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Burnout: cos’è e come si combatte lo stress da troppo lavoro

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Burnout: cos’è e come si combatte lo stress da troppo lavoro

3 Dicembre 2019
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Non è più semplicemente stress, né bisogno di una vacanza. Si chiama sindrome da burnout ed è stata finalmente riconosciuta dall’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità –  come un disturbo da non prendere sottogamba.

Del resto ormai di burnout si parla sempre di più per due motivi: da una parte c’è una maggiore consapevolezza sul tema, che porta a inquadrare con precisione situazioni di stress lavorativo che fino a poco tempo fa potevano finire trascurate. D’altro canto sono aumentate le situazioni lavorative che contribuiscono al presentarsi della sindrome: di burnout non si parla più solamente in relazione alle professioni legate all’aiuto e al sociale,  ma relativamente a tutte le realtà professionali nelle quali i ritmi richiesti si fanno sempre meno sostenibili sulla lunga distanza e i confini tra vita personale e lavorativa sempre più labili.

Cos’è

L’OMS definisce il burnout come una sindrome causata da uno stress lavorativo cronico e mal gestito, che si manifesta in tre sintomi principali: spossatezza e mancanza di energie; sensazione di distacco, negatività o cinismo nei confronti del proprio lavoro e minore efficienza. Imparare a riconoscerli è il primo passo per lavorare con efficacia su questa condizione.

Da cosa è causato

Le cause infatti possono non essere strettamente legate ai propri compiti in sede lavorativa; a questi si associano elementi extra lavorativi come il rapporto con i colleghi ed eventuali situazioni familiari o relazionali complesse. Qualunque aspetto vada a gravare sul quadro è potenzialmente un fattore di rischio, e andrebbe trattato di conseguenza.

Come si combatte

Lo stress sul lavoro va combattuto in modo organico, riorganizzando gli aspetti principali di come si affrontano le singole giornate o la propria carriera.

Una pausa in più innanzitutto serve sempre — soprattutto nei momenti in cui ci si sente sopraffatti. In questi casi a volte bastano un paio di minuti: qualche respiro per dare ossigeno al cervello e una passeggiata per sgranchirsi e distogliere lo sguardo dalla scrivania. In generale rispettare il proprio tempo libero è un aspetto fondamentale nella gestione dello stress: oltre a ricaricare le batterie in modo più efficiente, saper staccare del tutto la spina quando è necessario aiuta anche a capire che la vita non è il lavoro, e viceversa.

Per quel che riguarda l’organizzazione del lavoro, pianificare la giornata con un po’ di anticipo aiuta a ridurre la sensazione di essere in balia degli impegni e a riacquistare il controllo su di essi. In particolare prendersi tempo per dividere gli impegni tra importanti e secondari può sembrare un esercizio inutile, ma di fatto aiuta a non dare priorità a qualunque cosa e a non permettere alle inezie di sconvolgere i propri programmi. Inoltre, pensare ai propri compiti come a una sequenza di piccoli obiettivi da portare a termine può aiutare ad affrontarli senza sentirsene schiacciati.

Coltivare i rapporti umani infine è fondamentale: amici, parenti e colleghi sono alleati ai quali poter raccontare i propri problemi, anche quando il distacco li fa percepire come lontani. Quando poi è proprio il rapporto coi colleghi a causare stress, meglio prendere di petto la situazione: affrontare le questioni irrisolte con loro può portare benefici sostanziali.

In generale parlare con uno specialista andrebbe sempre preso in considerazione: può rappresentare una valvola di sfogo e aiutare a comprendere con più precisione come lavorare per migliorare la propria condizione.

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