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Escher: perché la sua arte ha dei legami con la matematica

di Sergio Gaddi - 12 novembre 2018
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“Nelle mie opere cerco di rendere testimonianza del fatto che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza regole come a volte può sembrare”.

Queste parole di Escher, pronunciate in occasione di un premio ricevuto nel 1965, sono illuminanti. Maurits Cornelis Escher, nato nel 1898 nella provincia olandese della Frisia, è un grafico, un artista, un incisore di straordinario talento, ma non ha studiato matematica, né geometria, né ha particolari conoscenze scientifiche. Anzi, la sua carriera scolastica è decisamente poco brillante. Eppure, nel 1961 la prestigiosa rivista americana Scientific American, punto di riferimento del mondo accademico, pubblica un articolo sull’arte matematica di Escher, mettendo un’opera in copertina. Com’è possibile?

Le forme geometriche

Per capirlo partiamo dall’inizio della sua carriera, quando arriva in Italia affascinato dalla bellezza e dalla varietà incomparabile del paesaggio. Le sue prime illusioni visive che ingannano la percezione, le trasformazioni di forme geometriche che diventano pesci, uccelli o altri strani animali, nascono proprio dal desiderio di rappresentare in forma visibile la complessità e regolarità del mondo che ci circonda.

Maurits Cornelis Escher. Giorno e notte. Febbraio 1938. Xilografia, 39,1×67,7 cm. Collezione privata, Italia.  All M.C. Escher works © 2018 The M.C. Escher Company. All rights reserved. www.mcescher.com

Poi, nel 1936, durante il suo secondo viaggio in Spagna all’Alhambra, scopre la capacità degli arabi di decorare superfici con forme geometriche che possono replicarsi all’infinito, ed è una vera e propria illuminazione. Le forme pure della natura come i cristalli lo colpiscono al punto tale da dire che la loro perfezione toglie il fiato e che la bellezza e l’ordine dei corpi regolari sono irresistibili, hanno qualcosa di divino, o perlomeno nulla di umano.

La rappresentazione dell’infinito

Escher studia la rappresentazione grafica dell’infinito: inserisce nelle opere il piano iperbolico e anticipa inconsapevolmente anche le nuove forme geometriche come i frattali, figure che ripetono la propria forma su grandezze diverse, come ad esempio le onde, le nuvole, le piccole rocce uguali all’intera montagna, fino alla struttura dei broccoli romani o dei salvaschermi del computer.

I suoi lavori, che sembrano dare forma alle armonie della natura, attirano sempre di più l’attenzione di molti matematici da tutto il mondo.

Il legame tra Escher e la scienza è quindi indissolubile; l’artista, attraverso il linguaggio dell’arte, coglie l’anima razionale dell’universo e la rappresenta. Gli studiosi, dal canto loro, affascinati dal poter “vedere” le leggi della matematica e della geometria, sono colpiti dal suo lavoro. E arte e scienza, per una volta, arrivano a parlare la stessa lingua.

Maurits  Cornelis Escher   Relatività. 1953. Litografia, 27,7×29,2 cm. Collezione privata, Italia.   All M.C. Escher works © 2018 The M.C. Escher Company. All rights reserved www.mcescher.com
Sergio Gaddi

Sergio Gaddi

Curatore e critico d’arte, è responsabile del progetto I racconti dell’arte per Arthemisia, leader internazionale nella produzione ed organizzazione di mostre d’arte. Ha lavorato in molte città italiane oltre che a Parigi, Tel Aviv, Seoul, Dubai, Tokio, New York; ha curato le mostre di Villa Olmo a Como (Mirò, Picasso, Magritte, Gli impressionisti, I simbolisti e le Avanguardie, Klimt e Schiele, Chagall Kandinsky e Malevic, Rubens e i fiamminghi, Boldini, La dinastia Brueghel). Ha una costante attività di divulgazione culturale, ed è stato ospite fisso della rubrica Mostre d’Estate di Unomattina su Rai 1.

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