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Società

Donare il sangue: chi può farlo, come si fa e perché è importante

21 settembre 2018
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L’importanza di donare il sangue è nota a tutti. Mentre negli ospedali aumentano le richieste di sangue, però, il numero dei donatori cala, soprattutto tra i più giovani. Questo è il trend riportato anche dalle principali associazioni del settore, come Avis e Fidas.

Se le tendenze non sono incoraggianti, è vero però che in Italia, secondo i dati del Centro Nazionale Sangue, gli 1,7 milioni di donatori censiti nel 2016 garantiscono ancora l’autosufficienza. Questo significa che il nostro Paese ha un bilancio positivo tra donazioni e fabbisogno locale.

Ma chi sono i donatori? Il Friuli Venezia Giulia è la regione più virtuosa, mentre la Calabria è il fanalino di coda. A livello di genere c’è una netta prevalenza di uomini (70%) rispetto alle donne: di questi la percentuale dei giovani – tra i 18 e i 25 anni – è del 13%, mentre lo zoccolo duro si conferma la fascia di età tra i 46 e i 55 anni (28%).

Perché donare il sangue?  

Chi dona il proprio sangue compie un gesto di grande generosità. Il sangue infatti oggi è sempre più richiesto dagli ospedali: è indispensabile nei servizi di primo soccorso, per le emergenze (dopo incidenti o calamità naturali) ma anche per le trasfusioni di sangue praticate durante gli interventi chirurgici, nei trapianti di organo e di midollo osseo e nelle cure delle malattie oncologiche ed ematologiche.

Chi soffre di varie forme di anemia cronica, immunodeficienze o emofilia ha poi bisogno di costanti trasfusioni. Per loro le industrie farmaceutiche lavorano anche alla produzione di farmaci plasmaderivati: per realizzarli hanno bisogno però di ricevere le donazioni di plasma dalle associazioni. E su questo il nostro Paese non ha ancora raggiunto l’autosufficienza.

Come si fa

Ma chi può donare il sangue e cosa comporta? Per essere donatori bisogna avere un’età compresa tra i 18 e i 60 anni. Se si è più anziani è necessario avere un’autorizzazione medica. Occorre poi essere in buona salute e non essere sotto peso: è bene cioè pesare almeno 50 chilogrammi e avere i requisiti definiti nell’allegato IV del Decreto del Ministero della Salute del 2 novembre 2015.

Chi vuole diventare volontario come prima cosa deve rivolgersi a un’associazione del settore. A quel punto gli verrà sottoposto un questionario da compilare per conoscere il suo stato di salute – presente e passato – e il suo stile di vita. Le risposte saranno poi approfondite in un colloquio successivo con un medico. Se non emergono problemi rilevanti si è giudicati idonei e si può iniziare a fare le donazioni: a patto di essere disponibili a sottoporsi almeno una volta all’anno ad alcuni controlli ematochimici.

Ci sono diversi tipi di donazioni che avvengono a intervalli di tempo differenti in base al sesso e alla tipologia di prelievo effettuato. Si può donare ad esempio il sangue intero, il plasma, le piastrine o fare una donazione multipla di emocomponenti.

Un prelievo di sangue intero normalmente dura 10 minuti, ma averne a disposizione più scorte negli ospedali, assicurano i medici, può fare davvero la differenza e cambiare il corso della vita di moltissime persone.

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