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Financial literacy: cos’è e perché è importante

di Luciano Canova - 31 ottobre 2018
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La financial literacy, ovvero l’alfabetizzazione finanziaria di una popolazione, consiste in tutte quelle conoscenze e competenze che servono a prendere decisioni consapevoli e informate per quanto riguarda la gestione del denaro. La definizione è semplice ma la pratica è fatta di tante scelte complesse, che vanno dalle nostre abitudini di consumo e spesa di tutti i giorni fino a pianificazioni di lungo periodo, come risparmiare per la pensione.

La situazione italiana

L’educazione finanziaria è un tema caldo di tutte le agende dei governi europei. Nella speciale classifica stilata da Standard & Poor’s, il nostro paese si assesta al sessantatreesimo posto, dietro Senegal, Benin, Togo e Madagascar.  Secondo il rapporto stilato dalla Consob nel 2016, ad esempio, solo il 40% delle famiglie italiane erano in grado di definire correttamente concetti-chiave per la tutela del proprio patrimonio, come quello di inflazione o di rapporto tra rischio e rendimento di un prodotto finanziario.

Le competenze di base per i consumatori

Il punto è che tutti parlano di e investono in education ma tendono a essere più vaghi quando si arriva all’accezione “finanziaria”. E il fatto è che, al di là della scuola, il tema riguarda le famiglie, vero e proprio agente formativo quando si parla di insegnare le competenze fondamentali per la gestione del denaro e dei risparmi, e riguarda anche tutti noi come consumatori, dal momento in cui ogni giorno prendiamo decisioni che comportano una comprensione di quali siano i diversi strumenti di pagamento e di come funzionino.

Non si richiedono competenze avanzate, ma alcuni ingredienti base che non possono mancare dal manuale del perfetto risparmiatore.

Sono essenzialmente cinque le competenze base dell’educazione finanziaria:


– imparare a gestire un budget, tenendo la contabilità delle proprie spese correnti e di quelle pianificate;

– strettamente connessa a questa competenza, c’è la comprensione del tasso di interesse; sapere dare, dunque, un peso corretto al futuro e comprendere la natura degli interessi composti, cioè quegli interessi che vengono calcolati più di una volta in un anno;

– una competenza centrale concerne la priorità del risparmio come elemento imprescindibile di una vita finanziaria sana;

– è utile poi trasmettere l’idea che il mercato del credito funzioni un po’ come le montagne russe. È la struttura stessa degli incentivi a far sì che sia difficile ottenere un prestito e che, una volta ottenuto, bisogna stare molto attenti perché è facile trovarsi nella posizione di non poterlo restituire;

– nell’era digitale, infine, serve la giusta attenzione alla gestione delle informazioni: la nostra identità finanziaria, cioè i nostri accessi a dati e operazioni sensibili, diventano facilmente vulnerabili senza la corretta consapevolezza.

Insomma, non serve uno chef dell’alta finanza ma più una sorta di “single da sopravvivenza”, che impari almeno come si cucina un piatto di pasta.

Un qualcosa di simile deve avvenire con il denaro: ciò di cui parliamo è una serie di elementi che aiutino a fare scelte di buon senso, in grado di trasformarci in cittadini attivi e autonomi nelle decisioni più rilevanti che riguardano il nostro denaro.

Luciano Canova

Luciano Canova

(1978), Laurea e Dottorato in Economia, si occupa di economia sperimentale. Collabora con lavoce.info, GliStatiGenerali, Infodatablog, IlSole24Ore. Responsabile scientifico del progetto AppyMeteo insieme ad Andrea Biancini, insegna economia sperimentale alla Scuola Enrico Mattei e collabora con diverse università. È il Prof. di Economia della Felicità sulla piattaforma Oilproject.org.

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