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5 cose da sapere per comunicare col cane

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5 cose da sapere per comunicare col cane

di Antonio Autieri - 8 Gennaio 2021

“È il mio primo cane, chissà se ce la farò”. “È un cucciolo: se sbaglio qualcosa adesso sarà difficile tenerlo in casa?”, “Sto adottando un cane già grande: come si fa in questi casi?”. Risponde in questo articolo Antonio Autieri, addestratore cinofilo e creatore della community Lui, Lei e il Cane. È esperto di educazione e rieducazione comportamentale del cane.

Sono domande e considerazioni che chi come me lavora coi cani e con i loro proprietari si sente fare spesso. Le risposte non sono semplici, ovviamente, perché ogni caso, ogni cane, ogni relazione fa storia a sé. Ma tutte queste questioni, se le guardiamo bene, riguardano il nostro rapporto col nostro cane, e il suo rapporto con noi. Riguardano insomma la nostra capacità di comunicare con i nostri amici, e di capire cosa loro vogliono comunicare a noi. Proprio su questo aspetto possiamo concentrarci per alcuni consigli generali, che possono aiutarci a conoscere meglio “la lingua” del nostro cane, e far apprendere a lui la nostra. Sembra banale e ovvio, ma non lo è affatto. Lascialo prendere confidenza con la casa, studialo, guarda cosa fa.

Cercare di conoscerlo, e di farsi conoscere.

Cosa gli conviene fare per muoversi nell’ambiente. Cercherà di capire quali limiti ha la nuova situazione, e di prendere confidenza con gli oggetti, gli spazi e le persone. Imparare a capirlo, e dargli dei limiti può essere molto utile. In questo senso, può essere utile – senza esagerare – farlo abituare da subito a passare del tempo nel kennel, cioè una gabbia aperta o in un recinto domestico. Dobbiamo comunicargli da subito, però, che quella è una tana, non una prigione. Così, può essere un ottimo posto in cui metterlo quando è costretto a dormire, perché stanchissimo. Ma quando si sveglia ed è pimpante ha senso “liberarlo”, per comunicargli appunto che quello è un rifugio che lo protegge, non una prigione che lo costringe. Piano piano, così, lo educhiamo a starci con l’obiettivo che il cane poi ci stia anche quando noi ci siamo insegnargli che lì dentro ci sta anche con la porta aperta, o quando è a casa da solo.

Se a casa da solo piange, ulula, ecc. Cosa bisogna fare?

Intanto, dobbiamo insegnargli da subito a stare da solo. Quando portiamo a casa un cucciolo, che può essere ceduto a 60 giorni come età minima, di solito le persone ci passano subito tre giorni interi, dedicandosi anima e corpo. In questo modo gli comunichiamo che noi ci saremo sempre, e appena non ci siamo il cane impazzisce. Quindi è importante lasciarlo solo da subito, per comunicargli che è una situazione normale e che torneremo sempre. Lo lasceremo solo, sia uscendo di casa, sia andando in altre stanze in casa, per insegnargli a gestire le brevi assenze. Ogni occasione è buona per lasciarlo da solo, anche 15 secondi. Molti hanno avuto problemi col lockdown, perché uscire era molto più raro. Ma anche in queste situazioni bisogna vincere la pigrizia, e trovare il modo di andare fuori, magari anche solo un quarto d’ora sulla scala o nel giardino condominiale. 

Come fare per imporsi e non fargli fare quello che il cane vuole?

Dobbiamo sapere una cosa: ogni volta che concediamo qualcosa al cane, stiamo creando un precedente. Gli stiamo comunicando che quello che è successo adesso succederà domani o dopodomani. Questo è uno dei principi fondamentali della comunicazione con i cani e va sempre tenuto presente. A loro non possiamo spiegare il concetto di eccezione: quel che succede una volta crea un’aspettativa difficilissima da sradicare. Vale per il cibo, per il gioco, o per i posti che può o meno frequentare. 

A proposito, il cane può dormire coi padroni? Gli fa bene? 

Se non ha problemi come l’ansia da separazione, e se ai padroni fa piacere, perché no? Però, appunto, è importante essere sicuri che non ci sia un’ansia da separazione nel cane. Dormire con noi potrebbe accentuare questa nevrosi e peggiorarla. Lui ce la comunica con alcuni segnali chiari, questa sua ansia: distrugge cose in casa, ulula, abbaia, gratta sotto la porta, fa la pipì continuamente in casa. Per alcuni c’è addirittura l’iper-ventilazione. 

Il cane non parla. Come si comunica con lui? 

I cani ci danno continuamente indicazioni. Per esempio, se il cane si lecca spesso il naso, potrebbe avere la nausea, magari ha mangiato qualcosa che non va. Quando scappano vogliono essere inseguiti, per giocare. Ma se non succede, allora nasce quello che chiamiamo impropriamente un “dispetto”, magari rubando qualcosa o disobbedendo. In realtà non è un dispetto, serve solo per attrarre l’attenzione del padrone. Ancora, se il cane vuole fare il mio capo, cerca di rubarmi il cibo di mano, vuole fare il capo branco. Che, ovviamente, non va bene. 

Dobbiamo ricordargli che siamo noi a comandare. La pappa l’avrà, ma quando starà seduto. Se noi accettiamo sempre le sue imposizioni, gli comunichiamo invece il contrario di ciò che è giusto. Il nostro corpo conta, la nostra voce conta. Ha bisogno di tempo per decifrare il nostro linguaggio corporale e vocale. Dobbiamo sempre cercare di capire come reagisce. Scodinzola: vuol dire che gli piace. Si arretra, tira indietro le orecchie, e si lecca il muso: vuol dire che non gli piace, e che non lo stiamo mettendo a suo agio. Ad ogni nostra azione corrisponde una reazione. Osservare tutto, da sempre è fondamentale per comprendere l’attitudine del cane, il suo carattere, è fondamentale per farlo stare bene, e per stare bene noi con lui

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Antonio Autieri

Antonio Autieri

Addestratore cinofilo e Youtuber, si occupa prevalentemente di educazione e rieducazione comportamentale del cane. È anche scrittore. Ha creato la community Lui, Lei e il Cane, nella quale affronta tutte le tematiche relative ai processi di educazione del cane.

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