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Breve storia dei videogiochi

di Alessio Lana - 5 ottobre 2018
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Secondo gli ultimi dati, oggi nel mondo ci sono 2,3 miliardi di gamer. Un umano su tre gioca in digitale e non è un dato scontato. Solo trent’anni fa pochi sapevano cosa fossero, ora invece sono ovunque.

I videogiochi all’inizio erano tutto fuorché giochi. Negli anni ’50 erano stati ideati per testare il livello d’intelligenza dei computer. Per arrivare al vero divertimento bisognerà aspettare vent’anni. Nel ’72, in California, debutta Pong, un grande cabinato con uno schermo e due rotelle. Piace subito e il pubblico continua a inserire monetine per interagire con queste due barrette che simulano il ping pong. A seguire arrivano Space Invaders e le prime console domestiche (Atari 2600, Intellivision) ma il videogioco è ancora per appassionati.

Anni ’80: il gioco è di massa

È solo negli anni ’80 che il gaming raggiunge il grande pubblico. Il protagonista della svolta ha un nome: il Nintendo. Uscito nel 1985, ha la grafica ancora squadrata ma permette di avere una sala giochi in casa. Con esso nascono nuovi i generi ludici. Ci sono platform come Super Mario Bros., picchiaduro, giochi di ruolo, titoli sportivi, rompicapo (Tetris). Il successo è istantaneo, si arriverà a 69 milioni di console vendute e i giochi elettronici, come li chiamavamo in Italia, erano finalmente sulla bocca di tutti.

Anni ’90: arriva la terza dimensione

L’effervescenza degli anni ’80 investe anche il decennio successivo. Si lavora soprattutto sulla potenza di calcolo, dagli otto bit si arriva fino ai 64 bit e i giochi diventano tridimensionali. Le sale giochi iniziano il loro lento declino mentre il gioco portatile fa breccia tra gli aficionados (vedi il Game Boy). Il vero salto in avanti però è la PlayStation, del 1994. I videogiochi abbandonano le cartucce e planano sui più capienti Cd: gli sviluppatori hanno tanto spazio a disposizione per offrire dei veri film da giocare e la pirateria permette di copiare videogiochi e distribuirli in tutto il globo.

Anni 2000: la Rete e i mondi virtuali

Con il nuovo millennio arriva la Rete. Le connessioni casalinghe permettono di sviluppare mondi virtuali come The Sims che simulano la nostra vita quotidiana e ci permettono di interagire con chi si trova dall’altra parte del mondo. La voglia di evasione culmina però in World of Warcraft, del 2004, in cui masse di giocatori vivono avventure fantasy. La Rete permette anche di organizzarsi. Nascono i tornei online, i videogiochi diventano veri sport (gli eSports) e i gamer migliori degli sportivi con ingaggi milionari.

Anni ’10: realtà virtuale e mobile

Sul fronte tecnologico c’è anche un binario parallelo: la realtà virtuale. Nel 2007 la Wii di Nintendo abbandona il controller per una sorta di telecomandi che tracciano i movimenti delle mani. Nel 2010 la telecamera Kinect di Microsoft elimina anche questi. La dematerializzazione sembra fatta e nel 2012 scompare anche lo schermo grazie a Oculus Rift, un caschetto che ci immerge in questa realtà alternativa. Nello stesso periodo, grazie alla diffusione di smartphone e tablet, tutti diventano giocatori e si innamorano di Candy Crush, Clash of Clans, Pokémon Go. È questa la maggiore innovazione dei nostri tempi: vedere la nonna sfidare la nipotina a Ruzzle o il papà battere la prole a Fifa.

Alessio Lana

Alessio Lana

Alessio Lana fa il giornalista, ed è particolarmente appassionato di tecnologia e videogiochi. Di questi argomenti, ma non solo, scrive o ha scritto per Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore e Wired.

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