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Palazzo Bonaparte: storia e 5 dettagli da non perdere di uno dei palazzi più belli di Roma

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Palazzo Bonaparte: storia e 5 dettagli da non perdere di uno dei palazzi più belli di Roma

di Veronica Rodenigo - 2 Agosto 2019
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Bonaparte. A tanta fama si lega il nome che porta il Palazzo affacciato su piazza Venezia a Roma, definendone l’angolo con via del Corso. E se ancora oggi il richiamo onomastico campeggia a lettere dorate sull’altana che ne domina il tetto (ovvero la struttura situata nella parte più elevata dell’immobile), offrendo uno sguardo a 360 gradi sulla Capitale, è perché nella lunga storia di questo edificio lasciò una traccia emblematica Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone Bonaparte. Fu lei ad acquistarlo nel 1818 per trasformarlo in sua dimora e lì rimase fino alla morte, nel 1836. Già solo l’intreccio storico e biografico di questa illustre presenza a Roma, ricordata anche dai versi del poeta Gioachino Belli (che proprio nel 1835 nel sonetto “Madama Lettizzia” ne fa un impietoso ritratto) meriterebbe un capitolo a parte. Se così facessimo trascureremmo però altre tappe fondamentali per un luogo che oggi diventa accessibile al pubblico con una nuova funzione e poiché riappropriarsi di un Palazzo significa anche conoscerne le alterne vicende, cercheremo di riassumerle in breve.

Una storia lunga oltre tre secoli 

I lavori per la costruzione dell’edificio su progetto dell’architetto Giovanni Antonio De Rossi per la famiglia D’Aste iniziarono nel 1657. De Rossi si trova ad operare su di un lotto piuttosto stretto ma non rinuncia all’impostazione monumentale che si richiede ad un palazzo signorile né a ricavare un cortile interno sul lato di vicolo Doria che dona luminosità e respiro all’intero complesso. La proprietà passa poi nel 1760 ai Rinuccini e nel 1818 alla Bonaparte ossia a Madame Mère, come ella stessa amava firmarsi. Le nove stanze del piano nobile divengono così i suoi appartamenti e anche dopo la sua morte il Palazzo rimane agli eredi sino al 1905 quando viene acquistato dal marchese Misciattelli. Ultima tappa è il 1972. INA Assitalia, società assicurativa del Gruppo Generali, rileva l’immobile e provvede ad un complessivo restauro che consentirà al Palazzo anche di ospitare fino al 2014 la sede romana del Corriere della Sera

Uno sguardo al presente e verso il futuro

Dopo un secondo importante intervento di restauro portato a termine dal Gruppo Generali, il progetto Generali Valore Cultura restituisce ora il Palazzo alla comunità, trasformato in un nuovo polo di arte e cultura. Una restituzione celebrata con un’apertura gratuita il 9 luglio scorso e che ha richiamato oltre 2000 visitatori. Le future destinazioni d’uso? Il piano nobile, grazie alla partnership con la società Arthemisia, accoglierà grandi mostre: dal 6 ottobre sono attesi difatti gli “Impressionisti segreti” con prestiti eccezionali da collezioni private. Il secondo e terzo piano verranno invece dati in locazione. 

Cinque cose da non perdere a Palazzo 

Ogni edificio storico conserva stratificazioni e cambiamenti a volte leggibili, altre un po’ più difficili da ricostruire. Palazzo Bonaparte, non può dirsi immune da queste dinamiche. Nell’originaria facciata disegnata del De Rossi, ad esempio, sopra un più imponente portale d’ingresso, c’era una balconata; il balconcino angolare verde, che nella tradizione romana viene detto “mignano” e l’altana vennero sicuramente aggiunti più tardi. Anche la pavimentazione e le decorazioni interne di stile neoclassico, subirono lievi modifiche, alcune della quali proprio dovute alla volontà di Madame Mère. Visitare il Palazzo alla ricerca delle tracce di quest’ultime potrebbe essere una fra le chiavi di lettura ma ad ognuno di noi spetta trovarne una tutta soggettiva. Seguendo questo approccio possiamo solo quindi suggerire poche tappe sulle quali soffermarsi al piano nobile del Palazzo.

1 – Napoleone Bonaparte nelle vesti di Marte Pacificatore

È il monumentale gesso di Antonio Canova che ci accoglie una volta varcata la soglia della prima sala e di cui esistono la versione marmorea (Apsley House, Wellington Collection, Londra) e bronzea (Palazzo di Brera, Milano).

 2 – Il celebre balconcino verde

In posizione angolare tra via del Corso e la piazza e totalmente chiuso da persiane, consentiva di osservare la vita al di fuori senza essere visti. Il suo interno, decorato con un motivo a grottesche in cui s’alternano putti, frutti, strumenti musicali è percorso da una panca in legno. L’anziana madre dell’Imperatore amava sostare a lungo in questo intimo ambiente e anche quando perse la vista non vi rinunciò, facendosi raccontare quanto accadeva nella piazza sottostante. 

 3 – La cappella gentilizia

Accade in molti palazzi di imbattersi in questi piccoli spazi di raccoglimento quasi d’improvviso e per caso. Avendo perso spesso poi i pochi elementi liturgici non sempre li riconosciamo come tali. Al visitatore di Palazzo Bonaparte spetta il compito d’indagare anche se qui qualche indizio gioca a favore.

 4 – La sala dei ricevimenti

È tra le nove stanze del piano quella più riccamente decorata con figure mitologiche e allegoriche del mondo classico. Ognuno può soffermarsi nel riconoscere scene e soggetti o rimanere pensoso davanti a una figura che sembra un San Giorgio a cavallo in procinto di scagliare la lancia ma non contro un drago bensì contro un cane a tre teste, Cerbero.

5 – L’altana e il terrazzo

Sono un punto d’osservazione unico sulla città: di fronte, il Vittoriano, alle spalle e ai lati la Capitale nella sua interezza. Poter offrire il privilegio una simile prospettiva è forse la tappa finale e ideale per un luogo precluso al pubblico per molto tempo e per la sua definitiva riappropriazione.

Veronica Rodenigo

Veronica Rodenigo

Veronica Rodenigo si laurea nel 2002 in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico all’Università degli Studi di Trieste. Dopo un master in Art and Culture Management al Mart di Rovereto e uno stage presso “Il Giornale dell’Arte” (Società Editrice Umberto Allemandi, Torino) alterna didattica a collaborazioni nell'ambito dell'editoria e della comunicazione. Ha lavorato con Fondazione Querini Stampalia, Università IUAV, Wolters Kluwer Italia. Attualmente svolge attività giornalistica per la stampa specializzata. Per "Il Giornale dell'Architettura" di cui è membro del comitato di redazione, segue fiere di settore e format speciali. È corrispondente de "Il Giornale dell’Arte" e curatore dell'allegato “Vedere a Venezia”.

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