Arte e territorio: quando le opere escono dai musei - Semplice come
Arte e territorio: quando le opere escono dai musei

Precedente

Università: come scegliere quella giusta

Successivo

Come fare delle belle foto in vacanza con lo smartphone

Società

Arte e territorio: quando le opere escono dai musei

di Valeria Arnaldi - 9 Luglio 2019
Condividi su FacebookTwitta su TwitterCondividi su LinkedIn

Attirare l’attenzione. Catturare lo sguardo e “guidarlo” alla scoperta – o riscoperta – del territorio. Sollecitare il turismo e, dunque, farsi volano per lo sviluppo economico. Diffondere la cultura del Bello, portando opere al di fuori degli spazi tradizionali per raggiungere un pubblico più ampio. Contrastare incuria e abbandono. L’arte si fa, sempre più spesso, strumento di riqualificazione e valorizzazione del territorio, uscendo dai musei per entrare nello spazio condiviso, reinterpretandolo, e contrastando l’intellettualismo di un messaggio per pochi con l’esempio di arte appunto, anzi arti, per tutti grazie a interventi che come “sorprese” attirano esperti e appassionati, ma pure semplici curiosi.

La nascita della Land Art

La collocazione di opere negli spazi comuni è prassi antica, ma la loro irruzione  nel paesaggio è fenomeno che si può ricondurre agli anni Sessanta, quando in Usa è nata la cosiddetta Land Art che ha portato gli artisti a intervenire direttamente nella natura, dialogando con il panorama. La corrente nasce come reazione al modernismo e punta proprio a liberare le opere dai “confini” dei siti espositivi noti, sollecitando una nuova attenzione, al contempo, per l’ambiente, la vita e l’arte stessa. Quest’ultima nei musei appare costretta, mentre viene proposta come espressione libera quando è nello spazio aperto.

Gli artisti chiave

Molti i nomi noti che “ridisegnano” il panorama. Robert Morris progetta “Observatory” – monumentale anello di terra ricoperto d’erba – già a fine del 1965 e lo concretizza nel 1971 in Olanda. Dennis Oppenheim, nel 1968, firma “Annual Rings”, segnando provocatoriamente il confine tra Canada e Stati Uniti. Michael Heizer, tra 1969 e 1970, realizza “Double Negative”, trincea lunga oltre 500 metri scavata in una montagna nel deserto del Nevada. Christo e Jeanne-Claude, tra 1972 e 1976 eseguono “Running Fence”, recinzione continua di quasi quaranta chilometri, nella campagna californiana a nord di San Francisco.

Le opere si moltiplicano, sollecitando una nuova attenzione verso il paesaggio, più in generale la terra, come patrimonio comune. Tra  i protagonisti della Land Art anche Walter De Maria, Richard Long, Barry Flanagan e Marinus Boezem. Senza dimenticare Alberto Burri, con il Cretto di Gibellina, composto tra 1984 e 1989 dove sorgeva la città vecchia di Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice.

Le opere in Italia

Gli esempi di parchi di sculture e opere d’arte moderna e contemporanea immerse nella natura sono evidenti e numerosi. Vediamone alcuni.

– “Le tre soglie” di Alberto Garutti a Ca’Corniani
Nell’entroterra di Caorle, in Veneto, a Ca’ Corniani, Alberto Garutti ha realizzato tre interventi, uno per ognuna delle soglie individuate: un tetto dorato per il casale, una scritta al neon la cui luce vibra quando un fulmine cade in Italia durante un temporale, sculture di cani e cavalli nel podere. Il progetto è stato il vincitore di un concorso internazionale a invito lanciato da Genagricola. Ogni lavoro vive non solo dell’idea dell’artista ma anche del dialogo di forme e volumi con l’orizzonte, facendo del paesaggio il protagonista delle opere stesse.

– Edoardo Tresoldi a Parco Archeologico Santa Maria di Siponto
Sembra “disegnare” l’aria, l’installazione in rete metallica realizzata da Edoardo Tresoldi nel Parco Archeologico Santa Maria di Siponto, in Puglia: Tresoldi ha dato peso e corpo alla suggestione di un ricordo, ricostruendo i volumi originari dell’antica basilica paleocristiana costruita a ridosso della chiesa romanica, successivamente edificata. Il progetto è stato promosso dal Segretariato Regionale MIBACT e dalla Soprintendenza Archeologia della Puglia.

– Collezione Gori a Santomato
A Santomato, frazione del comune di Pistoia, la Fattoria di Celle si fa teatro della Collezione Gori, con opere di Fausto Melotti, Dennis Oppenheim, Ulrich Ruckriem, Richard Serra, Mauro Staccioli, George Trakas e altri. All’interno degli edifici, tra gli altri, lavori di Luciano Fabro, Mimmo Paladino, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto.

– Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle
Sculture e speciali architetture compongono il Giardino dei Tarocchi, parco artistico creato da Niki de Saint Phalle nei pressi di Pescia Fiorentina, in Toscana. La costruzione del Parco è stata avviata a fine anni Settanta, su ispirazione di Parc Güell di Antoni Gaudí a Barcellona, ed è proseguita fino alla morte dell’artista.

Di regione in regione, l’arte conduce passo e sguardo a una diversa percezione dello spazio, vestendo gli orizzonti di nuova bellezza. La presenza di opere si fa stimolo a mettersi in viaggio per raggiungere le differenti mete e anche sollecito ad attenzione – e cura – per il paesaggio.

Valeria Arnaldi

Valeria Arnaldi

Valeria Arnaldi è giornalista professionista  e scrittrice. Ha pubblicato libri di poesia, romanzi e saggi. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero: ha collaborato con Commissione Europea, Unar-Presidenza del Consiglio, Regione Lazio, Provincia di Roma, Roma Capitale. Ha ideato e curato “C’era una volta… primo festival di family artentainment” di Roma Capitale. Tra i suoi libri più recenti "Chi è Banksy? E perché ha tanto successo?", "Chi è Obey? E perché fa tanto discutere?", "Che cos’è la street art? E come sta cambiando il mondo", "Gli amori di Frida Kahlo", "Tina Modotti Hermana", "Manga Art – Viaggio nell’iper-pop contemporaneo", "Roma Contemporanea – Arte a cielo aperto", "Il bacio - Icone della passione a fior di labbra".

Iscriviti alla newsletter