappresentazione del suo testo ha avuto un grande successo. L’innovazione passa dal coraggio di queste scelte, ma anche dalle sperimentazioni estetiche con cui riproponiamo i classici: l’uso della luce, della scenografia o la scelta di un’ambientazione lascia ampio margine all’innovazione”.

E i giovani? Come li avvicinate?

“I dati confermano che aumenta il numero dei giovani che si avvicinano al nostro teatro. Oggi tramite la rete è possibile sapere chi prende i biglietti, quanti anni ha, da dove proviene e noi vediamo che sempre più ragazzi vengono al teatro La Fenice. La nostra poi è una programmazione rivolta a tutte le fasce di età, dai neonati in poi. Lavoriamo inoltre con i ragazzi dell’Accademia delle Belle arti di Venezia, del Conservatorio e coinvolgiamo scuole di ogni ordine e grado in tutta la provincia”.

Qual è stato l’evento di maggior successo della scorsa stagione?

“Sono stati due: la Carmen di Georges Bizet diretta dal maestro Myung-Whun Chung e il concerto di Capodanno”.

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