Il welfare aziendale fa bene a tutti, aziende comprese

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Perché il welfare aziendale fa bene a tutti, aziende comprese

di Giuseppe Baselice - 21 marzo 2018
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Si parla spesso di welfare aziendale. Ma cos’è davvero? Alcuni esempi ci possono aiutare a capirlo meglio. Al colorificio San Marco di Marcon (VE) hanno sviluppato una piattaforma ad hoc dove i dipendenti possono personalizzare il proprio welfare, in base alle loro esigenze personali. L’azienda Monnalisa di Arezzo, dove quasi tutte le dipendenti sono donne, ha previsto la possibilità di rendere più flessibile il lavoro rispetto alle esigenze familiari. A Rimini, invece, c’è l’azienda agricola Fungar, che è anche modello di integrazione: le dipendenti sono quasi tutte donne cinesi, che vengono aiutate su pratiche burocratiche, affitto, scuola dei figli.
Sono queste tre delle ventidue aziende premiate nel 2017 da Welfare Index Pmi promosso da Generali Italia, azienda che il welfare aziendale lo pratica e ne misura la penetrazione anche tra le piccole e medie imprese, con l’obiettivo di diffondere la cultura del welfare aziendale evidenziando le migliori pratiche e gli esempi che possono essere presi a modelli e imitati. Del resto, il welfare aziendale è uno strumento per attrarre le migliori professionalità, sia italiane che straniere, e in particolare le generazioni più giovani, che puntano molto sull’equilibrio tra la vita personale e quella professionale.

Un sistema di servizi per i lavoratori

Che cos’è il welfare aziendale lo spiega Cristina Calabrese di Key2people, società italiana di ricerca e partner del Welfare Index Pmi: “E’ un sistema di servizi utili alle persone e alle famiglie, che l’azienda mette a disposizione in maniera complementare rispetto alla parte retributiva”. Quindi si va dall’assistenza sanitaria (pagamento di un’assicurazione o di specifiche visite mediche) alla pensione integrativa, dalla spese per la scuola dei figli ad attività sportive e di benessere, dalla cultura alla formazione fino al telelavoro e alle agevolazioni per le dipendenti madri.
“Si tratta, grazie agli incentivi previsti dalla legge, di servizi netti – spiega ancora Calabrese -, quindi sono convenienti all’azienda rispetto a un aumento in busta paga, che comporterebbe costi lordi, e utili per il lavoratore, che così percepisce di più (in servizi) rispetto a quanto avrebbe ricevuto se quegli importi gli fossero stati corrisposti in denaro con la busta paga (e quindi tassati)”. Un vantaggio soprattutto per i Millennials, che fanno del bilanciamento tra lavoro, tempo libero e servizi una precisa priorità di vita: “E in maniera particolare per i lavoratori internazionali, che ormai si aspettano di trovare le stesse condizioni anche in Italia, visto che all’estero il welfare aziendale è più diffuso. In Italia le grandi aziende sono al passo ma le Pmi sono ancora indietro”.

I numeri di un successo

Per incoraggiarle, le migliori di loro vengono premiate. Il Welfare Index Pmi ha condotto la ricerca su un campione di 3.422 aziende tra i 6 e i 250 dipendenti, il 60% in più rispetto alle 2.140 del 2016. In due anni quindi sono stati analizzati più di 5.500 aziende, realizzando la più dettagliata indagine di profondità del settore, da cui emerge che chi già pratica il welfare aziendale tende a farlo sempre di più, a fronte di un’elevata soddisfazione di chi ne beneficia. Peraltro, le imprese molto attive nel welfare aziendale (cioè in almeno sei aree) sono raddoppiate, dal 9 al 18%, ma soprattutto che il 71% delle imprese più attive ha già raggiunto risultati positivi. “E’ difficile quantificare – spiega Calabrese – in termini economici, ma in ogni caso il welfare aziendale impatta sulla qualità del lavoro in azienda e per questo può anche essere una leva per attrarre giovani talenti, che non sono più abituati a considerare soltanto l’aspetto retributivo”.

Giuseppe Baselice

Giuseppe Baselice

Classe 1980, napoletano di nascita, Redattore di First Online, ha vissuto prima a Parigi e poi tra Roma e Milano, dove risiede attualmente. Dopo aver svolto studi giuridici, ha ben presto intrapreso quella che è da sempre la sua passione: la scrittura e, in particolare, il giornalismo. Ha collaborato per diverse testate (Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport, Affaritaliani.it), e lavorato anche come addetto stampa.

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