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Società

5 cose da sapere per un buon piano di welfare aziendale

di Andrea Mencattini - 10 settembre 2018
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La parola “Welfare” indica le politiche e le soluzioni che uno Stato adotta e organizza per il benessere dei propri cittadini “dalla culla alla tomba”: comprende quindi il Sistema Previdenziale, il Sistema Sanitario e tutte le forme di Assistenza socio-sanitaria.

Nel corso degli anni l’invecchiamento della popolazione da un lato e i vincoli di bilancio pubblico dall’altro, hanno progressivamente richiesto importanti aggiustamenti al Welfare pubblico in tutti i paesi occidentali ed in particolare nel nostro.

Sono  quindi nate a partire dagli anni ’80 le prime iniziative di Welfare Aziendale, cioè sistemi complementari alle medesime aree coperte dal sistema pubblico, finanziati in parte dal datore di lavoro ed in parte dal lavoratore stesso. Nel corso degli anni lo spettro delle iniziative si è via via ampliato, fino a comprendere i servizi che il datore di lavoro mette a disposizione e tutti i benefit che il lavoratore stesso può scegliere

Questi provvedimenti portano benefici a dipendenti e imprese: da un lato migliorano il clima aziendale e l’equilibrio fra lavoro e vita privata dei lavoratori, dall’altro aiutano l’azienda a essere più attrattiva per trovare nuovi talenti, riducono il turnover e fanno bene alla produttività.

Ma di quali elementi bisogna tener conto per un buon piano di welfare aziendale? Vediamone cinque insieme.

1 – Conoscere le aree di welfare per scegliere le più adatte  

Come detto, la parola “welfare” riferita alla aziende racchiude in sé misure diverse. Per semplificare, possiamo dire che il welfare “classico” comprende pilastri come previdenza, piani sanitari, polizze long term care (quelle che aiutano a sostenere le spese legate alla perdita dell’autosufficienza). Sono sempre più importanti, però, i “flexible benefit”, ovvero beni o servizi che le aziende erogano ai lavoratori come, ad esempio, corsi di lingua o programmi sportivi.  

Conoscere tutte le opportunità e i campi di applicazione è quindi fondamentale per capire quale sia più giusto attivare. A livello macro con Welfare Index PMI, il primo indice che valuta il livello di welfare delle PMI italiane, abbiamo inquadrato 12 aree di welfare che oggi le aziende hanno a disposizione per migliorare la qualità della vita, sia lavorativa che privata, dei dipendenti. Queste aree sono:

–  previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza,

–  polizze assicurative, sicurezza e prevenzione,

–  conciliazione vita-lavoro, sostegno economico, sostegno ai soggetti deboli,

–  formazione, cultura e tempo libero, welfare allargato al territorio e alle comunità.

2 – Le esigenze dei dipendenti sono la chiave di un buon piano

Un piano di welfare aziendale funziona solo se costruito sulla base delle reali esigenze dei dipendenti. Da un lato i lavoratori possono aiutare l’azienda a capire quali sono i bisogni più importanti; dall’altro lato, l’azienda ha il compito di ascoltare e conoscere i propri dipendenti, imparando anche a leggere e interpretare i dati che possano dare un quadro complessivo più completo.

Prendiamo l’esempio di un’azienda che ha come dipendenti una maggioranza di donne sotto i 45 anni. Le agevolazioni per la conciliazione di vita-lavoro saranno fondamentali, ad esempio in termini di flessibilità di orario e servizi ad hoc. Se i dipendenti hanno un’età media bassa, tra i 25 e i 30 anni, potrebbero essere molto apprezzate formazione, sostegno alla mobilità, attività culturali e tempo libero.

Insomma, un buon piano di welfare dovrebbe seguire i bisogni dei dipendenti nelle diverse fasi della vita.

3 – Non esistono soluzioni giuste per tutti, ma soluzioni su misura

Abbiamo visto che la parola “welfare” racchiude in sé diverse soluzioni. Allo stesso modo, la parola “impresa” indica un concetto preciso, ma include dei mondi produttivi e lavorativi che possono essere molto diversi fra loro. Ogni azienda ha delle esigenze specifiche, esigenze di cui bisogna tenere conto quando si vuole stilare un piano di welfare aziendale ragionato.

Le variabili sono tante: l’orario di lavoro dei dipendenti, le dimensioni dell’azienda, il territorio in cui opera, la tipologia della produzione e altre ancora.

Va da sé che una soluzione giusta per un’azienda sarà meno funzionale per un’altra che presenta caratteristiche diverse. Oltre a conoscere bene i dipendenti, quindi, è necessario conoscere l’azienda.

4 – Per “costruire un piano di welfare aziendale” è necessario conoscerne le opportunità e le regole

Conoscere le regole è un fattore indispensabile per attuare un piano di successo. Informarsi sugli strumenti che si possono attivare, sulle opportunità fiscali e sulle norme è prioritario.

Esistono delle normative che permettono alla aziende di attuare dei piani di welfare in maniera agevole ed economicamente sostenibile. Ad esempio, il premio di produzione convertito in servizi di welfare ha una tassazione pari a zero rispetto a quello in denaro, sia per l’azienda che per il dipendente.

Secondo il rapporto Welfare Index PMI, nel 2017 solo due aziende su dieci hanno dichiarato di conoscere le regole e gli incentivi del welfare aziendale in maniera approfondita. E queste sono proprio quelle che hanno dimostrato di essere anche le più attive, a dimostrazione del fatto che “conoscere” va a braccetto con “fare”.

5 – Fare rete paga sempre

Sempre in ottica di migliorare i servizi di welfare aziendale, per le piccole e medie Imprese, è importante fare lavoro di squadra.

Ad esempio, iniziative come l’apertura di un asilo o l’attivazione di un servizio di trasporto condiviso possono essere troppo onerose per una piccola o media impresa. Questi stessi servizi, sviluppati e suddivisi tra diverse aziende del territorio diventerebbero accessibili e sostenibili sia a livello economico che gestionale.

Questo significa che fare rete, condividendo iniziative comuni nel territorio, informazioni e servizi, fa bene a tutti.

Andrea Mencattini

Andrea Mencattini

Andrea Mencattini è Amministratore Delegato e Direttore Generale di Generali Welion, la nuova società di welfare integrato per famiglie, imprese e lavoratori. Sempre in tema di welfare, Andrea Mencattini è membro del Comitato Guida di Welfare Index PMI, il Rapporto promosso da Generali Italia sul livello di welfare nelle piccole medie imprese italiane.

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