Donne: come sta cambiando il modo in cui vengono raccontate sui media
Donne: come sta cambiando il modo in cui vengono raccontate sui media - Intervista a Caterina Schiavon

Precedente

Algoritmi: cosa sono e perché migliorano il mondo - Intervista a Riccardo Sabatini

Successivo

Facebook: com’è cambiato il social

Tendenze

Donne: come sta cambiando il modo in cui vengono raccontate sui media

15 Marzo 2019
Condividi su FacebookTwitta su TwitterCondividi su LinkedIn

Nei media l’identità femminile è stata spesso raccontata attraverso stereotipi legati a precisi ruoli sociali. Negli ultimi anni, però, stiamo assistendo sempre di più a un’evoluzione di questo racconto, che cerca di veicolare dei modelli sempre più vicini alla realtà. Abbiamo chiesto a Caterina Schiavon, sociosemiologa esperta in strategie di marketing e comunicazione, di raccontarci come sta cambiando il racconto delle donne sui media.

Le donne vengono ancora raccontate nei media attraverso stereotipi? Oppure la situazione oggi sta cambiando?

Gli stereotipi sono duri a morire ma sì, le cose stanno cambiando. Oggi ci sono dei segnali di indubbio allontanamento dagli stereotipi, quando non addirittura di attenzione per veicolare dei valori diversi. Certo, c’è ancora molto lavoro da fare.

Si parla sempre di più di empowerment femminile – ovvero di una maggiore consapevolezza da parte delle donne. Si tratta di una tendenza? E riguarda ancora una nicchia o è destinata a crescere?

Alcune aziende cavalcano temi diciamo “etici” perché sono di tendenza, senza però avere una politica seria a sostegno della causa femminile. Molte altre, invece, veicolano questi messaggi perché ci credono, e sono impegnate concretamente in politiche di diversità e di inclusione.

Potremmo fare diversi esempi. Ci sono marchi di cosmetici che promuovono la body positivity. Cioè, per le loro campagne utilizzano donne con canoni estetici diversi, invitano ad accettare i propri difetti, valorizzarli.

Quanto è cambiato lo scenario rispetto a qualche anno fa?

Rispetto a dieci anni fa lo scenario è molto diverso. Nel momento in cui le donne hanno iniziato a far sentire la propria voce anche sulle piccole cose (che poi così piccole non sono, perché la comunicazione pubblicitaria è molto invasiva), le cose hanno iniziato a cambiare. Il cambiamento non è mai immediato, ma il processo è inarrestabile.

Quanta responsabilità ha la pubblicità nel modo in cui viene vista la donna?

La pubblicità non è la causa della non parità delle donne, è un riflesso. Anche se si tratta di un riflesso non esente da responsabilità, comunque

In generale, paga di più mostrare dei modelli tradizionali?

Sì, rivolgersi a target di nicchia può essere percepito come più rischioso dall’azienda. Però anche questo non è più del tutto vero: le nicchie che si fanno sentire sono sempre di più. Le donne, le famiglie arcobaleno, ad esempio, sono un buon numero. Ed essere inclusivi, oggi, piace. Quindi se lo sei, molte persone ti scelgono e ti ricordano perché ti differenzi.

In comunicazione, esistono anche degli stereotipi che riguardano le identità maschili? Se sì, anche questi sono in evoluzione?

Io credo che il vero cambiamento ci sarà proprio nel momento in cui si parlerà agli uomini e alle donne considerandoli come parte di un sistema. Promuovere degli stereotipi maschili tossici non fa male solo alle donne, fa male anche agli uomini. Parlare solo alle donne, abbattere la figura maschile rendendola colpevole, non è la strada migliore. La strada migliore è la collaborazione. Dobbiamo lavorare sulla persona, su un nuovo concetto di persona.

Che cos’è il pregiudizio?

Sul pregiudizio si dovrebbero fare dei seminari di approfondimento. Bisogna conoscere i pregiudizi per cercare di abbatterli, perché sono davvero delle brutte bestie. I più evidenti sono immediatamente stigmatizzabili, ma la vera lotta è contro i più nascosti. Il pregiudizio profondo, radicato nella cultura, è molto duro da intercettare.

Secondo te quanto questo cambiamento è legato ai social ai nuovi media?

L’avvento dei social, della rete ha cambiato radicalmente il nostro modo di essere al mondo, non solo in relazione al maschile/femminile. L’innovazione tecnologica ci ha fatto fare un balzo. Siamo a un nuovo livello di determinazione di noi stessi, non più come persone che si muovono in un universo limitato e chiuso, ma come un sistema che fa rete. Quindi la risposta è sì, anche in questo caso i social hanno avuto un ruolo in questo cambiamento. Attenzione però, perché i social veicolano anche i fenomeni di resistenza al cambiamento facendosi portavoce di negatività retrograda gridata con violenza. E come ben sappiamo è facile essere colpiti di più dalle cose negative piuttosto che da quelle positive.

In relazione a questi temi, ha avuto grande rilevanza anche la cultura pop. Pensiamo ai programmi nazional popolari del pomeriggio: indubbiamente dieci o vent’anni fa non sarebbero passati i messaggi di cambiamento di ruolo, di accettazione della diversità, eccetera. E adesso, in un modo in un altro, ci sono. Forse perché fa spettacolo, ma comunque ci sono.

Iscriviti alla newsletter