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Innovazione

Realtà virtuale e realtà aumentata: quali sono le differenze?

di Emanuela Zaccone - 24 aprile 2018
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Immagina di indossare un casco e trovarti al centro di una piramide, senza neanche lasciare il divano di casa. Oppure prova a scattarti una foto usando le maschere di Messenger o di Instagram, quelle animazioni che ti piacciono tanto.

Nel primo caso sei dentro una realtà virtuale, nel secondo ti diverti grazie alla realtà aumentata.

Qual è la differenza tra le due tecnologie?

La differenza di fondo è netta: mentre con la realtà virtuale sei completamente immerso in una simulazione di qualche tipo, nel caso della realtà aumentata  viene aggiunto un livello all’esperienza reale, integrando mondo fisico e digitale.

Per accedere alla realtà aumentata è sufficiente disporre di uno smartphone con fotocamera e di un’app che consenta appunto di visualizzare i vari elementi.

Per godere di un’esperienza di realtà virtuale bisogna disporre di visori – come Oculus VR di Facebook, Microsoft Hololens, Samsung Gear VR, Google Cardboard o HTC Vive solo per citarne alcuni – che consentano la simulazione ed isolino l’utente per accentuare e abilitare l’aspetto immersivo dell’esperienza.

Nel caso della realtà virtuale, oltre al visore, è inoltre possibile disporre di altri strumenti finalizzati al tipo di esperienza di cui si è protagonisti: per i videogames ad esempio si hanno in mano anche dei controller di gioco.

A cosa servono realtà aumentata e realtà virtuale

Gli ambiti di applicazione di entrambe sono piuttosto ampi, spaziando dall’intrattenimento alle informazioni, fino alle applicazioni in ambito medico e turistico.

L’adozione delle due tecnologie segue però ritmi differenti.

La realtà aumentata – che pure era stata già oggetto di vari esperimenti – ha attirato l’attenzione internazionale nel 2016 con Pokémon Go, che ha generato l’impressionante numero di 50 milioni di download in meno di 20 giorni.

La realtà virtuale invece fatica ancora ad arrivare alle masse, anche perché, come visto, necessita di dispositivi aggiuntivi. Ciononostante ci sono settori in cui si rivela particolarmente utile: ciò vale ad esempio per l’ambito medico, dove si spazia dalla possibilità di migliorare l’insegnamento “portando in sala operatoria” gli aspiranti chirurghi, fino a rivoluzionare la terapia del dolore grazie alla simulazione.

In questi casi il vantaggio della virtual reality è proprio nell’immersività che consente di ricreare situazioni, sensazioni e contesti al fine, ad esempio, di migliorare il contatto con pazienti anziani o autistici. La cosiddetta “cyberterapia”, inoltre, si è dimostrata utile anche in

casi di pazienti con danni cerebrali, che ne hanno tratto benefici in termini di una maggiore velocità di recupero di alcune funzionalità.

Grazie a questa tecnologia è anche possibile impostare dei percorsi di riabilitazione per pazienti con disturbi motori.

Ma ci sono anche casi in cui viene usata per migliorare la sicurezza sui posti di lavoro e troverà certamente spazio nella prossima generazione di social network (non a caso Facebook qualche anno fa ha acquisito Hololens, il visore per la realtà aumentata lanciato da Microsoft).

Insomma, è solo l’inizio di una nuova idea di realtà.

Emanuela Zaccone

Emanuela Zaccone

Marketing & Product Manager di TOK.tv, il social network per i fan dello sport con quartier generale in Silicon Valley. Ha un’esperienza decennale in ambito social media strategy e analysis: nel ruolo di consulente, ha collaborato con aziende – tra cui TIM, Eridania Tate & Lyle e LUISS Guido Carli – associazioni e startup. Scrive per Digitalic, Wired e Nòva de Il Sole 24 Ore, oltre che su Medium.

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