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Società

Libri di carta e digitali: come sta cambiando il nostro modo di leggere

di Antonio Tombolini - 14 settembre 2018
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I libri sono oggetti strani: tutti sappiamo come è fatto un libro cartaceo, ma sappiamo altrettanto bene che, a descrivere come questo oggetto si presenta, se ne perderebbe l’essenziale. Per esempio, se chiedessi che cos’è Guerra e Pace, rimarrei senz’altro deluso se mi si rispondesse “un libro di più di trecento pagine, con la copertina bianca”. Questo perché i libri, come ogni forma di registrazione del linguaggio attraverso la scrittura, sono essenzialmente il supporto materiale di un contenuto immateriale, che si trasmette al lettore in modo quasi indipendente dalle caratteristiche del mezzo utilizzato.

La mia esperienza di lettura può essere diversa a seconda che legga le vicissitudini del principe Beuchov su uno schermo, su una pagina finemente stampata di una bella edizione o sulla carta consumata di una copia usata da molti lettori. Tuttavia, la storia è la stessa, le parole sono uguali (presupponendo lo stesso traduttore) e, indubbiamente, Guerra è pace è lo stesso libro, attraverso tutte queste incarnazioni.

Lo stesso, si può dire, vale per i libri digitali: un testo letto sullo schermo è la stessa cosa di un testo stampato su carta, i titoli sono gli stessi e anche i lettori. Non esiste, infatti, una vera concorrenza tra libri di carta e e-book, come mostrano anche i dati dell’Associazione Italiana Editori; anzi, chi legge tende a passare senza troppi problemi dalla carta al digitale, spesso passando anche per gli audiolibri.

Non è così solo in Italia: anche in USA, Germania e Spagna si nota che le vendite di ebook salgono insieme al resto del mercato editoriale e che, in pratica, almeno al momento non c’è una vera e propria rivalità tra cartaceo e digitale.

Il digitale: solo un altro formato o un diverso tipo di testo?

Ma siamo sicuri che sia davvero così? A dire il vero, no. Anzi, il modo in cui i libri vengono scritti dipende da come si leggono, si distribuiscono, si vivono. Così, per esempio, il romanzo occidentale, così come lo conosciamo, non sarebbe mai potuto nascere senza un vasto pubblico di lettori, raggiungibile attraverso la stampa e la distribuzione garantita dal circuito editoriale.

Allo stesso modo, possiamo ben pensare che l’avvento del digitale possa produrre libri del tutto nuovi. Il testo digitale, infatti, ha quattro caratteristiche fondamentalmente diverse rispetto alla stampa tradizionale:

È semantico, nel senso che ogni suo elemento può essere dotato di significato. Ad esempio, la parola “cane” stampata su carta è solo una serie di tracce di inchiostro; la stessa parola, in un testo digitale, può essere ricercata, indicizzata, collegata con diverse funzioni di gestione del testo, generate più o meno automaticamente;

È connesso: il testo digitale viene letto su strumenti che possono essere collegati alla rete, permettendo di integrare quello che sto leggendo con altro materiale (voci di enciclopedia, traduzioni, ecc.) e, in prospettiva, di aggiornare il testo stesso;

È compresente: un libro di carta ha una prima e un’ultima pagina, anche quando questa organizzazione sequenziale non è direttamente collegata alla struttura del testo. In un testo digitale, tutte le parti sono presenti e accessibili allo stesso momento, con una gerarchia dettata soltanto dalle scelte di chi legge;

È aperto: un testo digitale è, almeno in linea di principio, modificabile e aggiornabile anche una volta che sia stato venduto.

Ora, se Guerra e Pace è lo stesso libro su carta e sullo schermo, ciò è dovuto al fatto che si tratta di un modello di testo ben definito, in cui ha perfettamente senso andare dalla prima all’ultima pagina. Si tratta di un modo di raccontare storie che, probabilmente, è antico quanto l’umanità stessa. Questo modo di leggere (e di scrivere) è uno dei tanti possibili, ma esistono già numerose possibilità alternative. Lo abbiamo visto nel corso del Novecento, con esperimenti di diversi laboratori di avanguardia (basti pensare al Castello dei destini incrociati di Calvino) o, più semplicemente, con i librigame, in cui la sequenza dei passaggi da leggere e l’evoluzione della storia dipende dalle scelte del lettore.

La lezione della saggistica

Ciò vale ancora di più per i testi scientifici, che possono essere strutturati per sezioni con diversi livelli di approfondimento, da esplorare a seconda delle esigenze specifiche, in cui le funzioni di ricerca e confronto trasversale con altri testi possono essere utilizzate in modo estremamente proficuo.

La ricerca scientifica e le pubblicazioni accademiche funzionano già in questo modo, con testi indicizzati in directory internazionali, sistemi di citazioni incrociate e testi ricercabili. Non a caso, si tratta di pubblicazioni essenzialmente digitali, anche perché in questo modo è possibile accedere istantaneamente alla totalità delle pubblicazioni mondiali da qualsiasi punto del mondo, basta avere una connessione ed essere registrati in una delle banche dati, come JSTOR: nessuna biblioteca fisica avrebbe le stesse possibilità.

Poi c’è tutto l’universo dei manuali, della didattica e dei libri scolastici. È un mondo che si è a malapena cominciato a esplorare, ma è chiaro che testi digitali, interattivi, connessi e multimediali sono un’opzione da non trascurare per le esigenze di insegnanti e studenti di oggi, spesso molto più abituati a confrontarsi con schermi che con pagine stampate (qui se ne parla con maggior dettaglio). In realtà la questione è dibattuta, visto che alcuni sostengono che si impara meglio dalla carta stampata, ma stiamo parlando di versioni digitali dei classici testi cartacei, non di materiale didattico nato in digitale: è probabile che, per insegnare ai nativi digitali, siano più adatti testi che siano anch’essi dei nativi digitali.

Oggi i libri digitali sono solo una copia (spesso brutta) di quelli cartacei. È comprensibile, visto che si tratta di un formato nuovo e che l’immenso patrimonio della letteratura e  della pubblicistica tradizionale ha formato e influenzato chi scrive e chi legge. Ma sono pronto a scommettere che i libri stanno per cambiare, e molto, nel prossimo futuro: sta agli autori inventare nuove vie, ai lettori percorrerle e crearne di proprie, agli editori trovare soluzioni nuove, se vogliono continuare a esistere.

Una nuova alleanza tra carta e schermo

Con tutto questo, non voglio dire che in futuro ci saranno solo i libri digitali e che il modo di leggere che conosciamo oggi sia destinato a scomparire. Anzi, la disponibilità di diverse opzioni di lettura e modalità di accesso al testo non è mai stato un impoverimento, ma sempre un arricchimento. In particolare, l’editoria digitale si sta rivelando il più grande alleato dei libri di carta.

La chiave di questa alleanza si chiama POD (Print-on-Demand) ed è un nuovo modo di produrre i libri: in pratica, si sceglie il titolo che si vuole e se ne ordina una copia, che viene stampata e inviata; esiste persino la possibilità di installare stampanti di questo tipo all’interno di librerie o di altri locali. Il lettore del prossimo futuro entrerà in un qualsiasi locale attrezzato con questa tecnologia, vedrà sul suo reader i diversi libri disponibili e, con un clic, potrà farsi stampare immediatamente quelli che preferisce. Il tempo di un caffè ed ecco il libro pronto.

I vantaggi di una soluzione di questo tipo sono molteplici. Oggi, infatti, il libro viene stampato in migliaia di copie (5.000 sono il minimo indispensabile) che vengono inviate alle librerie, dove giacciono pochi mesi e, per la maggior parte (in media l’80 per cento) restano invendute. Lo spreco di carta e i costi di produzione, distribuzione e magazzino sono enormi, con ovvie ripercussioni sul prezzo di copertina e, quindi forti ricadute sulla stessa diffusione della lettura, senza contare l’impatto ambientale. Peggio ancora: visto che i libri cartacei, con questo sistema, devono costare tanto, per evitare che quelli digitali facciano concorrenza alla stampa, anche i prezzi di questi ultimi vengono tenuti artificiosamente elevati.

Insomma, il testo digitale non è un nemico di quello stampato. Anzi, può essere la chiave per leggere di più e meglio anche su carta, con costi minori e grossi vantaggi per l’ambiente.

Antonio Tombolini

Antonio Tombolini

Antonio Tombolini, classe 1960, è una figura chiave dell’editoria italiana. Ha fondando Simplicissimus Book Farm, ora StreetLib.com, uno spazio dedicato alla diffusione digitale del libro. Con la Antonio Tombolini Editore pubblica libri di saggistica e narrativa in formato prevalentemente digitale. Ha fondato anche la rivista Colophon.

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