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Il solstizio e le stagioni: cosa sono e come cambiano

di Luca Perri - 21 giugno 2018
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Arriva l’estate, la stagione più calda. Un caldo legato al fatto che in tale periodo la Terra, nella sua orbita attorno al Sole, si trova alla distanza… massima. Eh sì: quando siamo più vicini al Sole, infatti, da noi è inverno. Per noi è anti-intuitivo, ma le stagioni non c’entrano nulla con la distanza della nostra stella.

Abbiamo le stagioni perché la Terra, che gira sul proprio asse come un kebab sullo spiedo, non sta dritta: lo spiedino è inclinato. Questo fa sì che, orbitando attorno al Sole, venga illuminata differentemente a seconda del periodo dell’anno. Quando da noi è estate, il nostro emisfero è illuminato in maniera più diretta e per più tempo rispetto a quello australe; quando da noi sarà inverno, varrà il viceversa.

Solstizi ed equinozi

Il Sole sorge ad Est, attraversa il cielo passando da Sud e tramonta ad Ovest. Lo sappiamo tutti, fin da bambini.

È proprio un peccato che sia sbagliato. O meglio, lo è per 363 giorni l’anno.

Il sole sorge infatti a Oriente e tramonta a Occidente. Questi, in astronomia, non sono sinonimi di “Est” e “Ovest” – come spesso si crede – bensì di “Levante” e “Ponente”: indicano quindi non dei punti cardinali, ma quelli in cui sorge e tramonta il Sole. L’Oriente è una porzione di orizzonte che va da Nord-Est a Sud-Est, mentre l’Occidente è quella che parte da Nord-Ovest e giunge a Sud-Ovest. La nostra convinzione che il Sole sorga nel punto Est e tramonti nel punto Ovest corrisponde a verità solo durante i due equinozi. Ad esempio durante l’equinozio di autunno, in cui giorno (dì) e notte hanno la stessa durata. Da quel momento in avanti il sole sorgerà e tramonterà sempre un po’ più a Sud, fino a che non sembrerà fermarsi in questa sua corsa verso sud.

Il fermarsi del Sole, in latino “sol sistere”, si ha durante il solstizio d’inverno, giorno più breve dell’anno. Più breve proprio perché l’arco tracciato dalla nostra stella nel cielo, da Sud-Est a Sud-Ovest, è molto corto.

Dal solstizio d’inverno in avanti, il Sole ricomincerà a sorgere sempre più verso Est (e a tramontare più a Ovest), arrivando nuovamente a sorgere perfettamente a Est durante lequinozio di primavera.

Da qui, alba e tramonto cominceranno una corsa verso Nord fino all’altro solstizio, quello d’estate. In questa occasione la nostra stella seguirà nel cielo un percorso molto lungo, partendo da Nord-Est, giungendo a Sud a mezzogiorno e tramontando infine a Nord-Ovest. Sarà il giorno più lungo dell’anno, l’inizio della stagione estiva.

L’incostanza

Poiché il giro della Terra attorno al Sole non dura 365 giorni – ma 365 giorni e 6 ore – il momento dei solstizi ritarda di 6 ore rispetto all’anno precedente, per poi riallinearsi forzosamente ogni quattro anni, in corrispondenza dell’anno bisestile. Ecco perché quest’anno il solstizio d’estate è il 21 giugno, ma nel 2016 è stato il giorno precedente (anche nel 2020 il solstizio cadrà il 20 giugno).

C’è anche un altro fenomeno che riguarda le stagioni e le loro variazioni: si chiama precessione degli equinozi. Se pensate ad una trottola che sta per fermarsi, noterete che il suo asse di rotazione non rimane dritto, ma descrive un cerchio nell’aria. Ecco, la stessa cosa la fa la Terra, dirigendo lo spiedo del kebab in direzioni differenti e mostrandovi un cielo ciclicamente differente. E anticipando gli equinozi anno dopo anno, quindi l’inizio della primavera e dell’autunno (e delle stagioni in generale). Se già il solo pensiero inizia ad angosciarti per le ricadute sul tuo guardaroba e sulle tue ferie, tranquillo: il nostro pianeta ci mette circa 25’765 anni per completare il cerchio. Non perderci il sonno, quindi. L’unica cosa che cambia alla tua vita è che non potrai più dare torto agli anziani sul treno che ti dicono che non ci sono più le mezze stagioni di una volta.

Luca Perri

Luca Perri

Luca Perri, 30 anni, laureato in Astrofisica e Fisica all’Università di Milano, ha conseguito un dottorato in Fisica e Astrofisica presso l’Osservatorio Astronomico INAF di Brera e Università degli Studi dell’Insubria. Luca è diventato famoso sul web grazie ad un post in cui spiega in maniera chiara e semplice l’importanza della scoperta delle onde gravitazionali, raggiungendo più di 20.000 interazioni. É stato vincitore di FameLab Italia nel 2015.

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