Teatro: dalla cultura alla formazione, ecco perché fa bene alla società - Semplice come
Teatro: dalla cultura alla formazione, ecco perché fa bene alla società

Precedente

Welfare Aziendale: dalla salute all’istruzione, ecco perché fa bene al Paese

Successivo

Benessere: dalle app ai servizi, come prendersi cura di sé con la tecnologia

Società

Teatro: dalla cultura alla formazione, ecco perché fa bene alla società

9 Aprile 2019
Condividi su FacebookTwitta su TwitterCondividi su LinkedIn

Il teatro, e più in generale l’arte, possono avere un grande potere benefico sulle comunità, e quindi sulla società intera. A volte si tende a credere che la cultura faccia del bene solo a livello astratto, ma in realtà ha degli effetti molto concreti: può aiutare le persone a trovare una nuova strada nella vita, a imparare un lavoro, a riconoscersi in un gruppo con cui condividere le stesse passioni, e molto altro ancora.

Ne abbiamo parlato con Rosanna Purchia, sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli dal 2009. Purchia ci ha spiegato come un teatro può diventare un punto di riferimento per le comunità, coinvolgendo adulti e bambini di qualsiasi livello culturale. A una condizione: aprire le sue porte.   

Il teatro può essere un collante sociale?

Il teatro è un veicolo sociale potentissimo, perché diffonde arte, bellezza, cultura. Anche solo entrare in un luogo come il Teatro San Carlo – per me il teatro più bello del mondo – regala subito un senso di bellezza. Questa sensazione arriva a tutti in maniera trasversale, a prescindere dal livello culturale o sociale. Tutti possono amare la bellezza ed esserne rapiti. Questa bellezza educa, addolcisce, aiuta anche a essere meno aggressivi, a capire la tolleranza
Il mondo del teatro è un veicolo di messaggi positivi, che vengono portati avanti da chi ne fa parte.

Per questo è importante che il teatro sia un luogo accessibile a tutti?

Sì, io credo fortemente in tutto questo. E penso che sia importantissimo aprire le porte del teatro ai giovani, al territorio, a tutti.
Secondo me uno dei doveri primari delle persone che fanno un lavoro legato a qualsiasi istituzione che diffonda cultura è quello di avere la consapevolezza di essere un veicolo sociale, essere un donatore di buoni principi e buone pratiche.

Che benefici può portare il teatro alla comunità? Può fare qualche esempio?

Il Teatro San Carlo ha una sezione dedicata a progetti più calati sul territorio, Il San Carlo per il sociale. Questa sezione è dedicata a tutte le associazioni che si occupano di chi soffre, soprattutto sul territorio, ma anche fuori. A queste associazioni noi dedichiamo tutte le prove generali, devolvendo la parte dell’incasso. Così il Teatro non solo fa la sua parte nell’aiutare, ma apre le porte alle fasce sociali deboli che mai nella loro vita avrebbero potuto pensare di entrare in un tempio della lirica. Vogliamo abbattere questi muri.

Siamo un veicolo quando andiamo a suonare nelle carceri, quando portiamo i nostri complessi nei quartieri diseredati, siamo un veicolo quando abbiamo deciso di portare i laboratori di falegnameria e scenografia in una delle zone più degradate di Napoli. Noi siamo andati lì a portare lavoro sano, portare bellezza, e quindi far vedere a quel territorio che con l’arte e con la cultura non solo si può vivere, ma ci si può anche redimere.Noi guardiamo al territorio, guardiamo al mondo. E guardiamo anche a chi ha bisogno di noi.

Una delle ultime soddisfazioni è stato il Flashmob che si è tenuto il 5 aprile a Napoli. Hanno partecipato 1500 ragazzi del progetto Alternanza Scuola Lavoro, promosso da Generali Italia per il progetto Valore Cultura. Questi ragazzi hanno fatto con noi un percorso iniziato a ottobre. Ci hanno seguito a tutti i livelli: quindi non solo quello musicale, ma anche nella vita del nostro teatro. Il flashmob è il frutto di tanto lavoro e di tanta vita vissuta insieme.  

Come può agire il teatro sul singolo, sulla persona?

Nei laboratori di Vigliena grazie a un progetto del Ministero dell’interno abbiamo attivato tutta una serie di corsi di formazione. Sartoria, attrezzeria… proprio lì, in periferia. Tutti i ragazzi che sono usciti da quei corsi, oggi hanno trovato un lavoro. Molti di loro, specialmente quelli del corso di sartoria, hanno trovato opportunità anche a Roma o Milano.
E ancora: la nostra scuola di ballo ha più di 200 iscritti è una scuola di altissima formazione. Da lì escono dei professionisti che poi trovano lavoro al San Carlo o nel mondo. O il nostro coro di voci bianche, che prende i bambini dai tre o quattro anni e insegna loro il canto. Questi bambini che ci seguono dall’età dell’infanzia non possono che rimanere positivamente impressionati da questa cultura e da questa esperienza.

Quindi il teatro riesce a conquistare anche i bambini?

I bambini sono quelli che assorbono di più. Il San Carlo ha un’associazione che si chiama I Pulcini del San Carlo, che conta duecento piccoli abbonati. Questi bambini vengono formati e guidati all’ascolto dell’Opera. Arrivano a teatro preparatissimi, si siedono con il pubblico adulto, come se fossero piccoli grandi uomini. Dopo gli spettacoli, li portiamo a parlare con il direttore d’orchestra o con gli artisti. Fanno domande di una tale pertinenza che i più grandi rimangono incantati dalla preparazione di questi ragazzi. Sono uno spettacolo. All’inizio erano quattro o cinque. Ora sono più di duecento. Perché le mamme, che sono straordinarie, cosa fanno? Quelle che stanno meglio aiutano i bambini che vengono da famiglie meno abbienti, creando così un ambiente positivo per tutti.

Crediti foto: Luciano Romano

Iscriviti alla newsletter