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Società

Sondaggi: quanto ci si può fidare delle previsioni?

di Nando Pagnoncelli - 14 maggio 2018
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I sondaggi da tempo sono criticati, talora aspramente, perché faticano a prevedere il futuro. In realtà è riduttivo considerarli esclusivamente un oracolo ed è mortificante valutare la qualità di sondaggi e sondaggisti solo in base alla capacità di azzeccare il pronostico. La loro funzione è diversa: sono uno strumento di conoscenza delle opinioni e degli atteggiamenti dei cittadini, utile a comprendere le dinamiche sociali; oggi la politica non può fare a meno dei sondaggi, per conoscere i propri elettori, per conquistarne di nuovi, per capire quali bisogni esprimono, per misurare il consenso, per definire strategie politiche e comunicative.

Cionondimeno, conoscere in anticipo l’esito di una tornata elettorale è un’aspettativa largamente diffusa, soprattutto in un Paese come il nostro nel quale il giro d’affari dei circa 160.000 operatori dell’occulto (maghi, astrologi e cartomanti) supera gli 8,3 miliardi di euro (fonte: La voce.info). Tuttavia negli ultimi tempi al crescere delle aspettative di previsione, i sondaggi pre-elettorali devono far fronte a diversi aspetti critici – di carattere metodologico e non solo – che ne riducono la capacità previsiva.

Tra i primi si annovera la minore rappresentatività dei campioni: alcuni segmenti sociali sono difficilmente raggiungibili, basti pensare ai giovani o ai ceti più dinamici della popolazione che difficilmente possono essere contattati telefonicamente. L’ideale sarebbe privilegiare le interviste face to face a individui selezionati con metodo probabilistico, mediante l’estrazione dei nominativi dalle liste elettorali. Tutto ciò ha costi elevati e comporta tempi lunghi, improponibili per i diversi committenti (partiti o mass media).

Dopo lunghe e onerose sperimentazioni si è optato per il mixed-mode, ossia sondaggi effettuati mediante interviste telefoniche su linea fissa (metodo CATI), su cellulare (CAMI) e tramite internet (CAWI) presso individui pre-reclutati che hanno dato la loro disponibilità ad essere intervistati nel corso dell’anno. L’ibridazione dei metodi va di pari passo con l’ibridazione delle fonti di conoscenza: sempre più spesso vengono utilizzate fonti informative di diversa natura che aiutino ad interpretare in profondità i comportamenti degli individui: indagini qualitative, rilevazioni tramite blog su varie communities, analisi del web sentiment, utilizzo delle neuroscienze per conoscere le reazioni passive degli individui e volte ad aggirare le risposte guidate da conformismo o desiderabilità sociale.

A ciò si aggiungono le complessità derivanti dai modelli di ponderazione statistica, cioè di correzione dei dati grezzi utilizzando correttivi riguardanti il voto passato, le diverse ipotesi di affluenza ai seggi o la “riattribuzione” degli elettori incerti ai singoli partiti mediante sofisticate procedure statistiche che correlano valori, atteggiamenti e orientamento politico. Ma ci sono altri aspetti sui quali è difficile, per non dire impossibile, intervenire per migliorare le stime.

Le opinioni degli elettori non sono fisse ed immutabili, soprattutto in un’epoca nella quale le appartenenze politiche si sono indebolite e, in generale, la politica è meno centrale nella vita dei cittadini, rappresentando solo un frammento dell’identità individuale. Ne consegue che quasi un elettore su quattro sceglie cosa votare nell’ultima settimana prima del voto (dati Demos), quindi i sondaggi realizzati nelle settimane antecedenti rischiano di “scadere” come il latte nel frigorifero. Va inoltre osservato che le campagne elettorali servono per consolidare e mobilitare i propri elettori ma soprattutto per convincere quelli incerti e “mobili”, creando implicitamente i presupposti per modificare i pronostici dei sondaggi. E la comunicazione dell’ultima settimana risulta spesso decisiva. Infine, i sondaggi pubblicati possono modificare i comportamenti di quegli elettori che si mostrano scontenti dello scenario pronosticato inducendo cambiamenti dell’ultimo momento (“late swing”), determinando la rinuncia a votare il partito preferito a favore del “second best” o di quello meno inviso.

Insomma, i sondaggi sembrano quindi fatti per essere smentiti. A questi aspetti è difficile porre rimedio e l’unica possibile via d’uscita è quella di ridurre le aspettative di precisione, soprattutto a distanza dal voto. In fondo i sondaggi 2018 avevano correttamente pronosticato, sia pure con un’intensità inferiore a quella che si è verificata, il centrodestra prima coalizione (col la Lega in netta crescita), il MoVimento 5 Stelle primo partito (in forte crescita), il PD fuori dai giochi (in netta flessione e con una coalizione non in grado di compensare il suo calo) e l’assenza di una maggioranza. Tenuto conto di tutte le difficoltà che di questi tempi incontrano i sondaggi, non è poco.     

Nando Pagnoncelli

Nando Pagnoncelli

Nando Pagnoncelli, (Bergamo, 25 maggio 1959), è uno dei più conosciuti e autorevoli sondaggisti italiani. Amministratore delegato di Ipsos Italia, collabora con il Corriere della Sera e con alcune delle più importanti trasmissioni di informazione televisiva.

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