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Società

Il valore dello sport oltre il benessere fisico

21 agosto 2018
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Che lo sport faccia bene è risaputo. Non tutti considerano però il fatto che lo sport per alcuni sia un’attività davvero “vitale”: un mezzo per la riabilitazione, uno strumento di inclusione sociale o un’occasione di riscatto da una realtà difficile. Ne abbiamo parlato con Raffaello Leonardo, canottiere olimpionico e membro del CONI, che ci ha spiegato perché lo sport è molto più che un semplice allenamento fisico.

Perché un Paese dovrebbe investire nello sport?

Per mille ragioni, non ultima la salute. Un recente studio del Coni, il Comitato olimpico nazionale, ha dimostrato che un aumento anche minimo (dell’1%) delle persone che praticano regolarmente sport inciderebbe positivamente sul bilancio economico del ministero della salute con un risparmio di milioni di euro. Non si contano poi gli studi che dimostrano come lo sport faccia bene all’equilibrio psicofisico delle persone. E non a caso: l’attività fisica comporta un rilascio nel corpo di endorfine (neurotrasmettitori rilasciati dal cervello) che procurano sensazioni di benessere.

Cosa insegna lo sport in particolare ai ragazzi?

Insegna molto, moltissimo. E non solo perché li fa uscire di casa, distraendoli da altri passatempi più sedentari. Ma anche perché lo sport è una scuola di vita. Potrei citare moltissimi valori che i ragazzi imparano facendo sport. Mi limito a dirne tre: educa alla disciplina, al rigore nel portare a termine un compito. Ma insegna anche l’importanza della lealtà e della vita in gruppo. Tutti principi di cui i nostri giovani hanno molto bisogno.

Ci sono discipline “sacrificate” che avrebbero molto da insegnare?

Dico sempre che noi italiani siamo un popolo di tifosi e non di sportivi. Di sicuro il calcio è uno degli sport mediaticamente più rappresentati che hanno più influenza sull’opinione pubblica. Ma ci sono altri sport che sono meno sotto i riflettori, ma sono altrettanto meravigliosi. Penso al nuoto, al canottaggio, alla palla nuoto o all’atletica leggera. Attività di cui ci ricordiamo solo a ridosso delle Olimpiadi.

Cosa ha insegnato a te lo sport?

Mi ha insegnato soprattutto una cosa: l’esempio vale più di mille parole. Una regola che pratico ogni giorno della mia vita, a partire dalla famiglia. I sacrifici non si annunciano, si fanno in silenzio.

Il nostro Paese investe a sufficienza nello sport?

No, ci sarebbe bisogno di molti più finanziamenti pubblici e privati. Il Comitato olimpico fa molto, ma bisognerebbe fare molto di più.

A Roma è stato rilanciato Ondina, uno spazio polisportivo in cui sarà possibile praticare attività sportive come canottaggio, paddle-tennis, fitness e molto altro con particolare attenzione alle persone diversamente abili: un esempio di collaborazione virtuosa tra pubblico e privato?

Credo sia proprio questa la strada da seguire. Serve un impegno di tutti per migliorare le condizioni dei luoghi sportivi a partire da quelli frequentati dai nostri ragazzi che spesso sono in condizioni pessime. Abbiamo scuole senza palestre, spazi pubblici che hanno bisogno di un intervento immediato: occorre preservarli, rilanciarli affinché i luoghi sportivi diventino centri di aggregazione e vere “palestre di vita”.

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