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Pet therapy: cos’è e come funziona

17 Dicembre 2018
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Parliamo di Pet Therapy. Che il cane sia il migliore amico dell’uomo è risaputo. Ma da quando è diventato anche il suo aiuto terapeuta? L’espressione “terapeuta” probabilmente è un po’ eccessiva, eppure non del tutto fuori luogo. Da alcuni decenni si è infatti diffusa la pratica di affiancare, in alcuni casi, alle terapie psicologiche e comportamentali tradizionali anche l’ausilio di un animale, solitamente un cane.

Le origini

Nonostante il legame tra uomo e animale sia stato indagato fin dall’antichità, il primo a parlare espressamente di pet therapy – “terapia dell’animale da affezione” – fu uno psichiatra americano vissuto negli Anni ’60: Boris Levinson.

Il medico aveva in cura un bambino autistico e notò un forte legame tra il paziente e il suo cane Jingles. Presto si accorse poi che la mediazione dell’animale lo aiutava a instaurare una relazione con il bambino, altrimenti estremamente difficile. L’esperienza segnò l’avvio di approfondite ricerche fino alla pubblicazione nel 1961 del suo libro The Dog as Co-Therapist, in cui per la prima volta si fece esplicito riferimento alla Pet Therapy.

Le ricerche

Studi successivi hanno suffragato le sue ricerche e dimostrato come i “pet” abbiano effettivamente un effetto positivo sulle persone, aumentando la loro socializzazione. Ma non solo. Influiscono anche sulla psiche riducendo l’ansia e la depressione e incrementando sorrisi e buonumore. Infine hanno una funzione cardioprotettiva: riducono la pressione arteriosa e il rischio di alcuni problemi cardiaci come l’infarto. Ma come scegliere gli animali giusti?

Gli animali consigliati

Stando alle linee Guida Nazionali gli animali più indicati sono i cani, ma anche gatti, conigli, delfini, asini e cavalli. Ognuno però deve essere certificato, ovvero deve avere i requisiti sanitari, comportamentali e attitudinali attestati da un veterinario esperto in pet therapy: dal punto di vista sanitario deve essere esente da malattie, da un punto di vista comportamentale deve essere equilibrato e privo di disturbi come paura, aggressività o ansia.

Il regolamento

La pet therapy oggi viene fatta anche all’interno di ospedali, oltre che in centri educativi o in case di riposo. A condurla è un’équipe multidisciplinare che di solito prevede un educatore professionale, un educatore cinofilo, psicologi, medici veterinari e altre persone incaricate di supervisionare il tutto.

Al momento nessuno degli aspetti della pet therapy è stato regolamentato a livello europeo e ogni singolo stato si muove in autonomia. In Italia queste pratiche hanno iniziato a diffondersi a partire dagli anni’80. Il primo regolamento risale però al 2003: è l’Accordo Quadro tra Ministero della Salute, Regioni e Province Autonome di Trento e di Bolzano. Sulla base di questo documento alcune Regioni hanno poi emanato alcune leggi per regolare ulteriormente le attività di questa terapia. Nel 2009 il Ministero della salute ha istituito infine il “Centro di Referenza Nazionale per gli interventi assistiti con gli animali e Pet therapy ” e ha stilato le “Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA)

E gli animali?

A quanto pare gli animali coinvolti sono ben contenti di collaborare con l’uomo: da uno studio condotto da American Humane, un’organizzazione animalista americana, è emerso che per loro partecipare è un piacere: è stato infatti testato il livello di cortisolo (l’ormone che aumenta con lo stress) presente nella saliva mentre si relazionavano ai pazienti ed è risultato stabile. Allo stesso modo i comportamenti assunti nelle sedute non indicavano stress.  Anzi, nella maggior parte dei casi i cani mostravano entusiasmo e gioia.

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