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Come si stabilisce il prezzo di un’opera d’arte

di Sergio Gaddi - 13 luglio 2018
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Vincent Van Gogh, durante la sua vita, ha venduto un solo quadro, peraltro ad un prezzo simbolico. Poi, un centinaio di anni dopo la morte, uno dei suoi ritratti è stato battuto in asta per oltre 80 milioni di dollari. Sarebbe facile proseguire con l’elenco dei grandi artisti disprezzati mentre lavoravano e celebrati oggi nei musei, ma non è questo il punto, anche perché sono altrettanto numerosi quelli che invece hanno goduto di considerazione e ricchezza già in vita, da Rubens a Picasso a Warhol, fino ad artisti viventi come Gerard Richter o Jeff Koons che raggiungono ogni anno fatturati milionari.

Il fatto che ogni epoca abbia stabilito cosa sia l’arte e cosa invece non lo sia, fissandone i criteri estetici e di gradimento, è sintetizzato dalla celebre frase incisa sul palazzo della Secessione viennese: ad ogni tempo la sua arte, all’arte la sua libertà. Ma anche l’arte, che pur si fonda sulla libera genialità di invenzione e sulla capacità di entusiasmare, stupire, scandalizzare o ferire, non sfugge alle regole fondamentali del mercato. Per secoli gli artisti hanno lavorato alla corte dei sovrani, alle dipendenze della Chiesa o di facoltosi mecenati pronti a investire cifre importanti per soddisfare desideri di status, di potere o di sola bellezza. Il mercato dell’arte vero e proprio, invece, e quindi la conseguente determinazione del prezzo dell’opera, si sviluppa in Europa nel XVI secolo con la nascita di una borghesia mercantile che comincia a valutare gli oggetti d’arte non solo dal punto di vista estetico o simbolico, ma anche dall’espressione in moneta del valore economico, che è appunto il prezzo.

Ma oggi chi lo decide, e soprattutto come si stabilisce il prezzo di un’opera d’arte?  

Premesso che non esiste una formula univoca ed universalmente accettata di determinazione del prezzo, il complesso sistema dell’arte formato da galleristi, critici, curatori, collezionisti e giornalisti ha individuato, per convenzione, lo strumento del coefficiente. Tale parametro è essenzialmente un “punteggio” assegnato ad ogni singolo artista, che viene inserito in una semplice formula per arrivare al prezzo dell’opera.

Per individuarlo bisogna sommare le misure in centimetri della base e dell’altezza dell’opera, quindi moltiplicare il risultato per il coefficiente, ed infine moltiplicare ancora il risultato per dieci. Un esempio è più chiaro: un quadro di dimensioni 50 x 70 di un artista con coefficiente 2, avrà un prezzo di 2400 euro dato dalla formula [(50+70) x 2] x 10.  

Naturalmente il coefficiente ha un valore solo indicativo, e viene stabilito dal gallerista in accordo con l’artista, basandosi fondamentalmente sul curriculum dell’artista stesso, dalle mostre fatte, dalla presenza delle sue opere in collezioni più o meno importanti, dalle recensioni critiche e dai cataloghi pubblicati, da eventuali riconoscimenti e da ogni altro elemento, anche legato alla moda del momento, dal quale possa derivare un incremento di valore. Di solito questo modo di individuazione del prezzo è utilizzato per i contemporanei emergenti. Per quanto riguarda gli artisti storicizzati, il discorso può cambiare anche profondamente con l’entrata in gioco di dealer e case d’asta, che possono agire con logiche analoghe a quelle utilizzate per titoli nel mercato azionario. E l’opera d’arte diventa, a tutti gli effetti, un vero e proprio investimento.   

Sergio Gaddi

Sergio Gaddi

Curatore e critico d’arte, è responsabile del progetto I racconti dell’arte per Arthemisia, leader internazionale nella produzione ed organizzazione di mostre d’arte. Ha lavorato in molte città italiane oltre che a Parigi, Tel Aviv, Seoul, Dubai, Tokio, New York; ha curato le mostre di Villa Olmo a Como (Mirò, Picasso, Magritte, Gli impressionisti, I simbolisti e le Avanguardie, Klimt e Schiele, Chagall Kandinsky e Malevic, Rubens e i fiamminghi, Boldini, La dinastia Brueghel). Ha una costante attività di divulgazione culturale, ed è stato ospite fisso della rubrica Mostre d’Estate di Unomattina su Rai 1.

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