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Pensione: cosa sapere e come calcolarla

di Alberto Brambilla - 7 Gennaio 2020
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Il sistema retributivo

In passato vigeva il cosiddetto sistema retributivo, cioè un sistema che stabiliva il valore dell’assegno pensionistico sulla base del reddito percepito negli ultimi anni di lavoro. Questo modello si è applicato a chi è andato in pensione dal 31 dicembre 2011, avendo però maturato almeno 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995. Il sistema retributivo non è più in vigore, ma è importante sapere come funziona perché i suoi meccanismi compongono parzialmente un sistema previdenziale che invece è ancora in vigore per diversi lavoratori ancora in attività, cioè il sistema misto.

Il sistema misto

Il sistema misto si applica ai lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Per loro la pensione viene calcolata in parte secondo il sistema retributivo, per l’anzianità maturata fino al 31 dicembre 1995, in parte con il sistema contributivo, che spiegheremo nel paragrafo successivo, per l’anzianità maturata dal 1° gennaio 1996. Il sistema misto si applica anche ai lavoratori con anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995 che non erano già andati in pensione al 31 dicembre 2011. 

Il sistema contributivo

Tutti i lavoratori che non hanno versato contributi prima del 31 dicembre 1995, e cioè la maggior parte dei lavoratori in attività oggi, riceveranno la pensione secondo il sistema contributivo. Questo significa che la pensione che percepiranno sarà integralmente calcolata sulla base dei contributi che hanno versato, direttamente o per mano del datore di lavoro, e non sulla base della retribuzione che percepivano.

Come si calcola la pensione?

Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, non è un procedimento automatico e semplice quello del calcolo della pensione, ma cercheremo di renderlo, almeno a parole, il più comprensibile possibile.

Prima di tutto è necessario individuare la retribuzione annua dei lavoratori dipendenti o i redditi conseguiti dai lavoratori autonomi o parasubordinati. Per i dipendenti, i contributi sono pari al 33% del totale della retribuzione, mentre per l’aliquota per gli autonomi deve essere considerata la percentuale stabilita anno per anno dalla circolare 29 gennaio 2016, n. 15. A questo punto, è possibile determinare il montante individuale, capitale che il lavoratore ha accumulato nel corso degli anni lavorativi, che si ottiene sommando i contributi di ciascun anno opportunamente rivalutati sulla base del tasso annuo di capitalizzazione derivante dalla variazione media quinquennale del PIL (Prodotto Interno Lordo) determinata dall’ISTAT.

Il coefficiente di trasformazione

I coefficienti di trasformazione sono valori aggiornati ogni triennio in base all’aspettativa di vita media e nel sistema contributivo servono a calcolare in pensione annua quanto accumulato da un lavoratore durante la vita lavorativa. Il parametro varia a seconda dell’età in cui si va in pensione, quindi è più alto con l’avanzare dell’età di pensionamento. Per capire quanto si percepirà ogni anno bisogna dunque calcolare quanto versato durante la vita lavorativa (il cosiddetto montante contributivo, di cui abbiamo scritto poco sopra) e moltiplicarli per il coefficiente relativo all’anno in cui si va in pensione. Vi è un massimale contributivo, un tetto massimo, che si applica dal 1996 ai lavoratori privati o pubblici e dipendenti e autonomi per cui la base contributiva pensionabile arriva fino ad una certa cifra. Si parla quindi ad esempio di incarichi dirigenziali per i quali non sono previsti contributi quando si va in pensione. 

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. È al Foglio dall'autunno 2012, coordina la redazione economica. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards, il premio Biagio Agnes e il premio The News Room intitolato a Fabrizio Forquet.

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