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Rugby: regole e benefici di uno sport non abbastanza conosciuto

11 maggio 2018
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Il rugby è uno sport di contatto, si gioca con una palla ovale, a fine partita gli avversari brindano insieme in quello che è noto come “terzo tempo”. Queste sono le prime cose che ci vengono in mente quando pensiamo a questo sport. Ecco, qui vogliamo approfondire il tema, partendo dalle basi. Per farlo abbiamo chiesto aiuto ad Antonio Pavanello, seconda linea della Benetton Rugby nel primo decennio del 2000 con cui ha vinto 4 campionati, 2 supercoppe nazionali e una Coppa Italia. Dottore in Architettura, oggi è il direttore sportivo della società veneta.

Breve storia del rugby e scopo del gioco

«Il rugby è nato nel 1823 in Inghilterra – racconta Pavanello – La leggenda narra che il merito sia di uno studente del college che, stufo di calciare la palla in una partita di calcio, la raccolse con le mani e la portò all’interno della rete, “schiacciandola” per terra oltre la linea di porta». Praticamente la prima meta nella storia dello sport, che si gioca in un’area della grandezza di 100*60 metri (le aree di meta misurano circa 15-20 metri). Come un campo da calcio. «La prima differenza strutturale – spiega Pavanello – riguarda i pali, che sostituisco le porte da calcio. Sono più alti e la traversa non è poggiata su di loro: è più bassa e forma una “H”».  L’obiettivo non è fare gol, ma fare meta: cioè, portare il pallone oltre la linea di meta e schiacciarlo, proprio come lo studente-inventore. «Per fare questo, ci sono due squadre formate da 15 persone ciascuna. E la linea di difesa avversaria può essere superata in tre modi: attraverso passaggi effettuati con le mani, ma solo all’indietro; calciando l’ovale in ogni direzione (anche in avanti, ma con i compagni che partono alle spalle di chi lancia la palla al momento della partenza della stessa); attraverso lo scontro fisico (provando quindi a superare l’avversario in corsa).

Benefici fisici, mentali e sociali

«I quattro principi del rugby – elenca Pavanello – sono: avanzare, sostenere, pressare e continuare ad avanzare-sostenere-pressare. I valori del rugby sono tutti qui. A me piace particolarmente il secondo, “sostenere”: io devo portare il pallone in avanti, certo, ma senza il supporto della squadra non posso farcela». Si evince che il rugby è dunque una disciplina in cui le dinamiche di gruppo, sostegno, amicizia e sacrificio sono fondamentali. Così come il rispetto delle regole. «In campo – sottolinea Pavanello – l’arbitro è una figura istituzionale, rispettata sotto ogni forma. Non ci sarà mai un giocatore che gli urlerà contro perché la punizione è l’arretramento di 10 metri della linea. Inoltre, in caso di fallo o infrazione, il rugbista può essere ammonito e sospeso dieci minuti dal gioco, o addirittura espulso. Ma nessun rugbista lascerebbe la sua squadra da sola». Dal punto di vista mentale, lo sforzo richiesto è altrettanto notevole. «La preparazione fisica è importante, ci si prepara insieme nella corsa, nella resistenza, nell’esplosività e nella potenza. Il sacrificio è tanto, una mente forte è necessaria».

Il ruolo di Treviso nell’ecosistema rugbistico italiano

Antonio Pavanello conosce bene Treviso, avendoci giocato per anni. Oggi è il direttore della Benetton Rugby e nessuno, meglio di lui, può descrivere l’importanza della città nell’universo della palla ovale, in Italia e non solo. «Treviso, storicamente, ha dato tanto a questo mondo. La società vanta tantissimi riconoscimenti e titoli. Dal 2010 ha abbandonato il campionato italiano per prendere parte a uno internazionale, l’attuale Pro14 (insieme alle Zebre, squadra di Parma, ndr)». Il torneo vede la partecipazione di squadre gallesi, irlandesi, scozzesi, sudafricane: raggruppa i migliori atleti ed è un’occasione di crescita per loro stessi.

I ragazzi sono il futuro

Sabato 12 e domenica 13 maggio, al centro sportivo La Ghirada, prenderà il via il torneo “Città di Treviso”. Si tratta di una manifestazione rivolta a bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni. Iniziative del genere sono ossigeno puro per il movimento: «A quell’età – spiega Pavanello – il rugby è molto piacevole, i contatti sono limitati, quindi c’è molto divertimento nel giocare». E mentre si divertono i bambini imparano. Sì, perché il rugby ha anche un ruolo educativo: è uno sport in grado di trasmettere valori importanti – per il mondo sportivo, ma non solo – come il rispetto, la lealtà, la condivisione e la partecipazione. La prossima edizione del “Città di Treviso” sarà la numero 40: «Tornei del genere creano ricordi che ti porti dietro tutta la vita. Io l’ho giocato e posso confermarlo: in due giorni conosci molte persone e vivi tante emozioni».

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