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Aerei: come sconfiggere la paura di volare

6 agosto 2018
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Matematica, statistica e tecnologia hanno decretato da tempo che l’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro. Ma nulla può l’evidenza scientifica contro il panico che spesso paralizza chi deve volare. Tachicardia, aumento della sudorazione, respirazione affannosa, sensazione di mancanza d’aria, nausea, crampi addominali, sono solo alcuni dei sintomi più comuni. Che fare dunque (se non è possibile fare lo stesso tragitto con un altro mezzo di trasporto)? Gli psicologi hanno dato alcuni consigli.

No allo stress, sì ai viaggi in compagnia

Il primo è quello di non arrivare stressato o stanco al momento del volo. Meglio, inoltre, viaggiare in compagnia: di una persona, di un buon libro o di un accompagnamento musicale. Assolutamente vietato, poi, guardare fuori dal finestrino: i pensieri catastrofici potrebbero aumentare in maniera esponenziale! Infine meglio evitare alcol o altre sostanze euforizzanti che lungi dal tranquillizzarti potrebbero amplificare le sensazioni spiacevoli.

Dati alla mano

Alcuni dati inoltre potrebbero tornare utili. La prima considerazione è che nel cielo non si è mai soli: in media, ogni giorno volano più di 8 milioni di persone. L’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti gli aerei provocherebbero 0,06 morti ogni miliardo di miglia percorsi. Gli autobus 0,14, la metropolitana 0,24, i treni 0,47, le auto 5,75 e le moto 217.

Certo, dirà il viaggiatore preoccupato, ma quando l’aereo si inclina e sembra perdere quota, come essere certi che non sia arrivato il fatidico momento? In realtà una perturbazione lieve è l’equivalente di una strada accidentata per un automobilista. Nemmeno una turbolenza lieve di una manciata di minuti è un grande allarme. Può essere più complesso invece per un pilota gestire una turbolenza forte (evento rarissimo), ma in quel caso chi comanda l’aereo ha una soluzione: portare l’aereo a un’altitudine diversa.

Se nemmeno questa certezza serve a rassicurarti, puoi fare conto su un metodo sviluppato da uno psicologo ed ex capitano dell’aviazione americana Tom Bunn. Si chiama Soar e si basa sul rilascio di ossitocina (ormone dell’amore). Come funziona? Basta immaginare molto intensamente una fonte di affetto: il proprio cane, un momento di appagamento, il volto del partner. A questo punto dice Bunn, l’ossitocina entrerà in circolo e l’amigdala (zona del cervello) invece di rilasciare l’ormone dello stress responsabile dell’ansia in volo, rilascerà l’ormone “buono” procurando una piacevole sensazione di benessere.

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