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Emoji ed emoticons: come stanno cambiando il nostro modo di comunicare

19 settembre 2018
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Le famigerate “faccine” fanno sempre più parte della comunicazione quotidiana. Si pensa che emoticon ed emoji siano sinonimi, ma in realtà sono strumenti diversi. Facciamo chiarezza:

-Il termine emoticon nasce dall’unione di emotion e icon. La data di nascita, ormai riconosciuta universalmente, è il 1982. In quell’anno, infatti, l’informatico Scott Fahlman suggerì che nel sistema messaggistico della Carnegie Mellon University si sarebbero potuti usare : – ) e : – ( per distinguere le battute dalle affermazioni.

-Le emoji sono invece nate tra il 1998 e il 1999, create da una società di comunicazione giapponese, ovvero la NTT DoCoMo (oggi è l’operatore predominante in Giappone nel campo della telefonia mobile). L’etimologia della parola emoji arriva dall’unione di “e” (immagine) + “mo” (scrittura) + “ji” (carattere). La traduzione di emoji è “pittogramma”. Sono immagini usate per sostituire le parole e raffigurare il significato dei vocaboli.

Quindi, qual è la differenza tra emoji ed emoticon?

Mentre le emoticon sono realizzabili con qualsiasi programma di videoscrittura, usando la punteggiatura come per esempio il classico smile :  ), le emoji hanno bisogno di un software in grado di leggerle, così da riuscire a farle visualizzare.

Dunque, non sono la stessa cosa. La falsa credenza si è diffusa perché alcune emoticon sono diventate anche emoji. Basti pensare al già citato “smile”, che può assumere queste due forme:  : – ) oppure 😊.

Comunicare le emozioni

Emoji ed emoticon possono aiutare a semplificare il linguaggio e la sua comprensione. Per capire perché, bisogna partire dal fatto che oggi si comunica sempre di più tramite scrittura (basti pensare all’uso massiccio che facciamo di chat o social network). Questo ha creato la necessità di accompagnare le parole scritte con dei segni, con lo scopo di diminuire il rischio di fraintendimenti. Ecco allora che le faccine diventano fondamentali per chiarire le nostre intenzioni. Pensiamo a una semplice frase come: “non vedo l’ora di partire”. Se viene accompagnata da emoji che comunicano gioia (come coriandoli, o sorrisi) la frase verrà interpretata in maniera positiva; se vengono inserite emoji tristi (ad esempio, una faccina che piange) sarà chiaro che si tratta di un viaggio non proprio di piacere.

Un linguaggio universale?

C’è chi pensa che le emoji stiano diventando sempre di più un vero e proprio linguaggio universale. Alcuni simboli, infatti, sarebbero comprensibili a tutti e potrebbero abbattere barriere linguistiche e geografiche.

D’altra parte, è anche vero che le emoji possono assumere significati diversi a seconda dei contesti in cui vengono usate. Uno studio di Swiftey ha messo in luce come nei diversi Paesi del mondo l’uso delle emoji vari in maniera sensibile. In alcuni gruppi sociali, inoltre, le emoji possono assumere significati diversi da quelli originari.

Insomma, la strada verso l’universalità è stata tracciata ma c’è ancora un po’ di strada da fare. Quello che è certo è che emoji ed emoticons sono diventate un argomento molto dibattuto, capace di accendere posizioni diverse. C’è chi pensa che arricchiscano il linguaggio, rendendolo più vario, e c’è chi invece le attacca, perché crede che lo impoveriscano. Quello che è certo è che la situazione di utilizzo gioca un ruolo fondamentale: un’emoji sarà sempre accettabile in una chat fra amici, decisamente meno in documenti ufficiali.

Quando una emoji diventò parola dell’anno

Nel 2015 il dizionario di Oxford ha deciso di nominare parola dell’anno, per la prima volta, non una parola vera e propria, ma una emoji. Questa.

Ad oggi le emoji, in codice Unicode Consortium, sono circa 1600. Dopo il dominio delle emoticon (soprattutto negli SMS dei telefonini precedenti gli smartphone), le emoji hanno preso in mano le redini della comunicazione. Sono ovunque, hanno anche il loro film.

Facebook e Twitter, quali emoji si usano di più?

Per quel che riguarda Facebook, il social di Mark Zuckerberg ha stimato che nell’arco di una giornata vengono mandate in media 60 milioni di emoji e circa 5 miliardi su Messenger. La più usata è la faccina che sorride con le lacrime di gioia. Al secondo posto gli occhi a cuore e al terzo la faccina che manda un bacio col cuore.

Per quel che riguarda Twitter, invece, Emojitracker è un contatore che tiene il conto delle emoji usate in tempo reale.

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