Andy Warhol: breve guida all’artista

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Andy Warhol: breve guida all’artista

di Emilia Giorgi - 24 Gennaio 2019
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“In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti.” A 50 anni di distanza, queste parole del grande artista americano Andy Warhol risuonano come una profezia se pensiamo alla società e alla cultura del presente, brillantemente prefigurate in questa manciata di momenti di celebrità. Ciascuno di noi avrà l’opportunità di essere una fugace icona, tuonava Warhol, un prodotto della cultura di massa che proprio negli anni Sessanta del Novecento si affermava a livello globale.

Gli inizi

Torniamo indietro al 1928, anno in cui a Pittsburgh nasce Warhol, al secolo Andrew Warhola, figlio di due immigrati slovacchi. Nella città della Pennsylvania studia al Carnegie Institute of Technology fino al 1949, anno in cui si trasferisce a New York per lavorare come grafico pubblicitario per riviste come Vogue e Glamour. Difficile etichettare un talento spiccato ed eclettico come quello di Warhol, capace di muoversi dalla pittura, alla fotografia, al cinema, fino a divenire uno dei più riconosciuti artisti del Novecento, secondo solo a Picasso per il mercato internazionale. Nella Grande Mela, in poco tempo si distingue come uno dei principali esponenti del movimento della Pop Art, nato negli USA nella seconda metà degli anni ’50.

La Factory

La sua ricerca si sviluppa intorno alla cosiddetta Factory, uno studio che fonda nel 1962 al quinto piano di 231 East 47th Street. Si tratta di un vero e proprio centro di produzione incessante di cui fa parte un folto gruppo di giovani, chiamati le Superstar di Warhol, un team creativo che dipingeva, stampava serigrafie, girava film. In questo luogo mitico si formavano artisti come Jean Michel Basquiat o Keith Haring e si riunivano le più grandi celebrità del momento, da Mick Jagger a Liz Taylor e Debbie Harry. Qui viene prodotto il primo album dei Velvet Underground con Lou Reed, per il quale Warhol disegna la famosissima cover con la banana.

Le opere più famose

Tutti diventano parte essenziale di una grande fabbrica della creatività, il cui oggetto è l’esorcizzazione della società consumistica, grazie alla riproduzione seriale e la trasformazione cromatica mediante la tecnica serigrafica (stampa artigianale su seta) di immagini di prodotti come la zuppa Campbell o la Coca-Cola, di icone dello spettacolo come Marilyn Monroe e Elvis Presley, personaggi come Mao Tse Tung, scatti tratti dai rotocalchi di incidenti stradali o sedie elettriche vuote. Tutto ciò che viene velocemente consumato dall’informazione giornalistica o dalla società di massa, diventa provocatoriamente protagonista del processo artistico di Warhol, grazie all’utilizzo delle più svariate tecniche. Per le celebrità dell’epoca essere ritratte da Warhol era ormai imprescindibile.

La fine

Andy Warhol, l’uomo che ha messo in discussione la realtà consumistica imperante, muore a 58 anni a New York il 22 febbraio del 1987, a seguito di un intervento alla cistifellea. Dopo la morte, la casa d’aste Sotheby’s vende 10.000 oggetti di sua proprietà, il cui ricavato andrà a finanziare la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Nel 1989, il Museum of Modern Art di New York lo celebra con una grande mostra monografica.

Le sue opere oggi hanno un valore enorme. Basti pensare che nel 2013 la sua opera “Silver Car Crash (Double Disaster)” è stata venduta per più di 100 milioni di dollari.

Fino al 24 febbraio al Palazzo Albergati di Bologna si può visitare la mostra “Warhol&Friends. New York negli anni ’80”, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Bologna e sostenuta da Generali Italia attraverso il programma Valore Cultura.

Emilia Giorgi

Emilia Giorgi

Emilia Giorgi è storica dell’arte e curatrice di mostre di architettura contemporanea con un interesse particolare per la contaminazione tra diversi ambiti disciplinari. Ha lavorato a lungo con il Ministero per i beni culturali e per il museo MAXXI. Ha curato mostre e conferenze per istituzioni pubbliche e private come La Triennale di Milano, l’Istituto Centrale per la Grafica, la Fondazione VOLUME!, la galleria Campo e la Fondazione Pastificio Cerere di Roma, il Museo Marino Marini di Firenze, lo IUAV di Venezia. Ha curato la sezione "Cut and Paste" del Padiglione Italiano per la 14. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (2015). Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, è stata responsabile architettura per la rivista Artribune e collabora con le principali testate italiane, come Icon Design – Panorama, Domus, Abitare, La Repubblica, Il Manifesto. È membro del consiglio direttivo dell’INARCH Lazio.

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