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Come nascono le emoji

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Come nascono le emoji

16 Luglio 2019
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Il 17 luglio è il World Emoji Day, ovvero la giornata dedicata alle “faccine” (ma non solo) che usiamo ogni giorno per comunicare sui social o nelle chat. Questa ricorrenza è stata creata nel 2014 da Jeremy Burge, fondatore di Emojipedia, ovvero il più famoso sito di ricerca e raccolta emoji al mondo. 
Le emoji fanno ormai parte del modo in cui comunichiamo ogni giorno. Ma qual è il percorso che devono affrontare prima di finire sulle nostre tastiere? 

Cos’è l’Unicode Consortium

Per capire come funziona il mondo delle emoji è necessario conoscere il ruolo dell’Unicode Consortium, organizzazione non-profit che sviluppa, mantiene e promuove un sistema di comunicazione standard sui diversi sistemi informatici. In parole povere, il suo obiettivo è quello di rendere leggibili e standardizzati i caratteri di ogni tipo – comprese le emoji – sui diversi dispositivi. Oggi l’Unicode si occupa anche dell’approvazione delle nuove emoji che vengono introdotte ogni anno sui nostri smartphone (e non solo). Fra i suoi membri ci sono anche grandi aziende come Google, Facebook, Apple e altre ancora. Il lavoro sulle emoji dà al Consorzio grande visibilità, ma il suo lavoro comprende altre attività. 

Uno standard condiviso

Come spiega lo stesso Unicode sul suo sito ufficiale, “fondamentalmente i computer si occupano di numeri”: leggono i caratteri assegnando un numero a ognuno di loro. Prima che arrivasse Unicode esistevano sistemi di codifica diversi e molto limitati, che a volte entravano in conflitto fra di loro. Poteva capitare che uno stesso numero venisse ad esempio utilizzato per descrivere due caratteri diversi, causando problemi nella sua decodifica. 

Verso la fine degli anni ’80 è entrato in gioco il sistema di codifica Unicode che, in parole povere, assegna un unico numero a ogni carattere che può essere così riconosciuto dai diversi dispositivi. L’Unicode Consortium si occupa di coordinare questo lavoro. Come ha spiegato Mark Davis, presidente dell’associazione: “Il nostro obiettivo è quello di garantire che tutti i testi sui computer per ogni lingua del mondo siano rappresentati, ma riceviamo molta più attenzione per le emoji che per il fatto che puoi digitare cinese sul tuo telefono e farlo funzionare con un altro telefono”.

Sì, ma come vengono scelte le emoji?

L’Unicode Consortium sceglie quali emoji entreranno a far parte dello standard comune. In teoria, però, chiunque può proporre una nuova emoji. In pratica,si tratta di un percorso impegnativo, che ha delle regole ben precise. Per ogni emoji proposta, bisogna rispondere a criteri specifici. Ad esempio: c’è un’alta frequenza di utilizzo prevista? Oppure, rappresenta qualcosa di nuovo e diverso? Ha anche dei significati metaforici? E così via. 

La procedura per l’approvazione è molto rigida, ma ogni anno vengono approvate delle nuove emoji. Quest’anno, a febbraio, è stata annunciata la nascita di ben 230 emoji.

Perché le emoji cambiano a seconda del dispositivo?

L’Unicode crea uno standard, ma non si occupa delle realizzazione grafica delle emoji. Ogni volta che un’emoji viene approvata, quindi, l’Unicode fornisce ai produttori dei sistemi operativi una descrizione abbastanza precisa che illustra cosa deve rappresentare l’emoji e in che modo. Gli sviluppatori, quindi, possono realizzare la loro emoji utilizzando la grafica delle precedenti. Per questo nei diversi dispositivi una stessa emoji può avere un aspetto diverso. 

Le nuove emoji

Quest’anno sono state approvare 230 nuove emoji, che probabilmente diventeranno disponibili in autunno. Le “faccine” rappresentano sempre di più il mondo in maniera fedele e variegata. Sono state colmate diverse mancanze: ad esempio, arriverà un set dedicato alla disabilità uno che rappresenterà decine di coppie diverse, senza distinzioni di genere ed etnia. 

Arrivano anche nuovi animali, come il bradipo, l’orango e il fenicottero. Novità anche sul fronte del cibo, dove sbarcano aglio, cipolla, waffle e altri ancora.

Insomma, le novità non mancano. E questo non fa che confermare la centralità che le emoji hanno ormai acquisito nel nostro linguaggio di tutti i giorni. 

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