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Bullisimo e cyberbullismo: cosa dice la legge, spiegato semplice

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Bullismo e cyberbullismo: cosa dice la legge, spiegato semplice

di Simone Cosimi - 14 Gennaio 2020
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Contrariamente al cyberbullismo, per cui esiste una legge approvata in via definitiva nella primavera del 2017, il fenomeno del bullismo non gode di un provvedimento dedicato. Vive al contrario di numerose fattispecie, che possono ovviamente verificarsi anche in contemporanea. Diverse norme di legge nel codice civile, penale e nella Costituzione puniscono d’altronde i comportamenti di chi commette certe azioni come aggressioni o diffamazione. Tuttavia, come detto, manca un testo omogeneo che tenti di trattare il fenomeno in modo organico: ogni fatto di bullismo è dunque un fatto da ricondurre a un qualche caso fra quelli seguenti.

 I riferimenti alla Costituzione

Fra le principali violazioni ci sono ovviamente quelle dei principi fondamentali della Costituzione. Parliamo di uguaglianza, libertà dell’insegnamento e diritto all’istruzione, ad esempio delle previsioni dell’art. 3 comma 1 che si occupa dell’uguaglianza formale e del comma seguente sull’uguaglianza sostanziale. O ancora, dell’art. 33 comma 1 sulla libertà d’insegnamento, dell’art. 34 comma 1 sul libero accesso all’istruzione scolastica e dei punti seguenti sull’obbligatorietà e gratuità dell’istruzione dell’obbligo e del riconoscimento del diritto allo studio. Sembra di prenderla troppo alla lontana, ma in realtà sono tutti principi che i bulli violano a discapito delle loro vittime che, per esempio, finiscono per non andare più a scuola dalla paura.

Le norme del codice penale

Sotto il profilo penale, invece, le fattispecie sono purtroppo numerose. Tante quante sono i metodi attraverso i quali il bullismo può esprimersi. Si va dalle percosse (art. 581 c.p.) alle lesioni (art. 582 c.p.) passando per il danneggiamento alle cose (art. 635 c.p.). E ancora: diffamazione (art. 595 c.p.) o molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.). L’ingiuria, depenalizzata nel 2016, è invece diventata illecito civile punito con una sanzione fino a 12mila euro. A questa rassegna vanno almeno aggiunti i reati di minaccia (art. 612 c.p.), stalking (art. 612-bis c.p.), sostituzione di persona (art. 494 c.p.) e trattamento illecito di dati personali (art. 167 del Codice della Privacy d.Lgs. n.196/2003), più legati alle piattaforme digitali. E dunque già ad atteggiamenti tipicamente classificabili come cyberbullismo.

Cosa si rischia?

Se i responsabili di certi atti sono bambini minori di 14 anni non è prevista responsabilità penale. Se tuttavia gli autori vengono riconosciuti socialmente pericolosi possono essere previste delle misure di sicurezza che non costituiscono una pena. Si tratta della libertà vigilata o del collocamento in comunità. Fra i 14 e i 18 anni, invece, il discorso cambia: se viene dimostrata la capacità di intendere e di volere i bulli sono imputabili.

Per il cyberbullismo, invece, esiste una legge, frutto di un percorso durato tre anni e approvata il 17 maggio 2017 dalla Camera dei deputati. L’impianto del provvedimento è fondamentalmente di sensibilizzazione. Definisce il cyberbullismo, fornendone un identikit preciso, ma prevede anche alcune possibilità in mano alle vittime. Per esempio, i ragazzi dai 14 anni in su o i genitori per i più piccoli possono inoltrare ai gestori dei siti internet, cioè anche alle piattaforme social su cui foto o video circolano, un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di contenuti e dati personali. Se i siti non rispondono o non accolgono la richiesta entro 48 ore, la palla passa all’Autorità garante per la protezione dei dati personali che interviene direttamente entro altre 48 ore. Insomma, in quattro giorni – certo non poco ma comunque un tempo ragionevole rispetto al Far West – i contenuti incriminati devono sparire su richiesta dei diretti interessati.

Non basta: la legge prevede anche una procedura di ammonimento, la stessa prevista in materia di stalking, nei casi di ingiuria, diffamazione, minaccia e trattamento illecito di dati personali via internet da minori con più di 14 anni nei confronti di un altro minorenne. Una specie di “rimprovero” orale del questore. Se poi il ragazzo o la famiglia sporgono denuncia o querela si avvia tutta un’altra strada. 

La legge prevede infine, oltre a una serie di azioni della presidenza del Consiglio con un tavolo tecnico interministeriale, che in ogni scuola sia individuato un referente per le iniziative contro bullismo e cyberbullismo. 

Simone Cosimi

Simone Cosimi

Simone Cosimi, giornalista professionista, collabora con Repubblica, D, Wired, VanityFair.it e altre testate nazionali. Segue diversi ambiti fra cui tecnologia, innovazione, cultura, politica, esteri e territori di confine, spingendo verso un approccio multidisciplinare. Già redattore del mensile culturale Inside Art, per cui ha curato cataloghi d’arte e pubblicazioni come il trimestrale Sofà, ha lavorato in passato, fra gli altri, per Rockstar, DNews, Excite, Style.it e Corriere di Rieti.

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