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Galateo della Rete: come rendere i social un posto migliore a partire da noi stessi

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Galateo della Rete: come rendere i social un posto migliore a partire da noi stessi

20 Giugno 2019
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Le parole hanno un potere enorme. Capita però che questo potere venga sottovalutato, o usato in maniera sbagliata. Si parla tanto di hate speech – ovvero quelle parole che esprimono offese, intolleranza – e delle sue conseguenze: progetti come Bullyctionary, dizionario online nato per sensibilizzare sul tema del cyberbullismo, pongono l’accento proprio sulle conseguenze che le nostre parole possono avere sugli altri. Per questo è importante capire che ognuno di noi può lavorare su sé stesso per scegliere di esprimersi in modo “non ostile”.
Ne abbiamo parlato con Tiziana Montalbano, Social Media e Marketing Manager di Parole O_Stili, associazione no-profit che ha l’obiettivo di responsabilizzare ed educare gli utenti della Rete a scegliere forme di comunicazione non violenta. Parole O_Stili ha anche stilato il Manifesto della comunicazione non ostile, ovvero “dieci princìpi di stile utili a migliorare lo stile e il comportamento di chi sta in Rete”.

Secondo lei, oggi, qual è il giusto modo di approcciarsi ai social? Hanno davvero una responsabilità nella diffusione dell’hate speech?

Partiamo dal presupposto che a generare l’odio non sono i social. L’odio nasce, cresce e si sviluppa da sempre con le stesse dinamiche. Con l’avvento dei social c’è stata solo un’amplificazione e un’esposizione maggiore alle comunicazioni violente, quindi la percezione è che l’odio sia stato generato da questi. Non sono però i social il problema ma il nostro modo di relazionarci online.

I social fanno parte delle nostre vite: dobbiamo ancora imparare a utilizzarli nella maniera corretta?

I social sono degli strumenti relativamente nuovi. Ormai li consideriamo parte integrante della nostra vita, ma non tutte le persone sono abbastanza digitalizzate da saperli usare nel modo corretto. Sono una risorsa enorme, perché ci offrono la possibilità di conoscere, scoprire ed informarci ma al contempo possono avere dei risvolti negativi. Stare online è un po’ come guidare una macchina: non è il mezzo ad essere pericoloso ma il nostro modo di guidarlo, senza regole tutto diventa più pericoloso.

Alla base di certi comportamenti, quindi, c’è anche una scarsa consapevolezza dell’uso dei social?

Certo. Il primo principio del nostro Manifesto è: “Virtuale è reale. Dico o scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona”. Un concetto che sembra scontato ma che non tutti comprendono appieno. I più giovani, i cosiddetti nativi digitali, riescono a cogliere meglio questa sfumatura e – in generale – hanno un atteggiamento più costruttivo.

Le fasce d’età più adulte invece tendono a separare completamente il mondo reale dal mondo virtuale, considerando quest’ultimo completamente ininfluente sulle nostre azioni e sui nostri sentimenti.  Chi tendenzialmente ha un atteggiamento e un linguaggio violento online considera il web una sorta di sfogatoio per la rabbia, ignorando che i linguaggi violenti possono ferire e condizionare le vite degli altri. Pensiamo, ad esempio, ai terribili casi di cyberbullismo o di revenge porn che sono anche sfociati in episodi tragici.

Quello che ci preme sottolineare però è che in questo non c’è forma di censura. Tutti noi dobbiamo continuare a esprimere le nostre idee liberamente, in una piazza pubblica come sono i social. Ovviamente nell’esprimere queste idee dobbiamo scegliere i modi egli stili giusti per farlo, ovvero quelli che non offendono, che non mettono in imbarazzo o in pericolo gli altri utenti della rete.

Quali sono i consigli pratici per chi vuole impegnarsi per rendere i social un posto migliore?

Abbiamo scritto il nostro Manifesto proprio per creare dei principi semplici che possano orientare il nostro comportamento. Riassumerei così:

– Prima di tutto, dobbiamo sempre pensare che dietro lo schermo ci sono delle persone reali, che hanno dei sentimenti. Dobbiamo cercare in qualche modo di rispettarli e non offenderli.

– Poi, cerchiamo di condividere foto, testi e immagini in modo responsabile: non diventiamo noi stessi un ingranaggio del sistema della disinformazione. Sappiamo che le fake news e la disinformazione non sono nate con i social, ma con i social si diffondono a una velocità molto più ampia.

– Teniamo conto delle parole che utilizziamo sui social, perché le parole ci rappresentano. Sono il nostro biglietto da visita e dobbiamo sempre dar conto di quello che scriviamo.

– In una chiave ancora più positiva e inclusiva, dobbiamo immaginare che le nostre stesse parole non solo ci servono per raccontarci e per esprimere la nostra opinione, ma ci servono per avvicinarci agli altri, per creare un ponte con gli altri componenti della rete.

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