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Cinque domande sui vaccini per il Covid

28 Aprile 2021

A un anno dallo scoppio della pandemia, la più grande campagna di vaccinazione della storia dell’umanità è finalmente cominciata e promette di liberarci dal COVID-19. Le domande che circondano i vaccini sono però parecchie: è obbligatorio vaccinarsi? Dopo quanto tempo sono protetto? Chi controlla le eventuali reazioni avverse? Ecco le risposte ai dubbi più comuni, fornite direttamente dal Ministero della Salute.

Sarà obbligatorio vaccinarsi in Italia?

Stando a quanto affermato dal Ministero della Salute, “al momento non è intenzione del Governo disporre l’obbligatorietà della vaccinazione. Nel corso della campagna sarà valutato il tasso di adesione dei cittadini”. In questa fase, quindi, la decisione di aderire alla campagna vaccinale è esclusivamente su base volontaria. Per il futuro, molto dipenderà dalla percentuale di persone che avranno scelto di vaccinarsi: se questo numero sarà sufficiente a raggiungere l’immunità di gregge, la vaccinazione resterà una scelta volontaria. In caso contrario è possibile, come segnala lo stesso Ministero della Salute, che la strategia subisca delle modifiche.

Dopo quanto tempo dall’inoculazione il vaccino mi protegge dal Covid?

Dipende dal tipo di vaccino, ma generalmente secondo i dati del Ministero della Salute aggiornati al 17 marzo 2021, il massimo della protezione si raggiunge dopo circa due settimane dalla somministrazione della seconda dose (nel caso in cui il vaccino richieda due dosi). Gli studi clinici sul vaccino Pfizer-BioNtech e Moderna hanno dimostrato un’efficacia molto elevata dei vaccini, rispettivamente, dopo una settimana e dopo due settimane dalla seconda dose.

“Sebbene anche dopo la prima dose è verosimile che ci sia una certa protezione dal virus, questa non è immediata dopo l’inoculazione del vaccino, ma si sviluppa progressivamente dopo almeno 7-14 giorni dall’iniezione”, segnala il Ministero della Salute. Nel caso del vaccino monodose di Johnson&Johnson (da poco approvato dall’Agenzia Europea del Farmaco), l’efficacia arriva fino al 77% dopo 14 giorni dalla somministrazione e all’85% dopo 28 giorni dalla somministrazione.

Chi controlla le reazioni avverse?

A monitorare l’andamento dei vaccini, spiega il Ministero della Salute, è l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco): oltre alle attività di farmacovigilanza normalmente previste per farmaci e vaccini (basate sulle segnalazioni spontanee e sulle reti di farmacovigilanza già presenti), l’AIFA ha promosso l’avvio di alcuni studi indipendenti sui vaccini COVID-19, al fine di garantire la massima sicurezza a tutti i cittadini. Le attività di vigilanza riguarderanno sia la raccolta e valutazione delle segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse (farmacovigilanza passiva) che azioni proattive, attraverso studi e ricerche (farmacovigilanza attiva). Per tutto il periodo della campagna vaccinale, un comitato scientifico analizzerà, anche attraverso una rete internazionale, ogni eventuale segnale di rischio e, nel contempo, confronterà i profili di sicurezza dei diversi vaccini che si renderanno disponibili

Ci sarà un certificato internazionale di vaccinazione?

È quello che si chiedono in tanti: sarà possibile fornire alla cittadinanza una specie di “passaporto vaccinale”, che dimostri che l’individuo che lo esibisce è protetto dal COVID-19? I vantaggi sono evidenti: per esempio, in questo modo chi ha ricevuto il vaccino potrebbe tornare a viaggiare o magari recarsi al ristorante o a casa di amici. Un certificato di questo tipo – soprattutto se organizzato a livello europeo o internazionale – darebbe insomma la possibilità a chi ha ricevuto il vaccino di tornare a una vita normale. Secondo quanto riporta il Ministero della Salute, “sicuramente sarà rilasciata una normale certificazione di avvenuta vaccinazione. Istituzioni internazionali quali la Commissione Europea e l’OMS stanno valutando una proposta di certificato internazionale digitale”. Per il momento, quindi, si sta ancora studiando se offrire una maggiore mobilità e libertà a chi ha già ricevuto il vaccino.

Le persone che hanno già avuto il Covid-19 possono essere vaccinate?

Per quanto non ci siano ancora certezze sui tempi e sul livello di protezione, si ritiene che chi ha contratto il COVID-19 possa aver sviluppato gli anticorpi che lo proteggono per un certo periodo di tempo dal virus. Proprio per questa ragione, il Ministero della Salute segnala che “è possibile la somministrazione di una sola dose di vaccino anti-COVID-19 nelle persone che hanno già avuto l’infezione da SARS-CoV-2, sia in maniera sintomatica che asintomatica, purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa”. Per aumentare l’efficacia degli anticorpi in chi ha già contratto il virus, quindi, si consiglia di eseguire una sola dose di vaccino.

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