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Società

Perché nei paesi che crescono il lavoro è delle donne

di Valentina Saini - 8 marzo 2018
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Cos’hanno in comune Danimarca, Svizzera e Paesi Bassi? Per cominciare, sono paesi altamente innovativi e le loro economie vanno bene; si trovano nella Top 10 dei paesi più felici del mondo (parola del World Happiness Report); e vantano alti tassi di occupazione femminile. Non si tratta di fenomeni indipendenti l’uno dall’altro. Un recente studio dell’OECD, ad esempio, ha evidenziato come le discriminazioni di genere determinino un calo della soddisfazione generale rispetto alla propria vita, e che l’eguaglianza tra uomini e donne potrebbe far scendere la quota di popolazione globale “infelice” dal 14% al 5%.

Più donne al lavoro, più crescita economica

Ma una maggiore parità fra uomini e donne farebbe molto bene anche all’economia, e ormai ci sono sempre più studi a ripeterlo. È facile capire perché: le donne sono la metà della popolazione mondiale, e se realizzassero appieno il loro potenziale, l’economia ne trarrebbe grande giovamento. Un rapporto pubblicato dal McKinsey Global Institute nel 2015 stimava che se le donne avessero le medesime opportunità economiche degli uomini, il PIL mondiale aumenterebbe di 28 trilioni di dollari l’anno entro il 2025.

Lo scorso marzo il Commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere, ha definito la parità “un motore della crescita economica”. In più, in un’Europa sempre più anziana, una maggiore occupazione femminile potrebbe contribuire a ribaltare i trend. Infatti nei paesi con maggiore uguaglianza di genere si fanno più figli. La Danimarca, ad esempio, ha molte più donne con un impiego a tempo pieno dell’Italia (rispettivamente 55% e 39%, nel 2015) e anche un tasso di fecondità di 1,7 figli per donna contro 1,4.

Sulla parità di genere, nel Belpaese c’è ancora molto da fare. Però le cose stanno migliorando, seppur lentamente. Con il 48,8% di occupazione femminile, nel giugno dell’anno scorso l’Italia ha registrato il record di donne con un lavoro dal 1977, che è stato il primo anno nel quale son stati raccolti i dati. Un dato che rimane però lontano da quello maschile, che nello stesso periodo sfiorava il 67%. E anche dal dato europeo: nel 2016 la media dell’occupazione femminile nell’UE superava il 65%. L’Italia era penultima, seguita dalla Grecia. Del resto, la sottoccupazione femminile in Italia è strutturale, anche se le donne sono in media più istruite degli uomini (secondo l’OECD il 46% delle italiane fra i 25 e i 34 anni ha una laurea, contro il 35% dei loro coetanei). Certo, non si tratta di un problema esclusivamente italiano: a livello globale, lavora il 49% delle donne contro il 76% degli uomini (dati ILO).

Le cause del ritardo italiano

Le cause sono molte, e varie. I congedi di paternità faticano a prendere piede, e bisogna potenziare le misure di sostegno alla genitorialità e alla prima infanzia. Ad esempio gli asili. Basti pensare che nel 2016 quasi 25mila donne in Italia hanno dovuto rassegnare le dimissioni volontarie dal lavoro per badare ai figli, non potendo iscriverli all’asilo (per costi troppo alti o mancanza di posti) o lasciarli dai nonni. Nella classifica 2017 sulla diseguaglianza di genere globale del World Economic Forum, l’Italia è 82esima su 144 stati, ma nell’ambito specifico della partecipazione e opportunità economica è addirittura 118esima.

D’altra parte, di lavoro (non remunerato) le italiane ne hanno più di tante altre. Nell’area OCSE, infatti, non c’è paese dove le donne abbiano un carico di faccende domestiche giornaliere più alto (5 ore al giorno contro le due ore scarse per gli uomini). E al contrario dei già citati Danimarca, Svizzera e Paesi Bassi, l’Italia è lontana dalla Top Ten dei paesi più felici del mondo.

Valentina Saini

Valentina Saini

Trentina, appassionata del Mediterraneo, ha vissuto per lungo tempo in Spagna e trascorso vari periodi di studio in Medio Oriente. Ha conseguito un DEA in comunicazione e giornalismo all’Università Autonoma di Barcellona. Scrive o ha scritto di MENA e EastWest, per Eastwest, Donnaeuropa, Pagina99, Gli Stati Generali.

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